La scienza dei sistemi complessi spiega perché la democrazia sta morendo

Un team di matematici, fisici, filosofi e psicologi sostiene che la teoria dei sistemi complessi possa offrire una soluzione al declino delle democrazie.

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dic 14 2018, 12:09pm

Immagine: Shutterstock; Composizione: Motherboard

Probabilmente arrivati a questo punto non c'è neanche bisogno di ribadirlo: le istituzioni democratiche stanno vivendo un momento di crisi. L'ultimo decennio ha visto una tendenza che ha portato alla crescita del populismo di destra in tutto il mondo, da Donald Trump negli Stati Uniti e Jair Bolsonaro in Brasile all'ascesa dei regimi autocratici in Polonia e Ungheria. Questi sviluppi sono particolarmente preoccupanti quando si verificano in paesi retti da governi formalmente democratici, dal momento che la democrazia dovrebbe porsi proprio come baluardo contro questo tipo di estremismo politico.

Anche se i teorici della politica hanno considerato a lungo i governi democratici tra le forme più stabili di governo, una nuova ricerca di un team internazionale di esperti di teorie di sistemi complessi — che analizza come le democrazie stanno perdendo stabilità — mette in luce come la stessa stabilità dei governi democratici viene data per scontata. Come spiegato nel paper pubblicato questo mese sull'European Journal of Physics, un team internazionale di matematici, psicologi, politologi e filosofi si è concentrato su due caratteristiche dei sistemi sociali complessi — i feedback loop (o circoli di retroazione, ovvero quando un sistema dinamico tiene conto dei propri risultati per modificarsi) e la loro stabilità — per capire meglio perché le democrazie di tutto il mondo sono in difficoltà.

”I tempi sono cambiati,” ha spiegato in un comunicato Karoline Wiesner, matematica dell'Università di Bristol e autrice principale del nuovo studio. ”I cittadini che vivono in paesi democratici sono sempre meno soddisfatti dei propri governi, sempre più disposti ad abbandonare le istituzioni e le norme che sono state fondamentali per la democrazia e anche sempre più attratti da regimi alternativi, anche quelli autocratici.”

Quando i ricercatori hanno inserito il termine “threat to democracy” (”minaccia alla democrazia”) nel motore di ricerca Factiva hanno trovato poco più di 1.500 articoli che menzionano questa espressione pubblicati tra il 1970 e il 2010. In confronto, tra il 2010 e oggi, sono stati pubblicati più di 1.700 articoli contenenti la stessa espressione. Secondo i ricercatori, questo fattore indica che c'è una percezione pubblica piuttosto diffusa che le democrazie in tutto il mondo stanno facendo marcia indietro.

Quando la disuguaglianza economica tra i più ricchi e i più poveri di una società aumenta in modo drastico — come dopo il crollo finanziario del 2008 — anche la democrazia ne risente.

Nello studio vengono aggiunte anche altre misure oggettive a conferma di questa percezione. Il democracy index della Freedom House, ad esempio, misura la tenuta delle democrazie in tutto il mondo in base a un protocollo che tiene conto di elementi quali elezioni libere ed eque, stampa libera e libertà civili. Secondo Freedom House, quest'anno, il numero dei paesi che ha registrato un calo di questi marker democratici rispetto al numero di paesi che hanno rilevato un loro aumento è quasi doppio. In generale, si è trattato del dodicesimo anno consecutivo in cui l'organizzazione no-profit ha rilevato un declino globale della democrazia.

Ma quello che Wiesner e i suoi collaboratori vogliono comprendere sono i meccanismi socio-economici e politici che stanno guidando questo declino della democrazia.

La loro ricerca mostra come i feedback loop sono intimamente connessi alla salute delle istituzioni democratiche. Ad esempio, i ricercatori hanno scoperto che le disuguaglianze economiche e la salute di una democrazia sono strettamente connesse. Quando la disuguaglianza economica tra i più ricchi e i più poveri di una società aumenta in modo drastico — come dopo il crollo finanziario del 2008 — anche la democrazia ne risente.

”Questo perché la democrazia presuppone una fondamentale uguaglianza nelle capacità di influenza,” hanno scritto Wiesner e i suoi colleghi. ”Ma quando aumenta la disuguaglianza economica, crescono anche le differenze delle capacità di influenza sulle istituzioni. Chi dispone di grandi risorse finanziarie può influenzare con maggiore efficacia i cambiamenti istituzionali rispetto a chi non ne dispone. Un aumento improvviso nella disuguaglianza economica porta alla corrosione del rapporto tra le scelte degli elettori meno abbienti e i risultati istituzionali. Può anche portare a una situazione non democratica.”

Gli elettori polarizzati possono finire per credere che sia meglio lasciare decadere la democrazia piuttosto che vedere il proprio avversario salire al potere

Ma non sono solo i fattori economici che contribuiscono all'erosione della democrazia. I ricercatori hanno anche rilevato come una popolazione divisa da opinioni troppo contrastanti può destabilizzare una democrazia in salute. Inoltre, gli effetti negativi di questo meccanismo vengono aggravati dalla radicalizzazione e dalla polarizzazione. La radicalizzazione può caratterizzarsi attraverso azioni politiche che piegano o infrangono norme di lunga data, la polarizzazione, invece, può essere identificata come il tradimento della fiducia collettiva. In altre parole, la polarizzazione può portare a leader autocratici perché gli elettori polarizzati possono finire per credere che sia meglio lasciare decadere la democrazia piuttosto che vedere il proprio avversario salire al potere.

I ricercatori attribuiscono parte della responsabilità di questi processi alle organizzazioni giornalistiche in paesi come gli Stati Uniti, dove i media sono meno regolamentati rispetto, ad esempio, alla Russia.

”Talk radio e Fox News hanno a lungo soddisfatto la richiesta di un pubblico conservatore affamato di informazioni e punti di vista che confermano le sue convinzioni,” scrivono i ricercatori. ”Questo crea un feedback loop alimentato da esigenze commerciali che legano i media ai suoi ascoltatori. Infatti, questi e il loro pubblico hanno creato un intero universo mitologico in cui, ad esempio, Barack Obama stava collaborando con gli internazionalisti per togliere le armi ai conservatori.”

Inoltre, i ricercatori hanno osservato come l'antagonismo tra le parti politiche e ”la necessità di sostenere o ostacolare gli obiettivi politici” creano anche dei feedback loop tra i media e gli attori politici. Lo studio cita il cambiamento climatico, che è diventato una ”bandiera dell'identità di parte politica grazie alla combinazione di media conservatori e think tank pseudo-scientifici” come un ottimo esempio di questo tipo di feedback loop.

Infine, i ricercatori hanno scoperto che l'erosione delle norme sociali più condivise può anche contribuire in modo significativo alla crisi di una democrazia e che oggi questo meccanismo è alimentato in gran parte dai social media.

”I punti di vista più estremisti possono entrare nel mainstream quando sono legittimati dall'approvazione della maggioranza reale o presunta che sia,” ha spiegato in un comunicato Stephan Lewandowsky, scienziato cognitivo dell'Università di Bristol. ”Il fatto che qualsiasi opinione, per quanto assurda, possa essere condivisa da almeno una parte degli oltre un miliardo di utenti di Facebook in tutto il mondo dà l'opportunità per fare emergere un falso effetto di consenso riguardo a qualsiasi opinione marginale, perché il segnale sociale è distorto dall'interconnessione globale.”

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Il ruolo svolto dai social media nel crollo della democrazia è aggravato dal fatto che gli attori politici possono utilizzare l'enorme quantità di dati disponibili che riguardano gli utenti per creare messaggi mirati che sfruttano le paure o le opinioni specifiche dei singoli elettori. In effetti, come è noto, Cambridge Analytica ha venduto i dati degli utenti di Facebook che sono stati usati per creare campagne politiche per influenzare le elezioni negli Stati Uniti e la ”Brexit” nel Regno Unito.

”Una caratteristica stabilizzatrice di un sistema democratico — lo scambio di opinioni — viene danneggiata quando questa possibilità di coinvolgimento e dibattito viene distrutta perché i messaggi vengono diffusi in segreto, prendendo di mira gli individui in base alla loro personale vulnerabilità alla persuasione, senza che l'avversario possa confutare nessuno di questi argomenti,” ha aggiunto Wesner. ”Questo genere di influenze dei social media sul discorso pubblico mostrano come le democrazie possano essere vulnerabili in modi contro i quali le strutture istituzionali e le tradizioni storiche offrono ben poca protezione.”

Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.