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Come comprare una protesta su eBay

L'ultimo progetto del collettivo artistico IOCOSE ti permette di appaltare le proteste in outsourcing.

IOCOSE è uno dei nostri collettivi artistici preferiti. Formato da Matteo Cremonesi, Filippo Cuttica, Davide Prati e Paolo Ruffino — che vivono tra Brescia, Londra e Berlino — opera nel campo dell'arte digitale dal 2006 con un occhio sempre attento e provocatorio rispetto allo sviluppo culturale e tecnologico. Ne avevamo parlato a proposito di Streaming Egoes, un'analisi sull'identità digitale di sei paesi europei, di Drone Memorial, una riflessione sul futuro dei dispositivi bellici, e di NoTube Contest, un concorso per trovare il video più inutile di YouTube. Il loro ultimo progetto, Instant Protest, è inserito in una mostra digitale ospitata su ebay, #exstrange, e indaga le dinamiche del capitalismo 2.0. 

La narrativa del presente e del futuro, nell'estetica di IOCOSE, non è né utopica né distopica: la realtà è e continuerà a essere molteplice, nei suoi aspetti positivi e negativi. Instant Protest, infatti, nasce da una riflessione attualissima sulla post-verità del mondo digitale e sulle dinamiche geopolitiche sottintese ai meccanismi economici che lo riguardano. Cosa succede se si propone a un gruppo di ragazzini di un paese in via di sviluppo di organizzare una protesta per la campagna #Freethenipple in cambio di soldi? Succede che lo faranno, a prescindere dall'effettiva devozione alla causa. Ne abbiamo parlato con Matteo Cremonesi, membro del collettivo.

Motherboard: Ci presenteresti il progetto?

Matteo Cremonesi: Instant Protest è un servizio online offerto da IOCOSE per vendere proteste customizzate. Dalla apposita inserzione su eBay si possono comprare immagini di persone che protestano per strada, in vari luoghi del mondo, al prezzo di 10 dollari l'una. L'acquirente può indicare liberamente lo slogan che vuole venga scritto sui cartelli di chi protesta. IOCOSE si occupa di commissionare le proteste tramite crowdsourcing (su piattaforme come MicroWorkers), ingaggiando online gruppi di lavoratori ai quali viene richiesto di organizzare dimostrazioni di gruppo incentrate attorno allo slogan, e di scattare foto di queste manifestazioni. 

Immagine: screenshot via ebay

Il prodotto finale è quindi un'immagine digitale che documenta una protesta che si realizza su scala globale. L'occasione per la realizzazione è stata fornita dalla mostra #exstrange: un evento online curato da Marialaura Ghidini e Rebekah Modrak che sfrutta eBay come piattaforma per creare un evento artistico. Gli artisti sono stati invitati a realizzare opere pensate per essere messe all'asta su quella piattaforma commerciale, in una sorta di intervento e commento alle forme del capitalismo digitale.

E  qual è il messaggio che volete trasmettere con questo lavoro?

In un periodo storico in cui la percezione e la definizione stessa di ciò che è reale è in continua trasformazione, IOCOSE intende offrire un servizio per commissionare immagini reali di persone reali che organizzano vere proteste. Se la percezione di ciò che è vero è sempre più discutibile e verificare l'attendibilità delle notizie e la loro aderenza a fatti realmente accaduti è sempre più complesso, Instant Protest dà la possibilità di dare vita a fatti veri che possano essere usati per manipolare il racconto e la percezione della realtà.

Questo lavoro è parte di una ricerca artistica che portiamo avanti da qualche anno, a partire da 'A Crowded Apocalypse' realizzato nel 2012: una collezione di foto generate da lavoratori online che mettono in scena lo sviluppo di un movimento di protesta contro teorie complottistiche generate a loro volta da altri lavoratori online. Nel 2013 abbiamo realizzato anche How to Make Bomb una playlist di brevissimi video commissionati tramite crowdsourcing: video completamente innocui se visti singolarmente, ma che in sequenza forniscono le istruzioni per creare un esplosivo con materiali domestici.

Da 'A Crowded Apocalypse'. Immagine via: iocose.org.

Non c'è anche una componente paradossale, dal punto di vista geopolitico, in un gruppo di ragazzini probabilmente poveri che protestano per #freethenipple?

Sì c'è, ed è sicuramente una componente del lavoro. In parte la cosa è dovuta alla natura del crowdsourcing e delle piattaforme che usiamo per questo progetto, in particolar modo MicroWorkers. In sostanza queste forme di crowdsourcing non fanno altro che replicare, e in realtà estremizzare, le dinamiche tipiche dell'outsourcing. 

Spesso a questi annunci rispondono persone per le quali vale la pena spendere un po' di tempo per guadagnare 3$, per dire. E questo si traduce in una bacino di utenti che viene sostanzialmente da Sud Est Asiatico, Est Europa e Africa. Si tratta di un elemento di cui ci eravamo accorti già con "A Crowded Apocalypse". Se è vero che la percezione di temi politici è piuttosto globale oggi, vedasi quanto parliamo di Trump e simili, allo stesso tempo questioni più locali, o legate a una cultura specifica, cozzano fortemente se inserite in un contesto totalmente altro. Free the nipple ne è un esempio.

Avete un'idea di chi siano gli acquirenti?

Abbiamo un'idea su alcuni, più vaga su altri. Per forza di cose ci abbiamo dialogato un minimo, perché ad ognuno dovevamo chiedere di indicare lo slogan che voleva commissionare.  Nella prima fase gli acquirenti sono stati spesso persone in qualche modo raggiunte tramite la mostra #exstrange. Alcuni erano artisti o curatori, legati al mondo dell'arte, altri hanno detto che hanno acquistato l'immagine per fare un regalo. Comunque, visto che il progetto è andato bene, abbiamo mantenuto l'inserzione attiva anche dopo la fine della mostra.