Il folle progetto di 'Bitcointopia': il futuro regno delle criptovalute

Ispirata al progetto incompiuto di Epcot, la città utopistica sarà guidata dalla blockchain. Abbiamo chiesto qualche spiegazione in più ai suoi fondatori.

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25 giugno 2018, 10:31am

Image via bitcointopia.org

Se digiti “Elko County” su Google Maps, ti apparirà una fetta squadrata di landa desolata che si trova sotto l’Idaho e a Ovest di Salt Lake City, Utah. Se ingrandisci l’immagine, vedrai distese di deserto arido e montagne innevate. Se invece metti il nome di quest’area nella normale ricerca Google, ti imbatterai in qualche notizia sul posto, come il passaggio di un tornado, il traffico di droga e poco altro. Insomma, a Elko County non succede nulla di interessante ed è la quarta contea più estesa degli Stati Uniti d’America.

Eppure c’è un motivo se te ne sto parlando: Elko County, con i suo 1200 ettari di terreno, sta per trasformarsi in Bitcointopia, la capitale americana dei Bitcoin, un paese di cui potrai presto comprare una quota per mezzo Bitcoin (circa 2900 euro, ad oggi). O perlomeno, questo è quello che si augurano i fanatici di criptovalute che hanno comprato la terra con questo ambizioso scopo. Secondo una serie di articoli pubblicati su Medium e intitolati “The Blockchainist Papers”, questo paese sarebbe costituito nel rispetto delle norme legali vigenti— il Treason Act del 1495 permetterebbe di separarsi dall’America in determinate condizioni—e avrebbe inizialmente circa 30-45 cittadini residenti.

Per quanto questa prospettiva possa sembrare solo frutto dell’immaginazione di qualche giovane bianco coi rasta dopo che ha guardato troppo Wild Wild Country, basta visitare il sito ufficiale per rendersi conto della serietà della faccenda. Hai mai provato a immaginare come sarebbe una Disneyland per hackers se fosse stata creata da Elon Musk? No, in realtà nemmeno io, ma per fortuna c’è questo sito che lo fa per noi.

Non è certo la prima volta che un gruppo di persone tenta di dare vita al proprio paradiso ultraliberale e a una comunità autosufficiente e basata esclusivamente sulla criptovaluta. Pochi mesi fa, ad esempio, alcuni facoltosi critpoamici si sono trasferiti a Porto Rico per creare la propria realtà utopistica all’interno di un ex museo per bambini. Prima di loro, era stata la volta di Liberland che ancora oggi resiste sulla riva di un fiume tra Serbia e Croazia. E prima di Liberland, c’era stato il caso di Bitnation in Antartide, dove un’autrice di VICE aveva preso la cittadinanza nel 2016. Nessuno di questi progetti si è mai trasformato in qualcosa di più di un piccolo gruppo di uomini americani esaltati—perché principalmente sono loro—trasferitisi in zone remote del globo.

Ma allora che cos’ha Bitcointopia di diverso da tutti gli altri progetti? E perché così tante persone sono affascinate dall’idea di creare queste mini-nazioni basate sulla blockchain? Almeno una di queste iniziative riuscirà mai a decollare? Per rispondere a queste domande, ho parlato con i fondatori di Bitcointopia, Morgan Rockwell e Chris Rice.

In senso orario da sinistra: CEO Morgan Rockwell, CMO Chris Rice, COO Brian Jung e Chief Housing Officer Matthew Sheldon

VICE: Partiamo dalle basi. Che cos’è Bitcointopia e da dove viene l’idea?
Morgan Rockwell: È iniziato tutto qui a Las Vegas, dove stavo cercando di fare pressione per inserire i Bitcoin nei casinò. Ci sono già molti posti in Nevada che sfruttano i Bitcoin per fare in modo che i turisti scommettano sempre di più. Non hanno ancora raggiunto i livelli delle slot-machine, ma ci sono circa 50 “bancomat di Bitcoin” nei pressi di Las Vegas Strip. In origine, Bitcointopia era il nome di una struttura che volevo aprire in Nevada per spingere ancora di più l’utilizzo dei Bitcoin in città, ma era un processo molto lento—[Las Vegas] è una città vecchio stile dove alla gente non interessa nulla di internet.

Così, lo scorso anno, ho deciso di concentrarmi sulla costruzione di questa nuova città, forse dopo essermi convinto che probabilmente Las Vegas non diventerà mai una città da Bitcoin. Volevo riunire una comunità in un posto dove potessero governare i Bitcoin, invece di questi vecchi mafiosi. In poche parole, Bitcointopia è nata da questa città che amo, ma che semplicemente non riesce a stare al passo coi tempi.

Anche Walt Disney aveva iniziato a progettare una città del futuro che si chiamava EPCOT. Anche Bitcointopia si basa sullo stesso concetto, giusto?
Sì, io vengo da San Diego, quindi sono stato spesso a Disneyland da piccolo. EPCOT ha sicuramente influenzato la mia visione di futuro, e il mio sogno di una città iper-tecnologica. Mi piaceva l’idea che ci fosse una comunità sperimentale—come nel film Tomorrowland—in cui sognatori e visionari vivono nello stesso posto. Quando ero adolescente, questa era l’idea che avevo di Las Vegas. Dopo averci vissuto per anni, sono rimasto molto deluso dal risultato.

Quello che mi interessa è come è progettata la città circolare pensata da Walt Disney all’interno di EPCOT, con l’hotel nel centro e gli appartamenti tutto intorno, a forma di ruota. Credo in questo tipo di design innovativo, molto lontano dalla struttura a griglia che siamo abituati a vedere nelle città americane, e penso che la comunità dei Bitcoin sia piena di persone creative come Walt Disney.

Un obiettivo molto ambizioso. E le materie prime? La forza lavoro? Come pensate di fare?
La visione è una cosa, ma per parafrasare Walt, puoi immaginare, disegnare e sognare, ma per fare le cose vere ci vogliono le persone. Così ho cercato le persone giuste per coordinare il progetto. Io e Matthew [il mio socio in affari] stiamo stabilendo il budget da destinare per gli operai locali di Elko County che si occuperanno della costruzione, perché ci sono moltissimi lavoratori disoccupati.

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Stiamo costruendo passo dopo passo. Ora, i fondi vengono dalle nostre tasche, dai profitti della vendita del terreno e da investimenti di altri, ma in futuro vorremmo coinvolgere aziende tech come Amazon, Google e Tesla che potrebbero essere interessate a dare visibilità ai loro prodotti all’interno di Bitcointopia. Possono venire qui, in una terra libera, a testare i prototipi e sviluppare nuovi progetti senza che ci sia un’amministrazione locale che impone le sue regole. Non sarà semplice, ma speriamo che una volta costruita, le aziende si uniranno a noi.

Negli ultimi tempi sono nate diverse cripto-community, come Liberland e Bitnation. Com’è nata questa tendenza?
Penso che ci sia una forte necessità di correggere i sistemi legali e politici che oggi governano i paesi in cui viviamo, e la gente è fortemente motivata a farlo. Uno degli obiettivi del nostro progetto è spronare il governo americano ad agire, a migliorare a livello di tecnologia, design e sistema legale. Moltissime persone nel mondo sono stanche, io sono un patriota e voglio che il mio paese migliori. La Federal Reserve potrebbe crollare da un momento all’altro, e il dollaro di conseguenza—preferirei essere dentro a Tomorrowland.

Utopia è una parola grossa, ma non vogliamo vivere in un mondo dove ci facciamo la guerra per l’acqua. Per me i Bitcoin sono una sorta di protezione. In questo mondo, partendo dalla Blockchain saranno le persone a scrivere le regole per guidare il governo, e non il governo a scrivere le regole per guidare le persone. Il tutto comodamente online dal cellulare.

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I piani per ogni fase di costruzione di Bitcointopia.

Cosa differenzia Bitcointopia dalle altre comunità ultraliberali?
Chris Rice: Credo il fatto che siamo molto focalizzati sulla tecnologia. Morgan ha creato il “Bit Congress”, un sistema di voto basato sulla blockchain che decentralizza il governo per fare in modo che Bitcointopia possa stabilire gli standard di utilizzo della criptovaluta. Molte comunità stanno cercando di isolarsi, ma noi non vogliamo chiuderci al mondo. Vogliamo che sia una città aperta, che le persone possano venire a visitarla.

Sul sito, c’è una parte dove parlate di una forza di polizia composta da droni, e la cosa mi interessa molto. Mi raccontate qualcosa in più?
Morgan: Conosci la società Knightscope? Si occupa di sicurezza e produce questi droni-poliziotti tipo R2D2. La missione non è sostituire gli essere umani, ma fornire loro degli strumenti che rendano il lavoro più sicuro. Il dibattito si è acceso di recente sui poliziotti che uccidono innocenti e non svolgono le proprie mansioni correttamente. Credo che se ci fossero questi droni in città, scoraggerebbero la criminalità. La polizia può fare degli errori, ma le macchine possono sorvegliare il tutto, riducendo gli episodi di violenza e il rischio di sacrificare vite umane.

Ovviamente queste tecnologie vanno testate. Non sappiamo che impatto avrebbero sulle persone, quanto sarebbero efficienti. Il motivo per cui vorrei utilizzare dei droni-poliziotti non è ridurre l’interazione umana, ma dimostrare che potrebbe esserci un modo più semplice per fare rispettare le regole. Mi assicurerò sempre che le macchine non possano ucciderci o darci ordini, perché deve rimanere una sovranità umana. Sto cercando di trovare il giusto equilibrio e per farlo utilizzerò la città come una sorta di piastra di Petri.

Quindi Bitcointopia è una sorta di modello per una società più ampia in futuro?
Sì, e penso fosse questo lo scopo anche di EPCOT—un prototipo sperimentale. Le città moderne rimangono incastrate in un complicato sistema di leggi, e fanno fatica ad adattarsi al cambiamento, che sia una nuova forma di governo, una nuova valuta o un nuovo mezzo di trasporto. Ci sono moltissime tecnologie all’avanguardia che non vengono ancora utilizzate negli ospedali perché costa troppo e non vogliono investire nelle novità.

Possiamo parlare del vostro piano di separarvi dall’America?
Chris: È un’idea. Per ora non è il nostro focus, ma abbiamo in mente dei piani.
Morgan: Sono cresciuto in un ambiente militare, mio padre era in Marina, e insegno personalmente all’esercito americano che cosa sono i bitcoin. L’esercito americano considera ogni possibilità. Ho parlato loro della guerra del 2050, di droni creati con la stampa 3D, macchine di bitcoin, città potenti e indipendenti. Ora, se qualcosa del genere dovesse mai accadere, l’esercito sarà preparato. Non vogliono che sia la politica a decidere del loro futuro. Tecnologia, soldi e Bitcoin hanno il potenziale per guidare il paese. Non saranno più solo i 435 rappresentanti del popolo che siedono al Congresso a prendere le decisioni, ognuno di noi potrà diventare rappresentante di se stesso attraverso internet.

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Per questo sono convinto che in futuro, se il governo non dovesse soddisfarci, come cittadini americani abbiamo il diritto di fare qualcosa, abbiamo la costituzione e l’Articolo 5 che ci autorizza a sciogliere un governo disfunzionale per formarne uno nuovo. L’abbiamo già fatto due volte nella storia degli Stati Uniti d’America. Dobbiamo preparare il sistema legale odierno a una radicale trasformazione, nulla rimane invariato per sempre.

Come si svolgerebbe una giornata tipo a Bitcointopia?
Se sei mai stato alla Silicon Valley, è già molto diverso rispetto al resto del paese. Mentre passeggi tra i palazzi iper-tecnologici di Facebook, Google e Apple, già ti rendi conto che qui è un altro mondo. A Bitcointopia dovremo trovare il giusto equilibrio tra tecnologia avanzata e vita quotidiana, ma farlo costruendo una città da zero sarà davvero difficile. Sarà come vivere allo stesso tempo nel west più selvaggio e in una città estremamente tecnologica come Palo Alto.

Mi piacerebbe vedere i giovani, la generazione più tecnologica, lavorare al progetto. Se riuscissimo a trovare un gruppo di operai e a farli interagire con le persone che si occupano di sviluppo di nuove tecnologie potremmo davvero creare qualcosa di straordinario, potrebbe essere la nuova frontiera del progresso americano. Si potrebbero paragonare ai San Francisco 49ers, alla criminalità organizzata che ha messo in piedi Las Vegas negli anni 40, o agli uomini del petrolio che hanno dato vita alla città di Austin, serve sempre chi pensa e chi lavora. Voglio che questo accada di nuovo, nono possiamo rimanere qui a guardare una città andare verso il suo declino, sperando che cambi qualcosa. È ora di ricominciare con qualcosa di innovativo, ecco perché Bitcointopia è un’idea straordinaria e grande fonte di ispirazione.

Questo articolo è apparso originariamente su VICE UK.