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Evviva, siamo il paese più taggato su Instagram

Siamo all'avanguardia nelle cose più impensabili. La cosa vi sorprende?

Giulia Trincardi

Giulia Trincardi

Immagine: via

È sempre spiacevole ripeterlo, ma l'Italia non è proprio la stella più luminosa nel cielo dei paesi all'avanguardia in fatto di tecnologia. Né per sviluppo, né per rapporti. Lo sappiamo. Ci sono sì piccole realtà degne di nota, ma continuiamo per qualche ragione a scavarci fossati tutto intorno, palate di cazzate dopo palate di cazzate. È più forte di noi.

Ma bando alle facce contrite e rattristate, oggi, perché l'Italia ha raggiunto un primato non da poco ed è giusto festeggiare: siamo ufficialmente il paese più taggato su Instagram. O almeno il primo dei dodici che sono stati presi in considerazione da MonItaly, uno strumento che monitora siti, per trarre conclusioni sull'Italia di un certo evidente spessore, in nome del nation branding, una teoria a cui arriveremo tra poco.

Gongoliamo un altro po' in questo bagno di gloria, prima.

MonItaly ha per prima cosa selezionato dodici paesi "strategici" (Brasile, Francia, USA, Italia, Giappone, Russia, Canada, UK, Cina, India, Spagna, Germania) e le dodici lingue relative; ha poi incrociato le traduzioni di ognuno dei nomi dei paesi in ognuna delle lingue (ad esempio: Italia, Italy, Италия, etc), e—abracadabra—ha scoperto che l'Italia smacca la concorrenza internazionale con ben 38.8 milioni di tag totali registrati su Instagram.

Chi dobbiamo ringraziare? L'entusiasmo dei tanti turisti o la vaga ridondanza dei cittadini italiani stessi, che amano usare gli hashtag come uno zoom satellitare che si allontana (#birra #portaGenova #Milano #Lombardia #Italia #Europa #PianetaTerra #SistemaSolare)? Sarà l'Expo? Sarà che lo spelling di Italia è facile in tutte le lingue?

Poco importa—siamo arrivati primi. Primi in una gara che ha apparentemente la stessa rilevanza di una in cui vince chi si allaccia le scarpe più velocemente, ma che cela in realtà—come preannunciavamo—una dinamica che vale la pena discutere: il nation branding. Per nation branding si intende quell'insieme di pratiche e risorse atte a costruire e modellare la reputazione di un paese, sulla base del principio per cui l'immagine che un paese dà di sé è importante tanto quello che produce ed esporta. Cosa significa? Che molti paesi occidentali e non—inclusi paesi in via di sviluppo—stanno attuando strategie di cosiddetto soft power nazionale per rendere maggiormente vendibile la propria immagine, ovvero un pacchetto ampio di tratti distintivi (magari anche stereotipici), un brand, e riuscire così a stimolare, tra le altre cose, investimenti esteri, turismo e commercio.

In altre parole, valutiamo e acquistiamo prima il brand del prodotto non solo quando si tratta di computer, scarpe e auto, ma anche di affari esteri.

MonItaly (che non sembra avere a disposizione un sito per il pubblico, per ora) si occupa esattamente di questo: analizza caterve di dati in svariate lingue per scoprire "quanto si parla dell'Italia, come se ne parla, chi ne parla, di cosa si parla" e offrire la banca di dati statistici su cui elaborare strategie di nation branding.

A questo punto, la gloria italiana su Instagram—di per sé vagamente futile—prende una sfumatura strana, che sembra un po' la versione da affari esteri del "pettinati e levati i piercing che andiamo in chiesa," o dell'angosciante popolarità al liceo, in cui però—e non è cosa da sottovalutare—i tag dei social network si rivelano più politici di quello che credevamo, finendo coinvolti addirittura nella definizione della reputazione italiana internazionale. In alto i calici.