Un viaggio tra le persone che dicono di essere allergiche al WiFi

Ho passato una giornata con chi soffre di "ipersensibilità elettromagnetica" — persone che dicono di stare male quando vengono esposte alle radiazioni elettromagnetiche.

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08 febbraio 2018, 7:00am

Immagine: Autore

Oggi stare tutto il giorno su internet, scomodi e stressati per quello che si legge, è parte della normalità. Ma esistono persone i cui livelli di stress superano il limite ancora prima di aver letto una sola parola, e per le quali è l'esistenza stessa di internet il problema. La loro condizione viene definita ipersensibilità elettromagnetica (EHS), e chi sostiene di soffrirne lamenta sintomi fisici dovuti all'esposizione ai campi elettromagnetici di router Wi-Fi, cellulari e televisori.

Nella comunità medica non tutti sono convinti che questa patologia esista davvero. Uno studio del 2007 dell'Università dell'Essex ha scoperto che i partecipanti dicevano di avvertire certi sintomi soltanto quando veniva detto loro di un telefono "acceso" nelle vicinanze. Quando non sapevano se l'antenna era attiva o meno, i segnali non sembravano avere effetti sulla loro salute.

Comunque, non si può ignorare il fatto che circa il 5 percento della popolazione del Regno Unito, per esempio, crede di essere affetta da EHS. Se ne parla anche nello spinoff di Breaking Bad, Better Call Saul, quando il fratello di Saul, Chuck, scappa di casa per proteggersi da tutti i segnali elettromagnetici circostanti. Per capire meglio di che si tratti ho contattato due donne affette da EHS, Nanny e Martine, che mi hanno invitato a trascorrere una giornata con loro nei bunker Wi-Fi-free in cui abitano.

Martine viene a prendermi alla stazione dei treni di Steensel, nel sud dell'Olanda. Non appena entra in macchina mi chiede educatamente di spegnere il telefono - oppure di metterlo in modalità aereo. Visto che non voglio farla sentire a disagio, acconsento.

Martine, sulla quarantina, lavorava nel dipartimento legale di una prestigiosa organizzazione per rifugiati di Amsterdam. Questo finché non ha iniziato a sentire l'esigenza di allontanarsi da quella che considerava un'overdose di Wi-Fi e radiazioni. "Ero completamente scoppiata," mi ha detto. "Ti sforzi di andare avanti, ma arriva il momento in cui qualcosa si rompe."

La cucina di Nanny è coperta di stagnola per proteggere casa dal Wi-Fi dei vicini. Entrambe mi hanno chiesto di non essere fotografate.

Martine dice di essere una dei pochi i cui sintomi sono stati riconosciuti dal governo olandese – anche se le autorità non hanno dichiarato ufficialmente che le radiazioni elettromagnetiche sono la vera causa del suo malessere. Oggi aiuta altre persone affette da EHS. Non è stato facile – molti ricercatori credono sia un problema psicologico, e alcuni specialisti ritengono sia la paura delle radiazioni a essere poco salutare. Martine rifiuta questo punto di vista, rimandandomi ad altri studi che proverebbero la pericolosità delle radiazioni.

Arriviamo da Martine - un'abitazione in legno costruita vicino a quella dei genitori. Suo padre, scienziato, dice di avere a sua volta l'EHS, e si considera un esperto nel bloccare le radiazioni. Un'amica di Martine, Nanny, è stata con lei alcuni giorni per prendersi una pausa dai campi elettromagnetici di casa. Gestisce il sito EHS Zichtbaar, che spera possa informare su quelli che reputa gli effetti poco salutari dell'onnipresente Wi-Fi. Il marito la aiuta, anche se la sua passione per i gadget spesso prende il sopravvento. "John ama il suo smartwatch," dice Nanny. "Ma mi fa stare così male che ha dovuto metterlo via, per ora." Nanny non odia la tecnologia, ma vorrebbe vedere il Wi-Fi rimpiazzato con qualcosa di più salutare.

"John ama il suo smartwatch," dice Nanny. "Ma mi fa stare così male che ha dovuto metterlo via, per ora."

Non esce mai senza indossare il suo caschetto protettivo, che sembra quello di un apicoltore. Ordinarlo è stato complicato, perché Nanny non può usare il computer o parlare al telefono senza poi stare male.

Mi invita a fare una camminata nei boschi dietro casa di Martine, e mi spiega perché crede che le radiazioni possano essere il nuovo amianto. "Molti credono che sia sicuro e testato, oppure non vogliono pensarci," spiega. "Succedono tante cose brutte nel mondo, e capisco perché uno preferisca non doversi preoccupare dell'inquinamento da radiazioni. Avere sempre paura non aiuta."

Nanny vive in un piccolo caravan in giardino per stare lontana dal suo contatore.

Nanny porta con sé un piccolo dispositivo per controllare il livello di radiazioni, e a pranzo lo tira fuori. Le lunghe antenne posizionate sul mio portatile mi mettono a disagio. "Do solo una controllatina,” mi dice nel tentativo di rassicurarmi. Per fortuna, è un falso allarme. Chiedo di testare il dispositivo personalmente, e Martine mi permette di prendere il telefono per qualche secondo. Quando disattivo la modalità aereo, vengo inondato di messaggi dal mondo esterno. Poco dopo il rilevatore inizia a squillare e lampeggiare. Imbarazzato, spengo il 4G e il rivelatore si zittisce. Pochi secondi dopo, lo riaccendo di nascosto per assicurarmi che non venga azionato manualmente da Nanny o da Martine. Ma proprio come prima squilla e lampeggia, rilevando il campo elettromagnetico.

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Nanny vive con la famiglia a Geldrop, a circa mezz'ora d’auto, ma quando rileva radiazioni eccessive va a stare da Martine. Mentre torniamo a casa sua penso a quanto possa essere spiacevole per Nanny lasciare la relativa sicurezza dei boschi per un ambiente che reputa dannoso. Percorriamo strade di campagna per rimanere il più lontano possibile dai ripetitori. "Cominci a vederli dappertutto," dice Martine.

Il marito di Nanny, John, le due figlie adolescenti, la suocera e il cane di famiglia sono lì per accoglierla. "Nanny, non sederti lì," la avverte la suocera quando entra in casa. "L'abbiamo misurato prima, è il punto peggiore della casa." Nanny mi mostra le pareti—intonacate con una vernice anti-radiazioni—e la cucina, ricoperta di stagnola per isolarla dal wi-fi dei vicini. Secondo Nanny non basta, perché "c'è un campo elettromagnetico nella scatola dei fusibili," così vive in una roulotte in giardino, pasti esclusi. "Subito sembrava di essere in vacanza; ora vorrei tornare in casa."

La linea di T-shirt creata da Nanny e il marito. Gli slogan recitano: "Want kids? Don’t fuck with your phone."

Il mondo di Nanny e Martine è affascinante, ma il mio mi manca molto di più. Poco prima di andarmene chiedo un commento alle figlie: "È stato bello avere il wifi per qualche giorno, ma alla fine è meglio avere la mamma."

Questo articolo è apparso originariamente su VICE Olanda.

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