Tutte le foto: per gentile concessione di Città della Scienza

Cosa sta succedendo alla Città della Scienza di Napoli

Era il "fiore all'occhiello" del Rinascimento Napoletano, ma a partire dall'incendio del 2013 è diventata un fantasma di se stessa.

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nov 23 2017, 11:37am

Tutte le foto: per gentile concessione di Città della Scienza

Ho sotto gli occhi un articolo di Repubblica dell’agosto 1995: a Napoli il sindaco è Antonio Bassolino e i grandi impianti industriali dell’Italsider di Bagnoli, nell’area ovest della città, si stanno buttando giù a forza di mine e rivendite di materiali in Cina. Al cronista del quotidiano il sindaco promette per Bagnoli un rinascimento post-industriale, "Un centro congressi con 5.000 posti, un grande parco, alberghi, un porticciolo turistico, insediamenti per la ricerca scientifica… Durata dei lavori: tre anni". Ne sono passati ventidue e niente di tutto questo è diventato realtà, salvo Città della Scienza.

Il polo della divulgazione scientifica e dell’innovazione, nato nel 1996 e completato nella sua configurazione finale nel 2003, è stato a lungo il "fiore all’occhiello" di quella breve stagione chiamata "Rinascimento napoletano". Visitata da presidenti e premi Nobel, e da circa mezzo milione di visitatori l’anno nella sua epoca d’oro, Città della Scienza realizzava il sogno di Vittorio Silvestrini, suo fondatore — fisico sui cui manuali ancora si formano generazioni di studenti universitari — che alla fine degli anni Ottanta ebbe l’idea di realizzare un polo simile a quello dell’Exploratorium nel porto di San Francisco e della Cité des Sciences di Parigi: un "museo vivo" della scienza e della tecnologia, modello poi replicato con fortuna in tutto il mondo (solo in Europa ce ne sono 220).

L’elegante operazione di riconversione urbanistica realizzata dagli architetti dello Studio Pica Ciamarra Associati, che recuperava le volumetrie della vecchia vetreria Lefevre, primo insediamento industriale risalente alla metà dell’Ottocento, vinse diversi premi d’architettura e concretizzava l’utopia di Silvestrini: una "industria della conoscenza" che potesse fungere da traino allo sviluppo culturale ed economico del sud. Exhibit d’avanguardia, mostre provenienti da tutto il mondo, un planetario, un’area per i più piccoli progettata da esperti di pedagogia di fama mondiale, contribuirono al successo europeo di Città della Scienza, modello esportato dalla stessa Fondazione IDIS — la fondazione privata che la gestisce — in mezzo mondo, dall’Africa al Medio Oriente fino in Cina.

Eppure, oggi Città della Scienza assomiglia più al passato di Bagnoli, quello delle lotte operaie nelle fabbriche, che al suo futuro turistico sempre promesso e mai realizzato: dal 21 ottobre i lavoratori hanno occupato la struttura e sono in mobilitazione permanente. I grandi pullman che ogni mattina sbarcano scolaresche in questo deserto post-industriale ora non si vedono più; quelle famiglie e quei turisti non informati della chiusura della struttura sono costretti a fare dietrofront.

L'incendio del 2013.

Cosa succede a Città della Scienza? La struttura, che dà lavoro a un centinaio di persone e ospita diverse start-up, ha una lunga storia di crisi cicliche, risalenti fin dai primi anni Duemila. Un modello di business legato alla tradizionale intermittenza dei fondi pubblici — statali e, soprattutto, regionali — ha da sempre minato il suo percorso. Tra il 2004 e il 2009 viene gestita direttamente dalla Regione Campania, attraverso una società in-house, sotto la giunta Bassolino. Silvestrini si dimette da presidente, in contrasto con le decisioni provenienti da Palazzo Santa Lucia, e l’amministratore delegato Vincenzo Lipardi, storico braccio destro di Silvestrini fin dagli inizi degli anni Novanta, lascia a sua volta per un’esperienza di dirigente al Comune di Napoli.

Un’esperienza, quella regionale, conclusasi con pesanti strascichi, con oltre 7,5 milioni di euro immessi per ripianare le perdite dell’ente, e con difficoltà finanziarie ereditate nel 2010 dalla Fondazione IDIS tornata nel pieno possesso della governance. Da allora, una crisi continua: nel 2011 i dipendenti sono costretti a congelare ben 8 mensilità arretrate tra il 2010 e il 2011, e nel 2012 a decurtarsi per un anno e mezzo il 10% della retribuzione. Sacrifici che non servono a ripianare i debiti, tanto che nel 2013 si chiede la cassa integrazione. Siamo alla fine di febbraio: il 4 marzo di quell’anno scoppia l’incendio.

Nell’inferno di fuoco che si riflette sulle acque del Golfo di Pozzuoli, non si salva nulla del science centre, tranne un paio di edifici adibiti a uffici e alla ristorazione. Silvestrini non demorde: “Possono bruciare le mura, non le idee”, dirà il giorno dopo. L’incendio, che i rilievi definiranno subito di natura dolosa (unico indagato è uno dei due custodi di turno quella sera, condannato in primo grado a sei anni), scuote le coscienze dei napoletani. Qualche giorno dopo oltre 10mila persone marciano su Bagnoli per chiedere l’immediata ricostruzione, e le donazioni raccolte superano il milione di euro. Segue la solidarietà dell’Europa, che dona mostre ed exhibit per riaprire fin da subito qualche area espositiva attrezzata alla bell’e meglio, e stanzia 39 milioni di fondi per la ricostruzione, al momento congelati.

Corporea, il museo interattivo del corpo umano.

Nel 2015 un risarcimento assicurativo di 15 milioni consente il ripianamento dei debiti pregressi e, soprattutto, il completamento dei nuovi edifici di Corporea, il museo interattivo del corpo umano, e del Planetario, previsti fin dal progetto originario, ma i cui cantieri erano stati bloccati nel 2010. Da marzo scorso, con l’apertura al pubblico dei nuovi spazi, i visitatori paganti sfiorano i 200.000. Eppure, da luglio gli stipendi si bloccano e la struttura entra in una nuova, profonda crisi.

Che è successo? Nessuno lo sa. I conti della Fondazione IDIS sono al vaglio della Regione Campania, dove è giunta una richiesta di commissariamento firmata dallo stesso presidente Silvestrini. Ne emerge un quadro debitorio dai contorni allarmanti: 15 milioni di euro secondo il governatore Vincenzo De Luca, anche di più secondo i conti fatti dai lavoratori in mobilitazione. Sulla vicenda indaga da tempo anche la magistratura contabile, per presunte irregolarità nei bilanci presentati alla Regione Campania. Ma a questo quadro si aggiunge anche una vera e propria lotta di potere ai vertici della Fondazione, per la successione dello stesso Silvestrini, oggi 84enne. A luglio, durante un CdA che avrebbe dovuto approvare il nuovo piano industriale, il vecchio sodalizio tra Silvestrini e Lipardi si rompe e quest’ultimo dà le dimissioni.

Luglio è anche il mese in cui il sindaco De Magistris decide di scendere a patti con il commissario voluto dal Governo per il nuovo piano di riqualificazione di Bagnoli. Tra le condizioni non negoziabili poste da De Magistris al suo assenso al nuovo piano c’è l’arretramento di Città della Scienza dal suo originario sito sulla spiaggia di Coroglio, per consentire il ripristino della linea di costa e restituire la spiaggia ai napoletani. Per Silvestrini si tratta di un duro colpo, che allunga sensibilmente i tempi della ricostruzione, perché il nuovo science centre andrà ricostruito altrove. Da qui la scelta di ricorrere al Tar contro il nuovo piano, che Lipardi non condivide. Dal suo punto di vista, il modello del science centre va sostituito con un polo dell’innovazione fatto di start-up e internazionalizzazione. Perciò, ha portato a termine l’operazione di Campania NewSteel, società controllata al 51% da Città della Scienza e al 49% dall’Università Federico II, a cui è stata affidata la gestione dell’incubatore di imprese.

Il nuovo planetario inaugurato a marzo.

Silvestrini, viceversa, resta legato allo spirito originario di Città della Scienza: a questo fine ha insistito per portare a termine una gara internazionale di progettazione architettonica vinta nel 2015 da un progetto d’avanguardia che dovrebbe fare della nuova Città della Scienza una realtà di primo piano a livello internazionale, in grado di attrarre oltre mezzo milione di visitatori l’anno, perno del nuovo progetto di riqualificazione dell’ex area industriale di Bagnoli.

I lavoratori restano sulle barricate. Ci sono borsisti e contrattisti, che portano avanti le attività di divulgazione scientifica, che non vedono soldi da gennaio. I dipendenti storici hanno aperto una pagina su Facebook, Città della Scienza Viva, e da lì conducono la loro personale operazione verità. Si attende ora il responso di Palazzo Santa Lucia sull’ipotesi commissariamento e quello della magistratura contabile (nei giorni sconti gli uffici amministrativi sono stati visitati dalle Fiamme gialle). Nell’attesa, Bagnoli è tornata a essere quella che raccontava il giornalista di Repubblica ventidue anni fa, con scheletri industriali ormai da tempo arrugginiti e “qualche modernissimo ufficio di cristallo” che assomiglia sempre più a una cattedrale nel deserto. “Mostro a due teste di un Mezzogiorno che non c’è più, e di un altro che ancora non c’è…”.

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