La tecnologia ci sta facendo impazzire

Dalla sindrome da scala mobile, alla vibrazione fantasma del cellulare: quando la tecnologia confonde i nostri sensi.

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17 dicembre 2014, 5:40pm

​Immagine: Shutterstock

L'altro giorno è successo qualcosa di strano. È stata una sensazione diffusa, quasi disorientante—chiamiamola sindrome da scala mobile—che mi ha portato a pensare come le cosidette tecnologie "da tutti i giorni" giochino coi nostri sensi, generando illusioni, allucinazioni e altre insidie fisiche.

Passeggiando al mio solito passo per una di quelle scale mobili orizzontali, di quelle usate per mantenere scorrevole il traffico dei pedoni nei terminal degli aeroporti, sono passato a fianco a persone che camminavano molto più lentamente di me, o stavano completamente ferme. Ho continuato la mia camminata, poi, d'improvviso, è successo: le mie gambe erano diventate improvvisamente leggerissime. La mia falcata incredibilmente estesa. Qualcosa non andava. Mi sembrava di coprire molto più terreno in meno tempo. La scala mobile, non era stata progettata per confondermi i sensi, ma in qualche modo lo stava facendo. 

Poi è successo di nuovo. 

Ero sul cemento, ma non mi sembrava di esserci. La sensazione spariva dopo un minuto o due e mi ha pure spaventato, visto che credevo che ci fosse qualcosa di sbagliato nella mia testa. Avevo addosso questa sensazione di non essere mai sceso dalla scala mobile. Mi ci ero fissato.

Questo forse è perché la sindrome da marciapiede mobile mi ha accompagnato per la durata di ogni volo, in cui avrei anche giurato che il mio telefono, ficcato nella tasca anteriore dei pantaloni, stesse vibrando. Ma come poteva? Era spento.

Falsi allarmi

La sindrome del cellulare fantasma, o come l'ha chiamata nel 2006 il The New York Times​"squillopatia", è ora baluardo dei problemi del 21esimo secolo. C'è qualcosa di così incredibilmente egoistico non solo nel credere che qualcuno ti stia per chiamare o per scrivere, ma anche nel sentirlo, anche se il tuo cellulare è spento.

Questi falsi allarmi sono diventati così comuni che ​il fenomeno ha letteralmente cambiato i nostri cervelli. Sono il risultato di una ​rilevazione di segnali contrastanti: quando senti una vibrazione fantasma, stai confondendo lo stimolo vero (il telefono che vibra) con l'assenza di uno stimolo (il telefono che non vibra; è nella tua tasca, fermo e silenzioso). ​Secondo uno studio del 2013, circa l'80 percento di noi ha provato almeno una volta questa sensazione.

"Tutte le percezioni arrivano da informazioni provenienti dal mondo esterno e atteggiamenti che abbiamo regolato in base alle nostre esperienze," ​scrive Tom Stafford della BBC. "Sentire una vibrazione fantasma del cellulare non è un qualche tipo di allucinazione patologica. Riflette semplicemente le capacità dei nostri sistemi percettivi che fanno del loro meglio per lavorare in un ambiente pieno di disturbi e di incertezze."

Quindi, forse la sindrome da telefono fantasma non è poi un affare così grosso dopo tutto. La cosa importante, invece, è che guardando il mio telefono, a prescindere dal fatto che ci sia una chiamata in arrivo, un messaggio, ​o che stia semplicemente giocando con le app, ci sono circa 25 chili che gravano sul mio collo.

Lo dice uno studio del 2014 del ​Dipartimento di Riabilitazione e Chirurgia di New York.

Il mio telefono ha un semplice sblocco su base biometrica. Ha uno scan dettagliato della mia impronta digitale del pollice destro, uno scan che ho dato io, volontariamente, quando ho comprato l'iPhone 5. Il mio telefono, ovvero Apple, sa chi sono. Davvero lo sa?

Premo per sbloccare. Niente; un "prova ancora" appare sullo schermo. Così provo ancora. Niente. A un certo punto mi viene quasi voglia di digitare la mia password a 4 cifre. Che schifo.

è il mio stupido telefono, e quando non mi riconosce, mi fa innervosire.

Potresti dire che è solo uno stupido telefono. Ma è il mio stupido telefono e quando non mi riconosce mi fa innervosire. Mi ha fatto del male obbligandomi a sbloccarlo manualmente? Assolutamente no. Ma è snervante quando le rilevazioni biometriche falliscono, quando il mio telefono non riconosce il mio pollice. Un grosso pezzo di plastica e vetro mi sta dicendo che una delle mie caratteristiche più personali non mi appartiene.

Cosa sta succedendo? Con l'Oculus e simili headset per la realtà virtuale che faticano ancora a diventare mainstream, gli spettri di queste tecnologie progettate non per sopraffare il mio senso di spazio, tempo e di me stesso, ma che stanno facendo proprio questo, sono effetti collaterali dell'era della "over-connessione"? Le scale mobili, la sindrome da cellulare fantasma, il collo da messaggiatore e i fallimenti biometrici sono le conseguenze inaspettate dell'essere assistiti in ogni singola faccenda? Qualunque cosa sia, è ciò che sta dando la carica a iniziative Kickstarter ​come il NoPhone e ​ai movimenti anti-tech.

Almeno per ora, sembra che i nostri sensi siano molto più facili da prendere in giro attraverso oggetti di tutti giorni—e spesso sono oggetti di cui non ci rendiamo neanche più conto—invece che avanguardismi come l'Oculus. Siamo tutti sulla scala mobile.