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Perché l'intelligenza artificiale ha bisogno di un corpo umano

Per avere dei robot identici agli uomini dobbiamo pensare a delle intelligenze artificiali calate in un corpo simile al nostro.

Per avere dei robot identici agli uomini dobbiamo pensare a delle intelligenze artificiali calate in un corpo simile al nostro.

Federico Nejrotti

Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell'intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.

Quello delle macchine che sostituiscono l'uomo è uno dei luoghi comuni più in voga nel dibattito sull'intelligenza artificiale, sopratutto quando si parla di situazioni di rischio dove un robot potrebbe permettere di non mettere a repentaglio una vita umana. I progressi dal punto di vista di informatico stanno facendo passi da gigante, ed è proprio per questo motivo che stiamo cominciando a porci interrogativi più complessi.

I ricercatori del Centro E. Piaggio di Pisa lavorano da tempo a SoftHand, un set di di mani robotiche capaci non solo di sostituire l'uomo in determinate operazioni, ma anche e sopratutto di interfacciarsi con il mondo esterno come se fossero umane, nel tentativo di colmare gli ovvi limiti di un approccio meccanico, come quello della macchina, paragonata all'esperienza mutevole degli esseri umani.