Ora a Roma puoi pagare il taxi in Bitcoin

Con i bitcoin potete acquistare minuscole piante carnivore, lecca-lecca al gusto pancetta, capre, nanosatelliti e, ora, anche una corsa in taxi a Roma.

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nov 18 2016, 11:27am

Immagine: Shutterstock

Ci sono un sacco di cose strane che puoi comprare con la moneta virtuale Bitcoin e non sto assolutamente parlando della droga nel darkweb: quella è l'acquisto meno originale di tutti, ormai.

No, con i bitcoin potete acquistare minuscole piante carnivore, lecca-lecca al gusto pancetta, capre, nanosatelliti e, ora, anche una corsa in taxi a Roma.

La Cooperativa Radio Taxi 3570, in collaborazione con l'azienda Chainside, ha appena lanciato una nuova modalità di pagamento per i suoi clienti a Roma. Il sistema implementato, chiamato Chainside a sua volta, permette ai viaggiatori di versare la somma dovuta in bitcoin, mentre il tassista riceve poi l'equivalente in euro.

Come ha spiegato a Motherboard per telefono Lorenzo Giustozzi, tra i responsabili del progetto, Chainside non è un progetto completamente nuovo: si tratta infatti di una rielaborazione di BitTaxi, una app che ha vinto il TaxiHack nel 2015—l'hackaton con cui IT Taxi e Codemotion hanno invitato le persone a hackerare la app del servizio (e i taxi stessi), per aiutarli in modo pratico e vagamente punk a innovare il servizio.

Al momento, il nuovo sistema di pagamento può essere selezionato quando si prenota una corsa dalla app o dal sito, ma, stando a quanto dichiarato da Loreno Bittarelli, presidente di URI—Unione Radiotaxi d'Italia—, sarà presto implementato "anche sui Pos a bordo delle autovetture."

I clienti principali saranno probabilmente i turisti, si legge di seguito nella dichiarazione di Bittarelli, perché all'estero il processo di integrazione della criptovaluta è già avviato; nel settore dei trasporti privati in particolare, poi, accettano già bitcoin sia i tassisti di Budapest, che gli autisti Uber in Argentina. Ad ogni modo, è facile supporre che l'operazione sia anche legata alla diatriba che ha imperversato nell'ultimo paio d'anni tra tassisti italiani e il colosso tech Uber.

A Milano, la vicenda si è conclusa a maggio 2015 con il blocco della app Uber Pop per decisione del tribunale. Il fatto che i tassisti abbiano prima attaccato e poi avuto la meglio sul servizio di car-sharing urbano, però, ha portato ad accuse di conservazionismo e di inadeguatezza del servizio rispetto ai rapidissimi sistemi di adattamento della sharing economy.

"Ciò che vogliamo trarre da questa iniziativa," ha dichiarato sempre Bittarelli, "è che non siamo così conservatori e contrari all'innovazione come veniamo descritti. Abbiamo sempre visto l'innovazione come uno stimolo alla crescita. Vogliamo mandare un segnale forte ai nostri competitori."