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sociologia

Fare sesso con polli morti e altre cose da scienziati

Perché crediamo che gli scienziati possano scoparsi carcasse di animali morti o smembrare corpi in cantina?

Alessandro Tavecchio

Alessandro Tavecchio

via YouTube

I progressi scientifici non stanno aiutando. Nel mondo della scienza c'è un evidente problema di percezione: abbiamo ancora enormi difficoltà a comprendere la reale importanza della scienza, forse perché continuiamo a fare fatica a capire che tipo di lavoro facciano 'gli scienziati'—Così, per farli rientrare nel nostro ordine di idee siamo costretti a ridurli a ridondanti cliché.

Questa, di per sé, non è una notizia e neppure una novità. Da Mary Shelley in avanti, la stragrande maggioranza delle rappresentazioni degli operatori della scienza nei mass media è ciclicamente scivolata prima nel topos dello scienziato pazzo che con dolo o per arroganza causa danni irreversibili, o in quello del genio-autistico à la Sheldon (quello di The Big Bang Theory) che non è in grado di interagire normalmente con le persone.

Bisogna ammetterlo, da Oppenheimer, e Fritz Haber a Erdos, passando per Tesla le ispirazioni reali per questi stereotipi non sono mai mancate, al punto che ormai diagnosticare retroattivamente l'autismo di vari grandi scienziati nel passato, da Newton ad Einstein, è praticamente uno sport olimpico. Eppure, il modo in cui lo stereotipo dello scienziato viene socialmente concepito mi lascia comunque scioccato. Per esempio, consideriamo questo aneddoto utilizzato in uno studio.

Di ritorno a casa dal suo lavoro, Jack decide di fermarsi dal macellaio per comprare qualcosa per cena. Decide di prendere un pollo intero da arrostire. Arriva a casa, spacchetta il pollo, e decide di farci sesso. Usa il preservativo, e, dopo aver finito, ripulisce per bene la carcassa. Arrostisce poi il pollo e lo mangia per cena con un bel bicchiere di Chardonnay.


Il cartone animato di Mignolo col Prof. è la sintesi perfetta della tesi dello studio.

Conoscendo di Jack solamente queste informazioni, direste che è più probabile che Jack sia un appassionato di sport, o un biologo cellulare appassionato di sport?

Naturalmente la risposta esatta, dal punto di vista logico, è 'appassionato di sport e basta', per il semplice principio per cui i biologi cellulari appassionati di sport sono un sottoinsieme degli appassionati di sport in generale. Ma è ben noto agli psicologi, sin dagli anni 70, che è molto più facile per le persone cadere nel trabocchetto di dare la risposta sbagliata se sfruttano associazioni mentali implicite. Tanto più il secondo attributo (in questo caso essere uno scienziato) viene percepito come collegato alla descrizione, tanto più il numero di risposte errate aumenta.

Normalmente, questo genere di domande vengono chiamate "Linda Problems", perché il primo studio di questo tipo sfruttava Linda, donna in carriera o donna in carriera e femminista, per dimostrare come questo trucchetto funzioni e per misurare quanto un attributo sia legato a uno stereotipo.

Se uno scienziato volesse scoparsi una carcassa di pollo sicuramente non si farebbe fermare da sciocche e illogiche emozioni: basta un preservativo per proteggersi dalle conseguenze, no?

Somministrando la storia di Jack e altri sei quesiti simili a quasi 2.000 americani, Bastiaan Rutjens e Steven Heine hanno tirato fuori una serie di risultati abbastanza preoccupanti. Usando come "secondo attributo" altre categorie come avvocati, musulmani, o atei, i partecipanti erano meno inclini a cadere nello stesso trabocchetto. Era molto più probabile, invece, che associassero una professione scientifica all'amore per il sesso con gli animali morti, all'incesto, o all'essere serial killer. Non è un caso: negli Stati Uniti, attributi come 'ateo' vivono di un profilo pubblico terribile e percepiti in senso molto più controverso rispetto a qualunque altro paese del mondo occidentale, al punto che alcuni sondaggi mostrano che gli americani preferirebbero votare un presidente musulmano invece che uno ateo.

Dal momento che, statisticamente, la differenza tra i risultati relativi agli 'atei' e agli 'scienziati' è insignificante e assume un'importanza significativa solo quando si accorpano categorie distinte di professioni scientifiche, non sarebbe fuori luogo credere che la ragione di questo strano stereotipo risieda nel fatto che essere uno scienziato e essere ateo sono due cose che, tanto nello stereotipo quanto nei sondaggi, vanno a braccetto. Ma lo studio include tutta una serie di altri scenari che confutano quest'idea.

Se il protagonista della descrizione, infatti, non decide di far sesso con sua sorella o smembrare gente che tiene in cantina (azioni percepite come fortemente immorali e inumane), ma solamente di barare a carte o insultare gente sul bus (azioni percepite come leggermente immorali), improvvisamente la gente smette di cadere nel trabocchetto per quanto riguarda la categoria 'scienziati', ma continua a farlo con 'atei' e 'avvocati'. L'associazione di idee per quanto riguarda gli scienziati è quindi legata a un tipo ben specifico di immoralità, quello che va contro la purezza e le norme sociali, mentre gli atei o gli avvocati sono semplicemente persone senza scrupoli.

Per il pubblico, la ricerca della conoscenza dettata dalla scienza prevarica qualunque tipo di valore morale. via The Immoral Landscape? Scientists Are Associated with Violations of Morality

Dall'analisi di queste associazioni implicite è possibile capire come il pubblico percepisca lo scienziato come abbastanza onesto da non barare, ma abbastanza depravato da far sesso con la sua cena o diventare un serial killer.

Lo studio sicuramente non è perfetto—specialmente da un punto di vista della solidità statistica—ed è sempre azzardato trarre conclusioni da una singola ricerca. Ma anche tenendo conto di queste riserve e degli stereotipi tradizionali sugli scienziati, è sufficientemente in linea con quello che già sappiamo per non poter essere ignorato e abbastanza inusuale da richiedere una spiegazione.

'È in linea con quello che sappiamo,' perché è indubbio che una delle parole migliori per descrivere il rapporto tra pubblico e scienziati sia 'ambivalenza': da un lato si accusano gli scienziati che difendono i vaccini o parlano di cambiamenti climatici antropogenici di essere venduti o incompetenti, dall'altro lato mettiamo gente in camice bianco nelle pubblicità facendogli ripetere "clinicamente testato" per rassicurarci che i nostri acquisti sono appropriati. Quando le conclusioni ci piacciono a priori è 'Scienza', verità impersonale. Quando sono meno lusinghiere, indipendentemente dal consenso degli esperti, ecco che sono solo 'gli scienziati', gente strana e depravata.

Ma come spiegano gli autori il fatto che i risultati dei loro 10 studi combinati rivelano che solo determinati tipi di atti immorali vengono associati agli scienziati, al contrario dell'immoralità generale—che viene associata all'irreligiosità?

Rutjers e Heine sostengono che gli scienziati sono percepiti come persone a cui nulla importa del buon gusto o delle norme sociali, specialmente se queste intralciano i loro valori fondamentali di ricerca e sapere. É un sottoinsieme, un caso speciale del classico dualismo-opposizione tra emozione e cognizione, Capitano Kirk contro Spock, emisfero artistico vs emisfero razionale, eccetera eccetera.

Se uno scienziato volesse scoparsi una carcassa di pollo sicuramente non si farebbe fermare da sciocche e illogiche emozioni: basta un preservativo per proteggersi dalle conseguenze, no? D'altro canto barare a carte, o rubare, o insultare ciccioni sui bus significa violare regole e norme sociali per avidità o crudeltà, e quelle sono emozioni—ma gli scienziati non ne hanno, quindi chiaramente non è una cosa che sono soliti fare.

Non molti, presumibilmente, riflettono consciamente su questi aspetti, ma gli stereotipi sono potenti, e sia lo scienziato pazzo che lo scienziato socialmente inetto sono figure che, a livello percettivo, è facile far degenerare verso la figura dello scienziato-robot-vulcaniano. Ciononostante, i dati continuano a essere preoccupanti. Gli scienziati a volte amano sguazzare nel loro essere impersonali e distaccati, perché in qualche modo questo contribuisce alla loro autorità.

Essere distaccati e essere inumani sono, però, due cose ben distinte: fintanto che continueremo a perpetrare questo tipo di stereotipo, non faremo altro che contribuire a scoraggiare chi non ha già una vocazione per la scienza e forniremo potenti armi retoriche a chi ha interesse nello screditare o distorcere i risultati scientifici per altri fini, dai complotti sulle scie chimiche fino ai movimenti antivaccinisti.

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