La poesia che ha superato il test di Turing

La storia di come un programma che crea poesie auto-generate è riuscito a farsi pubblicare su una prestigiosa rivista letteraria.

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05 febbraio 2015, 4:10pm

'​For a Bristlecone Pine', by A Computer

Nel 2011 gli editor di una delle più antiche riviste letterarie studentesche ha selezionato una breve poesia intitolata "For the Bristlecone Snag" perché venisse pubblicata sul numero autunnale. La poesia sembrava avere come tema l'ambiente, assumeva toni aggressivi e conteneva alcuni di quegli scoordinati giri di parole molto comuni nella poetica da college. Non è memorabile, se non per una cosa: è stata scritta da un algoritmo, e nessuno se ne era accorto.

Zackary Scholl, allora studente della Duke, aveva elaborato un programma che usava un sistema grammaticale senza contesto per produrre poesie auto-generate. "Funziona dissezionando la poesia in componenti minori: stanze, linee, frasi, poi verbi, aggettivi e sostantivi," ha spiegato Scholl. "Quando gli si chiede di creare una poesia, seleziona casualmente dei componenti e ne genera una."

Il lavoro di Scholl rientra in quell'ambito in espansione che lavora su poesie e prosa generate da algoritmi—dai bot che scandagliano Twitter per elaborare sonetti in pentametro giambico, ai robot che scrivono poesie, fino ai generatori automatici di racconti, il divario che separa l'arte umana da quella generata da macchine si fa sempre più esiguo.

Nel 2010, Scholl iniziò a mandare i risultati del suo generatore di versi ad alcuni siti di poesia, in modo da osservare le reazioni dei lettori, che furono "sorprendentemente positive." L'anno dopo mandò poesie auto-generate ad alcune riviste letterarie, alcune delle quali come il Memoir Journal e First Writer Poetry non le accettarono. Scholl mandò poi una serie di poesie scritte dal suo algoritmo alla rivista letteraria della Duke, The Archive. Una di queste venne accettata.

Ecco il testo completo.

A home transformed by the lightning
the balanced alcoves smother
this insatiable earth of a planet, Earth.
They attacked it with mechanical horns
because they love you, love, in fire and wind.
You say, what is the time waiting for in its spring?
I tell you it is waiting for your branch that flows,
because you are a sweet-smelling diamond architecture
that does not know why it grows. 

Non disse mai agli editor che la poesia era stata composta da quella che lui definisce un'intelligenza artificiale. "Non volevo mettere in imbarazzo nessuno," mi ha detto Scholl.

Quattro anni dopo, Scholl, ora candidato a un PhD in biologia computazionale, ha pubblicato un post rivelando la sua bravata, intitolato "Turing Test: Passed, Using Computer-Gene rated Poetry." Il Test di Turing descrive il famoso esperimento elaborato per determinare se un'intelligenza artificiale può essere abbastanza intelligente per imitare con successo un essere umano. Nella sua iterazione più famosa un interrogatore cerca di distinguere chi dei due rispondenti non visibili—uno dei quali è una macchina—sia umano. Se l'interrogatore viene portato a credere che il programma sia più simile a un umano rispetto all'effettivo essere umano, allora il Test di Turing è stato superato con successo.

"Questa intelligenza artificiale può creare poesie indistinguibili da quelle composte dai poeti"

Scholl sostiene fermamente che il suo generatore di poesie sia in grado di superare alcune versioni del test. "Questa intelligenza artificiale può creare poesie non distinguibili da quelle composte da veri poeti," ha scritto." Il vero Test di Turing di questa AI è stato quello dell'accettazione da parte di una rivista letteraria, e lo ha superato—la poesia è stata accettata in una rivista letteraria di una prestigiosa università."

Certo, molti ricercatori sull'AI probabilmente sarebbero scettici riguardo a questo risultato—dopo tutto, l'anno scorso, quando il chatbot più sofisticato di nome Eugene Goostman "superò" il Test di Turing spacciandosi per un adolescente russo che rispondeva a domande poste da un umano parlando un inglese non perfetto, molti studiosi si opposero con veemenza alla validità del test. Mandare una poesia generata da un robot a una rivista letteraria è uno standard altrettanto insufficiente per provare le capacità dell'intelligenza artificiale; la poesia è spesso ambigua e bizzarra, e chi valutò "Bristlecone" la apprezzava per la sua originalità e per il suo contenuto.

"Volevamo pubblicare autori molto diversi tra loro con stili molto differenti. Non pubblichiamo semplicemente i pezzi che hanno ricevuto più voti," mi ha detto Elizabeth Beam. Beam era uno degli editor di Archive quando "Bristlecone" venne pubblicata. Ha detto di non ricordarsi "niente di sostanziale" riguardo alla poesia, se non la sua originalità.

Beam si è laureata alla Duke con un bachelor in neuroscienza e uno in letteratura inglese, e ora lavora come assistente ricercatrice ad Harvard, dove studia le differenze neurali, genetiche e comportamentali che intercorrono tra persone affette da disturbi d'ansia. Quando ha ritrovato i suoi appunti sulla poesia "Bristlecone" ciò che ha trovato era la semplice sottolineatura delle ultime tre righe della poesia, con l'appunto "sì, tipo di albero." 

"Credo che pubblicammo questa poesia perché era intrigante. Non era banale. Ed era la più coerente."

Scholl aveva mandato 26 poesie, una per ogni lettera dell'alfabeto, e "Bristlecone" fu l'unica ad essere pubblicata. Il fatto che Scholl mandò così tante poesie potrebbe aver influenzato il conteggio dei voti—era una pubblicazione studentesca, dopo tutto, basata sul principio dell'inclusività e dell'incoraggiamento degli aspiranti scrittori.

Un verso di Poetry Generator

Dunque se questa vogliamo considerarla una pietra miliare—un passo importante sulla strada dell'arte generata autonomamente da robot—è una pietra miliare piuttosto piccola. Ma è un fatto interessante; nessuno dei poeti o dei programmatori con cui ho parlato sapevano che una poesia generata da una macchina fosse stata accettata e pubblicata.

Molti progetti che utilizzano il linguaggio algoritmico sono sfacciatamente artificiali: come il già menzionato Pentametron, che trasforma i tweet in poesie. O il generatore di prosa di Ross Goodwin che prende testi (come il report sulla tortura della CIA, ad esempio) e li trasforma il bizzarre storie formate da insiemi di parole senza senso.

Ma Scholl non è soltanto interessato all'originalità della cosa. "Lo considero come un altro modo per fare poesia," mi ha detto. Scholl è un grande appassionato e uno studioso di poesia, e con la sua conoscenza ha creato la biblioteca—tutte le possibili scelte di sintassi e di parole contenute in un file .bnfy—da cui viene tratto il linguaggio del generatore. Scholl può poi aggiustare gli input per alterare il contenuto emozionale della poesia.

"Questo programma funziona sulla base del fatto che ogni parola nella lingua inglese sia o positiva o negativa," spiega Scholl. "Per esempio "lovely" è positivo e "thorn" è negativo. Una poesia è formata un gruppo di proposizioni strutturate in modo da avere +1, -1 o 0 in termini di positività/negatività. Una poesia "sdolcinata" è puramente positiva." Mi ha mandato alcune poesie "positive" e "negative" e la differenza era palese.

"È molto interessante vedere le reazioni," ha detto. Ha evidenziato che è stato molto curioso comparare le reazioni di quelli che non avevano la minima idea che le poesie fossero state scritte da una macchina e di chi lo sapeva. I commenti sul sito di poesia, ad esempio, dicevano cose come "che meraviglioso scritto. Dipingi un'immagine vivida e io amo l'immagine che hai dipinto. Ben fatto." Su Reddit, dove il suo post rivelatorio è stato postato su r/futurology, la reazione è stata "ugualmente bella."

Scholl è consapevole del fatto che il programma sia molto semplice. "L'unica cosa che fa è archiviare informazioni su parole poetiche. Il ragionamento è molto semplice."

"Forse è un'intelligenza artificiale," ha aggiunto, "ma più semplice di quella di riconoscimento vocale." E ora ha intenzione di aggiungere altre sfumature. "C'è grande margine di miglioramento per questo bot. C'è spazio per più parole, più stili. Parole riguardo all'ambiente, agli edifici, per ogni tipo di classificazione."

E c'è una nota di ironia, secondo Beam: il numero di The Archive su cui venne pubblicata la poesia aveva come tema fondamentale di riflessione l'artificio intrinseco all'atto di leggere una poesia.

"Stavamo cercando di enfatizzare che è un oggetto che tieni nelle mani," mi ha detto. "Le parole sono distorte sulla pagina, ed è difficile leggerle."

"Mentre noi elaboravamo la rivista con questa intenzione, qualcuno stava scrivendo questa poesia senza soggetto e senza autore," ha detto. È giusto definire le poesie stesse senza autore; infatti, ha affermato Scholl, possono essere scritte da chiunque. Il codice del generatore è open source, e disponibile su Github.

"Credo sia una cosa interessante da fare," ha detto Beam. "È certamente inerente alla definizione di "arte" la creazione un programma che scrive poesie."