Oggi è il giorno giusto per capire cos'è la net neutrality

Sul serio, è importantissimo — Sopratutto oggi che è il #NetNeutralityDay.

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12 luglio 2017, 9:53am

Immagine: Wikimedia

Oggi, 12 luglio 2017, è il Net Neutrality Day: una bella fetta di aficionado di questo magico posto chiamato internet si sta mobilitando per supportare la salvaguardia della net neutrality negli Stati Uniti. Se state leggendo queste frasi da un dispositivo connesso a internet la net neutrality vi riguarda molto più di quanto pensiate.

Con il termine net neutrality si intende un principio giuridico riferito alle reti (non solo internet ma anche servizi telefonici e televisivi), secondo il quale la trasmissione di dati attraverso il canale di comunicazione deve essere essere priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e su come questi operano.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, ricordiamoci che la connessione internet che ci arriva ogni giorno a casa o alla quale accediamo dallo smartphone viene distribuita da particolari servizi, i cosiddetti Internet Service Provider. Secondo i sostenitori della neutrality, questi soggetti dovrebbero garantire la stessa accessibilità a qualunque contenuto circolante sulla rete, senza discriminazioni.

Gli oppositori alla neutrality, invece, appellandosi ad un'interpretazione di libero mercato, vorrebbero dare ai provider la possibilità di favorire alcuni contenuti rispetto ad altri, ovvero permettere ai provider di poter differenziare in varie fasce il traffico, introducendo pedaggi per i produttori di contenuti, e di conseguenza diverse velocità a seconda di quanto uno è disposto a pagare. Pensate di stare navigando su internet e, a un certo punto, di ritrovarvi su un sito che il vostro ISP rende accessibile solo previo pagamento di una "tassa" per includere quel sito all'interno del listino del vostro abbonamento internet — Non bello, esatto.

La neutralità della rete è un nodo importante per quanto riguarda la libertà di informazione e di espressione.

Inutile ribadire che, se dalla parte della neutrality sono schierate aziende come Google, Microsoft, eBay e Amazon, dall'altra sono proprio i provider stessi ad essere contrari, come il colosso delle telecomunicazioni AT&T e altre compagnie come Verizon e Comcast. Fu proprio tra Comcast e Netflix che nel 2014 scoppiò una rivalità, a causa di una richiesta del provider di un pagamento per la distribuzione di contenuti. Netflix si appellò alla neutrality.

Oltre le questioni economiche, la neutralità della rete è un nodo importante per quanto riguarda la libertà di informazione e di espressione: molti mediattivisti temono infatti che, nel caso in cui i provider possano decidere sul traffico in rete, a quel punto basterebbe poco per bloccare un particolare sito, forse perché scomodo alle istituzioni, o semplicemente garantendo un accesso veloce ai grossi servizi mentre i piccoli siti verrebbero a trovarsi nelle fasce basse di velocità.

Negli ultimi mesi, dopo l'elezione di Donald Trump, negli Stati Uniti si è tornato a parlare molto di neutralità. Mentre Obama aveva approvato, durante il suo mandato, una legge a favore della neutralità, a gennaio Trump ha nominato Ajit Pai come presidente della Federal Communication Commission (FCC), l'agenzia incaricata della regolamentazione delle comunicazioni. Pai è un repubblicano tradizionale, promotore del libero mercato e contrario al principio della neutralità. Se negli Stati Uniti dovesse realizzarsi l'intenzione di Trump di un web a 2 velocità, le ripercussioni sarebbero globali.

Si tratta di un problema relativo alla centralizzazione delle informazioni e del nostro modo di accedere ad esse.

In occasione del Net Neutrality Day, abbiamo pensato di delineare degli stati generali della net neutrality con Christopher Talib, attivista del collettivo di avvocati francesi La Quadrature Du Net, progetto nato nel 2008 per promuovere i diritti digitali e la libertà di comunicazione. Sulla neutralità LQDN ha lavorato molto, svolgendo un ruolo cruciale nell'opposizione alla legge ACTA nel 2012.

MOTHERBOARD: Dopo l'insediamento di Trump e la nomina di Pai come presidente della FCC in America – e quindi a livello globale – si è riacceso un dibattito che con Obama sembrava parzialmente risolto. Come pensi che procederà questo nuovo governo e che ripercussioni avranno le scelte americane nel resto del mondo?

Christopher Talib: Non vi è dubbio che la nomina di Pai sia stata una scelta terribile per le sorti della net neutrality: molte ONG non sono state per niente contente di ciò, e alcuni giganti della tecnologia hanno cominciato a comprendere che tipo di conseguenze avrebbe avuto una nomina del genere sui loro affari. Per ciò che riguarda il resto del mondo, non ne sono sicuro. Durante la campagna per la net neutrality, abbiamo presentato al mondo l'esempio degli Stati Uniti, ma quasi nessuno si è interessato.

Per quanto aziende come Google siano favorevoli alla neutralità, non possiamo non notare come, in maniera volontaria, sempre più utenti accedano a Internet quasi esclusivamente da pochissime piattaforme (Facebook, Google, Twitter…).

Se prima il dibattito riguardava la scelta di un provider di favorire alcuni contenuti rispetto ad altri, ora sembra che questa scelta possa ricadere anche sulle piattaforme, favorendo un sito rispetto ad un altro nei motori di ricerca o sulle bacheche social. Non credi che anche questo sia un meccanismo che minaccia la neutralità della rete?

In un certo senso, sì. Ma in questo caso non si parla di net neutrality come di un principio delle telecomunicazioni, ma come di un principio di internet. Internet dovrebbe darci la possibilità di poter scegliere tra diversi portali e fonti di informazioni — Ciò che vediamo ora è un feed Facebook fatto su misura per gli utenti, dei risultati di ricerca Google listati in base alle nostre ricerche precedenti e così via. Siamo sempre più bloccati all'interno di una serie di bolle informative, e ciò sta influenzando il nostro modo di vedere il mondo e di scoprire nuove cose.

Si tratta di un problema relativo alla centralizzazione delle informazioni e del nostro modo di accedere ad esse. Come dice il vecchio detto di Stewart Brand, "Le informazioni vogliono essere libere," tuttavia, Facebook, Google, Youtube... Tutte queste piattaforme stanno modificando le informazioni che visualizzazione: non sono più dei semplici vettori come lo erano all'inizio. Le informazioni oggi giorno vengono, spesso e volentieri, scelte per noi.

All'ultima edizione del Chaos Communication Congress, ad Amburgo, avete parlato di respectmynet, un portale realizzato con altre associazioni per segnalare violazioni della neutralità da parte dei provider. Come sta procedendo questo progetto? Cosa possiamo fare per contribuire?

È un sito web in cui è possibile segnalare un'infrazione della neutralità di rete e altre persone possono segnalare se hanno riscontrato lo stesso caso. Sta andando bene, ma abbiamo ancora bisogno di un po' di tempo e di mani per portarlo al suo pieno potenziale, specialmente aggiungendo i nuovi tipi di violazioni di net neutrality, come nel caso dello zero rating.

Oggi è il Net Neutrality Day, ed è il giorno migliore possibile per informarsi circa la net neutrality .