Mollate Facebook e apritevi un sito personale

Usiamo Facebook perché soddisfa il nostro bisogno di raccontare la nostra vita online. È ora di trovare un altro posto in cui farlo.

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20 dicembre 2018, 12:19pm

Quando ho iniziato il liceo, nel 2002, ho creato un sito chiamato “Jason’s Site.” Per quanto un sito dedicato agli aggiornamenti sulla mia vita fosse di una vanità inconcepibile per l’epoca, era anche pionieristico: il sito aveva un feed di notizie, una pagina “about me” e una mailing-list di persone interessate a ricevere gli aggiornamenti. Lo avevo pensato perché fosse finanziato tramite le donazioni dei lettori. Aveva una sezione per i video e le foto in Flash, un guestbook e una pagina “amici” che era letteralmente una lista dei miei amici. Infine, c’era una sezione — per quanto sconsiderata, assolutamente profetica — chiamata “hot or not,” con immagini dei miei amici e conoscenti, che ha preceduto sia Facebook sia l’idea originaria di Mark Zuckerberg per il social network, chiamata “FaceMash.”

Ho aggiornato il sito in modo regolare e ossessivo per circa tre mesi, poi non ci ho più messo piede. Il sito era imbarazzante allora e lo è tutt'oggi, ma abbandonarlo è stato un errore madornale.

Non c'erano pubblicità mirate e nessuno di noi ha mai pensato ai ”dati personali” che stavamo cedendo o a cosa era possibile farci

Smettere di aggiornare il mio sito web non mi ha fatto smettere di pubblicare contenuti online. Semplicemente, ho trovato altri posti in cui farlo. Mi sono iscritto a Xanga, poi a LiveJournal e infine a MySpace. E così hanno fatto anche tutti i miei amici. Abbiamo postato ogni giorno — foto di viaggi, racconti drammatici di relazioni finite male, lamentele sui nostri insegnanti e battute comprensibili a pochi. Ci sentivamo come condizionati a postare, perché solo i tipi strani non postavano niente. Abbiamo subìto le conseguenze del pubblicare i dettagli intimi della nostra vita solo in rare occasioni; in ogni caso, era più grave non partecipare alla conversazione online del tutto.

Nessuno tra Xanga, LiveJournal o MySpace è riuscito a capire come capitalizzare in modo significativo sfruttando quello che pubblicavamo. Non c'erano pubblicità mirate e nessuno di noi ha mai pensato ai ”dati personali” che stavamo cedendo o a cosa era possibile farci.

Ricordo il giorno in cui l'Università del Maryland ha dato alle matricole gli indirizzi e-mail che finivano con "@umd.edu". È stato un giorno epico, non tanto perché iniziava una nuova fase del nostro percorso scolastico — ma perché l'indirizzo email ci avrebbe permesso di crearci degli account di Facebook. All'epoca, infatti, Facebook richiedeva ancora agli utenti di verificare i loro profili con un indirizzo email universitario.

Quando ci sono stati assegnati i nostri indirizzi e-mail (poche settimane prima del diploma di scuola superiore), mi trovavo a scuola in un laboratorio delle classe di genetica che aveva un po' di computer. Circa una decina di persone si sono affollate intorno ai computer e hanno iniziato ad iscriversi a Facebook. Lo abbiamo fatto tutti, uno dopo l'altro. Abbiamo iniziato a cercare i nostri amici che erano già andati al college e poi abbiamo continuato a postare — proprio come facevamo prima su MySpace. È avvenuto 12 anni fa, e la maggior parte di noi non ha ancora smesso di farlo.

Ripensandoci a posteriori, non mi è chiaro perché eravamo tutti così entusiasti di avere un profilo Facebook. Avevamo già tutti un profilo sugli stessi social network. Ma qualcuno — probabilmente qualcuno di molto popolare — ha deciso che saremmo passati a Facebook, e così abbiamo fatto tutti.

Quando Facebook è entrato in scena c'erano già milioni di persone che avevano già condiviso ogni aspetto della loro vita su altri social network e sui loro siti web

Facebook si è preso il merito di aver ”sconvolto” il mondo dei social media e di aver reso MySpace inutile, ma quando è entrato in scena c'erano già milioni di persone che avevano già condiviso ogni aspetto della loro vita su altri social network e sui loro siti web. Facebook ha avuto la fortuna di essere nuovo, leggermente diverso dalla concorrenza e sopratutto di essere esclusivo. Inoltre, è stato ancora più fortunato a guadagnare popolarità poco prima dell'avvento dello smartphone. In altre parole, credo che Facebook non sia molto migliore o più conveniente rispetto ad avere un proprio sito web, o a comunicare via mail o attraverso le chat. Ma per qualche motivo, Facebook (e Instagram) sono i posti in cui postiamo di più in questo momento storico.

Anche un movimento come #deleteFacebook contiene un sottotesto che non ha nulla a che fare con il trattamento scorretto dei dati personali da parte dell'azienda: cioè l'idea che le persone che usano Facebook siano stupide, o non avrebbero mai dovuto condividere così tanti dettagli della loro vita. Ma per chi è diventato maggiorenne nei primi anni 2000, condividere la nostra vita online è come una seconda natura, che per la maggior parte dei casi non ha gravi conseguenze. Non avevamo assolutamente la percezione del fatto che qualcosa che eravamo stati condizionati a fare si sarebbe rivoltato contro di noi nel giro di poco tempo.

Nel frattempo, ovviamente Facebook è diventato un'entità molto più grande di un singolo sito web e, nonostante i suoi difetti, ha ”aiutato a connettere il mondo” nel bene e nel male. Ma Facebook ha cavalcato una tendenza che era già in atto: non ha inventato l'idea di consentire alle persone di condividere online i dettagli della loro vita, l'ha semplicemente capitalizzata meglio dei concorrenti.

Quando rifletto sul mio modo di usare Facebook, ripenso spesso a quel primo sito web che ho creato, e a come avesse lo stesso identico scopo di Facebook. Il mio peccato originale non è stato tanto quello di farmi un account di Facebook, ma è stato quello di abbandonare il sito web su cui avevo il pieno controllo (il sito originale era ospitato su Tripod, ma se dovessi rimetterlo nuovamente online, userei un servizio di web hosting a pagamento.) Ecco, forse dopo tanti anni, è giunto il momento di aggiornare “Jason’s Site.”

Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.