Immagine: Rob Spence

Questo regista si è installato una videocamera nell'occhio

Un incidente ha fatto perdere un occhio a Rob Spence da bambino e lui ha deciso di sostituirlo con una videocamera.

|
16 giugno 2017, 9:03am

Immagine: Rob Spence

A maggio, Rob Spence si è ritrovato a cenare in un ristorante di Toronto con la moglie e il cognato. Un cameriere si è avvicinato al regista per prendere il suo ordine e si è ritrovato di fronte ad un uomo che lo fissava con un occhio illuminato da una luce rossa, un po' come Arnold Schwarzenegger in Terminator .

Spence ha ricordato come il cameriere si sia sforzato di non guardarlo o di dire nulla del suo occhio luminoso da cyborg chiedendogli semplicemente: "cosa vuole ordinare, signore?"

regista eyeborg rob spence
Il regista che si definisce 'Eyeborg.' Immagine: Rob Spence

L'occhio dotato di telecamera ha registrato la sua breve interazione con il cameriere mentre Spence mostrava il suo occhio cyborg ai suoi compagni di tavolo, mi ha raccontato in un'intervista svolta a Toronto qualche giorno prima della sua ospitata a FutureWorld , una conferenza sulla robotica e sulle protesi hi—tech tenutasi presso la OCAD University a giugno.

"In questa città, le persone sono molto discrete e non vogliono richiamare l'attenzione sul mio occhio, ma in Brasile, ad esempio, vogliono tutti sapere cos'è," ha spiegato.

Le questioni sulla privacy hanno sempre interessato i dispositivi wearable che registrano i dati a cui ha accesso chi li indossa, come i Google Glass. Per Spence, tuttavia, il suo progetto non è paragonabile a questi casi, perché lui non può usare la sua fotocamera a lungo. Inoltre, una luce rossa al LED fa capire alle altre persone quando sta registrando. In ogni caso, il regista si mantiene sulla difensiva quando gli viene chiesto di commentare le conseguenze etiche del riprendere gli altri senza il loro permesso.

"C'è un conflitto tra il mio diritto di sostituire l'occhio perduto e il diritto alla privacy degli altri," ha illustrato. "Non sono libero di installarmi una telecamera nel mio stesso corpo?"

eyecam Rob Spence

L'eyecam. Immagine: Rob Spence


Spence, che vive a Coburg in Ontario, si definisce "Eyeborg": dopo aver perso accidentalmente un occhio per un incidente con un'arma da fuoco da bambino, ha avuto l'idea di costruire una piccola telecamera da inserire nel suo occhio destro per registrare tutto quello che vede.

Non indossa la fotocamera per tutto il tempo. Può riprendere solo per un massimo di 30 minuti prima che la batteria si esaurisca. Durante la nostra intervista, ha indossato una eyepatch, lo stesso apparecchio mostrato durante la sua conferenza a Toronto.

Verso la fine del suo talk, si è tolto l'eyepatch, ha inserito la videocamera nell'occhio e ha ripreso brevemente il pubblico mandando il filmato in onda su uno schermo visibile dal palco. Il pubblico di circa 120 persone visiblmente sorpreso ha applaudito sonoramente.

mini-camera rob spence
La mini-camera da inserire nella device. Immagine: Rob Spence

La fotocamera da occhio di Spence utilizza un segnale analogico invece che digitale. Grazie al suo trasmettitore minuscolo, quanto ripreso da essa può essere trasmesso su un'altra schermata, come un mini monitor o una TV.

"È abbastanza buona per attirare l'attenzione alle conferenze di cyborg," ha ironizzato Spence. Il regista ha fatto mostra di un grande senso dell'umorismo, sia nella nostra intervista che sul palco di FutureWorld. Non prende la sua disabilità troppo seriamente, mi ha detto.

A queste conferenze, posso sentirmi come "in un circo, dove sono il freak", ha spiegato. "Ma non mi sento come la donna barbuta o simili. Mi interessa viaggiare per scoprire il mondo."

Rob Spence cyborg benda

Spence indossa spesso una benda sull'occhio. Immagine: David Silverberg

Il viaggio di Spence è iniziato quando, all'età di 9 anni, è andato a fare visita a suo nonno in Irlanda. Stava vagando per la campagna con un fucile da caccia, puntandolo contro un mucchio di letame di mucca.

"Tenevo la testa premuto contro l'arma, come avevo visto fare ai cowboy nei film, o come Ralphie in A Christmas Story," ha ricordato Spence, "e così mi sono letteralmente sparato in un occhio. Il fucile mi ha come disarcionato, non ho perso l'occhio a quel punto, ma ho subito un trauma e sono stato dichiarato ufficialmente cieco, nonostante riuscissi comunque a vedere qualcosa dall'occhio destro." (Il suo occhio sinistro, invece, è sano.)

"Mi è stato detto che avrei dovuto sostiture il mio occhio, così, ho fatto un po' di ricerca sulle videocamere. "

Non disponendo più della percezione della profondità e della visione periferica, ha dovuto adeguarsi alla sua nuova condizione. Ha capito che si sentiva a suo agio indossando una benda, mentre produceva uno dei suoi primi documentari, Let's All Hate Toronto , con il regista Albert Nerenberg, nel 2007.

In quel periodo, il suo occhio danneggiato ha cominciato a gonfiarsi e la cornea si è deteriorata. "Mi è stato detto che avrei dovuto sostituire il mio occhio, così, ho fatto un po' di ricerca sulle videocamere," ha spiegato Spence. "Perché non procurarmi qualcosa di diverso dal solito occhio di vetro?"

Ha iniziato a prendere contatti con diversi produttori di telecamere e ingegneri, e ha capito in fretta che l'idea aveva qualcosa di valido. I suoi collaboratori tecnici erano emozionati all'idea di sviluppare una telecamera così piccola da entrare nel suo occhio, un'impresa senza precedenti.

Nel 2008 è stata realizzata la prima eye-camera per Spence. Composto da una telecamera e da un micro-trasmettitore a radio frequenza, il dispositivo non era connesso al nervo ottico. Spence non poteva dunque vederci attraverso, ma poteva usarlo per registrare gli altri.

eycam rob spence vista da dentro

L'eyecam vista da dentro. Immagine: Rob Spence

Gli ingegneri hanno preso un calco con la cera dell'orbita oculare di Spence, per essere sicuri che la telecamera si inserisse perfettamente sotto la sua palpebra. Un interruttore magnetico — ovvero un interruttore elettrico che funziona grazie a un campo magnetico applicato — permette a Spence di spegnere e accendere la telecamera.

Nonostante Spence non indossi l'eye-camera tutti i giorni, l'ha impiegata quando l'azienda di videogiochi giapponese Square Enix gli ha commissionato un documentario sui cyborg nel mondo reale, in vista del lancio del titolo Deus Ex: Human Evolution, uscito nel 2011. Spence ha farcito i 12 minuti totali del documentario con immagini prodotte dalla sua eye-camera, mentre filmava le interviste che conduceva con altre persone, a proposito delle protesi hi-tech di ognuno di loro.

La tecnologia incorporata di Spence alimenta il potenziale della Singolarità, l'idea che l'uomo e la macchina si fondano tra loro per creare una nuova era tecnologica. Spence mi ha parlato con entusiasmo dell'idea di Elon Musk di sviluppare l'interfacciamento neurale, con l'obiettivo di trasformare le IA cloud-based in estensioni del cervello umano.

Viviamo in un'epoca dove la vita è trasmessa live e chiunque può disporre di una telecamera GoPro con cui tracciare il pubblico senza che le persone lo sappiano o diano il proprio consenso esplicito. Il livestreaming su Facebook, Twitter e Instagram è la norma ormai. E presto potremmo vivere in un mondo dove le protesi più avanzate possono integrare il livestreaming via social media, confondendo ancora di più le acque sul diritto di una persona a registrare ciò che vede e il diritto del pubblico alla privacy.

Spence mi ha detto di non avere interesse a fare la telecronaca di ogni movimento; vuole riservare la sua eye-camera per progetti speciali, anziché registrare che cosa mangia a colazione.

Al FutureWorld di Toronto, una volta che Spence aveva terminato la sua presentazione, ho scattato un paio di foto rapide del suo occhio munito di luce LED rossa lampeggiante, ma sono stato presto circondato da fan di Eyeborg. Nessun altro presentatore ha suscitato una reazione così forte.

"Posso farmi una foto con te?" ha chiesto uno dei presenti, cercando di spingermi via per arrivare più vicino a Spence. Ho notato che Spence sorrideva. È una celebrità da queste parti, e sembra assaporare la fama guadagnata tra i geek con gioia, mentre noi restiamo qui a ripensare che cosa significhi essere umani.