​La vittoria di Donald Trump è un disastro per la tecnologia e per la Terra

Sapete, no, la storia che il riscaldamento globale è un'invenzione della Cina per rallentare l'economia americana?

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nov 9 2016, 1:22pm

Immagine: Shutterstock

Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti, l'account Twitter di Black Mirror ha confermato che non si tratta di un episodio della loro serie TV né tantomeno di una campagna di marketing e, ehi, non vorrei sembrare ripetitivo ma lo stupore allucinato che abbiamo provato tutti al risveglio, oggi, è una diretta conseguenza dell'abisso che ormai separa il mondo dell'informazione virtuale da quello reale: gli elettori di Trump non si trovano ora e non si trovavano prima, eppure ha vinto.

Concediamoci qualche ora di sano panico per alzare un po' i livelli di allerta, dopodiché sarà fondamentale tornare tonici e frizzanti: bisogna individuare le intenzioni di Donald Trump quando si parla di tecnologia e non possiamo permettere che un leader che nega il cambiamento climatico abbia la possibilità di non essere questionato a riguardo.

Prima di tutto è importante fare una premessa: parlare di tecnologia ormai significa parlare di qualunque cosa perché giorno dopo giorno l'ecosistema digitale penetra in maniera sempre più pervasiva nelle nostre vite, di fatto assottigliando la linea di confine tra tecnologia e non-tecnologia. Per esempio, se ora sciorinassi una bella predica a tema filter bubble—il fenomeno per cui tutti i nostri amici liberal non avrebbero mai detto che Donald Trump sarebbe diventato davvero presidente degli Stati Uniti, perché le dinamiche dell'internet sociale tendono a generare delle casse di risonanza che isolano le persone che la pensano allo stesso modo—il mio non si tratterebbe di un discorso di carattere tecnologico, ma politico.

LA FILTER BUBBLE È UN PROBLEMA POLITICO
È anche colpa della filter bubble se l'elettorato americano ha permesso a Donald Trump di vincere, e preoccuparsi delle intenzioni di chi potrebbe o non potrebbe normare su questo fenomeno significa preoccuparsi di un'evoluzione chiave della politica del futuro—Disporre di un "termometro politico" è un aspetto chiave di una democrazia funzionante, e il cortocircuito sondaggistico (e di percezione) che si è palesato questa mattina è un chiaro segno di cedimento di un ecosistema di informazione che fino ad adesso non aveva mai dovuto avere a che fare con delle gabbie imposte dalle stesse piattaforme su cui viaggia l'informazione.

Diversi mesi fa il Washington Post ha pubblicato uno speciale/inchiesta sul tema: Blue Feed, Red Feed mostrava all'utente il tipo di post che Facebook faceva filtrare attraverso la "bolla" in relazione a determinati temi sulla base dell'identificazione politica che il social network associava all'utente. Questa dinamica assume un carattere politico non quando un utente ha la possibilità di essere esposto a un'informazione di parte (qualunque essa sia), ma bensì quando, come in questo caso, l'utente viene esposto all'informazione di parte e gli viene impedito di essere esposto a quella dell'altra parte. I democratici, e buona parte del mondo occidentale, hanno dovuto aspettare i risultati di questa mattina per rendersi conto di quanto Donald Trump fosse forte e radicato negli Stati Uniti.

LA NET NEUTRALITY STA ASSUMENDO URGENZA ASSOLUTA
Compito del presidente degli Stati Uniti sarà anche virare il timone circa le politiche di interfacciamento tra rete e realtà: in un mondo digitale composto da servizi e piattaforme che stanno facendo tutto il possibile per sfruttare la diffusa assenza di normazione circa le libertà che le stesse aziende si possono assumere nella fornitura di un servizio, gli abusi di potere sono all'ordine del giorno. Dalle discriminazioni di Airbnb fino alle lotte per i salari dei lavoratori di Uber, le piattaforme digitali stanno vivendo in un paese dei balocchi costruito sull'assenza di una legislazione diffusa, efficace e compatibile con le caratteristiche di questi servizi.

Similmente, in un periodo storico in cui la diffusione di internet accelera a ritmi vertiginosi e la connettività è all'ordine del giorno, è fondamentale—per gli stessi motivi di prima—salvaguardare il principio di net neutrality e impedire che i servizi impegnati a fornire le connessioni dati possano imporre delle disparità di trattamento. Purtroppo per noi, come segnalato da Ars TechnicaArs Technica, nel 2014 Donald Trump non aveva alcuna idea di cose fosse il principio di net neutrality e nutro forti dubbi circa il suo interesse sul tema. Per quanto ne sappiamo, le intenzioni di Donald Trump coincidono con un linea politica di deregolamentazione generale per quanto riguarda l'apparato delle telecomunicazioni: esattamente il contrario di ciò che dovrebbe succedere per salvare la net neutrality.

DONALD TRUMP FARÀ BOLLIRE GLI STATI UNITI
Le idee di Donald Trump circa il riscaldamento globale riescono nell'incredibile impresa di far sembrare cazzatelle tutte le altre questioni finora affrontate: in breve, il nuovo presidente degli Stati Uniti crede che il riscaldamento globale sia una bufala inventata dalla Cina per rallentare l'economia americana.

Vox ha efficacemente riassunto tutti i motivi per cui la sua vittoria si trasformerà, molto probabilmente, in una serie di chiodi ben piantati sulla bara del pianeta Terra—Prima di tutto, Donald Trump ha affermato di voler abrogare le normative del Clean Power Plan Act e del Clean Water Act. Nel primo casa si tratta di leggi che limitano le emissioni di gas serra da parte delle centrali elettriche, nel secondo di una serie di leggi che limitano l'inquinamento chimico e biologico delle riserve idriche degli Stati Uniti.

Donald Trump ha inoltre affermato di voler eliminare la Environmental Protection Agency, abrogando di conseguenza una serie di leggi atte a limitare le emissioni e l'inqiunamento nella nazione. Ancora, ha affermato di voler ridurre (e cancellare) tutte le spese pubbliche relative all'energia pulita e, soprattutto, vuole che gli Stati Uniti si tirino fuori dal Trattato climatico di Parigi. Be', molto bene, no?

SCIENZA, CYBERSECURITY, SPAZIO E SILICON VALLEY
Per questi ultimi temi, le intenzioni di Donald Trump sono piuttosto laconiche: infatti, il materiale a riguardo provvisto dalla campagna è decisamente poco. Proprio a questo riguardo è importante ricordare e ricordarsi che non è accettabile che nel 2016 un presidente degli Stati Uniti non abbia messo nero su bianco, in campagna elettorale, le politiche che intende intraprendere per quanto riguarda scienza, cybersicurezza e spazio.

In tutti i casi l'interesse e le dichiarazioni finora disponibili a riguardo non lasciano prevedere nulla di buono: il generale distacco tra ragione scientifica e il personaggio di Donald Trump rischia di minacciare la presenza di finanziamenti per la ricerca—Quando si parla di spazio, invece, Donald Trump ha lasciato trasparire un interesse ad ammortizzare i costi incrementando la presenza di partnership commerciali, di fatto liberalizzando un mercato in piena esplosione e finora limitato da una fitta trafila di tappe burocratiche. La cybersecurity, ancora, sembra un tema piuttosto oscuro a Donald Trump, che ha manifestato solamente l'intenzione di riformare i reparti governativi dedicati.

Jeff Bezos ha un'idea per lo spazio.

In conclusione, la potenziale vittoria di Donald Trump aveva fatto tremare i grandi leader della Silicon Valley, che con una lettera aperta avevano dichiarato che "La sua linea di pensiero si oppone alla libera circolazione di idee e persone e all'interazione produttiva tra la nostra economia e il resto del mondo—e che si pone come architettura fondamentale per la crescita e l'innovazione."

Oggi la paura è diventata realtà, e la notizia ancora peggiore è che l'impatto sull'industria statunitense della scienza e della tecnologia avrà senza ombra di dubbio ripercussioni di carattere globale che rallenteranno l'impeto che l'universo tech aveva guadagnato negli ultimi anni. Che si tratti di un occasione per dare la possibilità ai governi di tornare al passo con un'industria anni luce davanti alle leggi o di un duro colpo per l'ecosistema digitale, sarà tutto da vedere.