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La luce potrebbe essere il prossimo grande problema ambientale della Terra

"Il fatto che la luce non si respiri o si ingerisca al pari degli agenti inquinanti non significa che sia una forma di inquinamento inferiore.”

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18 dicembre 2017, 11:21am

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L’inquinamento luminoso è spesso trattato come se fosse un problema secondario rispetto ad altri problemi ambientali, eppure è fra quelli che indirettamente stiamo sviluppando sempre di più con il passare degli anni. Una ricerca del 2016 ha evidenziato che l’80% della popolazione mondiale (la percentuale sale al 99% se si considerano soltanto Stati Uniti ed Europa) vive sotto un cielo inquinato.

"L'inquinamento luminoso è senz’altro una forma di inquinamento perché, al pari di altre, rappresenta un’alterazione dell'ambiente” spiega Ugo Tagliaferri, responsabile della Commissione Inquinamento Luminoso per l’Unione Astrofili Italiani. "In questo caso, si tratta di immissioni di luce artificiale al di fuori delle aree che è necessario illuminare e, in particolar modo, nella volta celeste o, più precisamente, al di sopra dell'orizzonte. Il fatto che la luce non si respiri o si ingerisca al pari degli agenti inquinanti non significa che sia una forma di inquinamento inferiore."

"Il fatto che la luce non si respiri o si ingerisca al pari degli agenti inquinanti non significa che sia una forma di inquinamento inferiore."

Stiamo illuminando troppo la Terra, insomma, e spesso in zone dove di fatto la luce non serve. L’effetto di ambienti troppo illuminati di notte può sembrare scarsamente invasivo, ma bisogna considerare che tutti gli esseri viventi – che siano umani o animali – si basano sul ciclo circadiano (che dura circa 24 ore) e sul passaggio ciclico giorno-notte. È un meccanismo che dura da secoli, ma che negli ultimi anni, complice anche la diffusione delle lampadine LED a risparmio energetico e anche della volontà di avere una maggiore sensazione di sicurezza nei centri urbani, sta influenzando enormemente l’ecosistema.

“L'impatto sull'ecosistema è notevole: gli animali notturni vedono ridursi i loro habitat, gli uccelli migratori vengono disorientati, le piante alterano il ciclo di vita delle foglie, per citare quelli più eclatanti” spiega Tagliaferri. "Anche noi non siamo immuni: la prolungata esposizione alla luce nelle ore notturne altera la produzione di melatonina con tutte le possibili conseguenze, sembra anche nello sviluppo di alcuni tipi di cancro.”

A essere toccati sono anche tantissimi animali e piante. Per esempio, gli anfibi tendono a cibarsi dopo un’ora dal tramonto, e alcuni ricercatori dell’università di Syracuse hanno notato che negli ambienti troppo illuminati gli anfibi tendono a uscire due ore dopo il tramonto, sottraendo così tempo alla "caccia" e mangiando meno. Allo stesso modo, i maschi non “chiamano” le femmine, con un effetto negativo sulla riproduzione.

Dei Cirripedia su un tronco. Immagine: Shutterstock

L’attività di tanti piccoli crostacei di mare, come la Cirripedia, e di molluschi può essere fortemente influenzata dall’illuminazione artificiale. Questi piccoli esseri sono, essenzialmente, delle “aspirapolveri” del mare che si attaccano agli scafi delle navi e che si nutrono di plankton e altri nutrienti aiutando a mantenere pulite le acque.

Uno studio di alcuni ecologisti dell’università della California settentrionale di Los Angeles, effettuato nel 2015 nello Stretto di Menai, ha suggerito che l’illuminazione possa avere un forte impatto sulla loro attività, incoraggiando alcune specie ad avvicinarsi alla luce e scoraggiando altre ad avvicinarsi. Il che ha spinto Thomas Davies, ecologista presso l’università di Exeter, ad affermare che “c’è davvero bisogno che iniziamo a quantificare quali specie sono influenzate e come sono influenzate, qual è l’impatto di tali effetti e capire realmente quanto è probabile che ciò possa rappresentare un problema”.

Bisogna poi considerare anche gli insetti: le zanzare o le falene, per esempio, sono attirate dalla luce, e quando questa “danza” è l’unica cosa che fanno nella loro breve vita, è che qui che cominciano a sorgere i primi problemi: diventano una facilissima preda per i predatori locali (come i pipistrelli), minando l’equilibro dell’ecosistema, e vengono meno ad altri “doveri”, come la riproduzione. Un’alterazione significativa per specie che rappresentano un anello delicatissimo della catena alimentare.

È proprio studiando l’effetto che l’inquinamento luminoso ha sugli insetti che l’ecologista Michael Justice ha sottolineato che “bisogna iniziare a trattare il fotone come un potenziale inquinante. Proprio come una fuga di gas o una fuoriuscita di liquido chimico, anche i fotoni che vengono usati per illuminare il vostro portico o le strade possono invadere le aree circostanti e influenzare l’ecosistema locale a ogni livello, dalle piante fino ai predatori”

Allo stesso modo, i pipistrelli del Costa Rica contribuiscono alla ricrescita delle foreste pluviali dopo che queste sono state parzialmente abbattute per fare spazio a nuove fattorie. Quando quest’ultime vengono abbandonate, perché il terreno non è granché adatto alla coltivazione, i pipistrelli del Costa Rica, che riescono a resistere abbastanza bene al rumore dell’abitato, spargono durante la loro attività semi che poi danno vita a nuove piante. Nel caso in cui ci sia una forte illuminazione, i pipistrelli – la cui vista è debole (ma non sono ciechi) e quindi molto sensibile a forti bagliori – tendono a cibarsi di meno. Ciò influenza prima di tutto il loro ciclo vitale e, poi, anche la ricrescita delle foreste pluviali.

Ma a essere influenzati dall’inquinamento luminoso sono anche i mammiferi notturni, che nelle notti molto illuminate (sia perché c’è la luna piena sia perché sono stati installati nuovi lampioni) non escono a mangiare perché così evitano il rischio di imbattersi in predatori. Nelle zone dove l’illuminazione è più alta – e quindi gli animali sono portati a credere che ci sia sempre la luna piena – i mammiferi si procacciano meno il cibo e quindi mangiano meno. E si potrebbe parlare di simili effetti per altri animali notturni, come gufi o roditori. Oppure delle barriere coralline, la cui attività di riproduzione è strettamente legata all’assorbimento della luce, delle tartarughe neonate – che andando verso la luce per “fuggire” dal buio della spiaggia potrebbero dirigersi verso le città e i porti anziché verso il riflesso della Luna sul mare.

Un fenomeno che per essere affrontato ha bisogno innanzitutto di consapevolezza, ma non solo. “Manca soprattutto la cultura ambientale e del buon senso” aggiunge Tagliaferri. “Ad esempio, dal 2000 a oggi il Comune di Roma, per non aver ridotto la luce nelle strade dopo mezzanotte (ridurre, non spegnere) ha sprecato 150 milioni di euro, tre volte quanto sta spendendo ora sostituendo le lampade al sodio con quelle a LED. Oppure capita di imbattersi in tabelloni pubblicitari luminosissimi che disturbano il sonno di cittadini, che chiedono aiuto all'Osservatorio Astronomico di Campo Catino (di cui faccio parte) per mezzo di esposti alla Polizia Municipale”.

“La situazione in Italia non è delle migliori rispetto al resto del mondo,” continua analizzando qual è lo stato dell’inquinamento luminoso.“Mi spiego meglio: esistono molti luoghi del pianeta che sono ancora pressoché privi di inquinamento luminoso, fondamentalmente perché poco urbanizzati.” In questi casi, può diventare, anzi, un vantaggio, usato per aumentare il turismo. “Ad esempio, in Namibia si è fatto di questo aspetto un volano dell'economia con il turismo astronomico grazie allo splendore del suo cielo notturno. In Cile c’è la più alta concentrazione di osservatori astronomici del mondo grazie alle eccezionali condizioni climatiche. Proprio per questo, dato che è un Paese in sviluppo, sono state prese le necessarie contromisure per contenere l'inquinamento luminoso..

Cosa può essere fatto, insomma, per arginare il problema? “Fortunatamente esistono le soluzioni sebbene non siano ancora pienamente applicate,” conclude Tagliaferri. “Esse si possono riassumere in quattro norme Illuminare solo dove serve: le leggi puntano molto su questo aspetto, eliminando al meglio la luce diretta sopra l'orizzonte. Non illuminare più del necessario: le leggi si occupano, in parte, anche di questo, ma troppo spesso, ossessionati dal falso credo che più luce è più sicurezza, si sovraillumina con notevole dispendio energetico ed economico. Ridurre o spegnere le luci a una certa ora della notte: perché una chiesa sperduta di campagna deve avere la facciata illuminata tutta la notte? A chi serve? Ridurre le emissioni blu dello spettro, quelle più dannose per l'ecosistema: attualmente si sta spingendo moltissimo sull'utilizzo dei LED; lodevole iniziativa per i notevoli risparmi economici, ma si dovrà andare verso luci più gialle e meno bianche”.