Quantcast
Cultura

Questa sconcertante animazione conta tutti i morti della Seconda Guerra Mondiale

'The Fallen of World War' è una visualizzazione dati che mette sotto una lente d'ingrandimento l'immenso sacrificio di vite umane della Seconda Guerra Mondiale.

Theresa Locker

Theresa Locker

Immagine: Neil Halloran/Vimeo

Nessuna guerra della storia ha fatto tante vittime quanto la Seconda Guerra Mondiale. Quante volte l'abbiamo sentito dire, senza avere una minima reazione emotiva? Questo non necessariamente perché siamo dei mostri senza cuore, ma perché la vera portata di questo assassinio di massa è difficile da capire fino in fondo. Dietro le nude cifre non ci sono unità di misura come i metri o gli anni luce, bensì le vite umane. Il data journalist Neil Halloran ce le mostra con un lavoro di animazione brillante e approfondito.

The Fallen of World War è una visualizzazione dati che mette sotto una lente d'ingrandimento l'immenso sacrificio di vite umane della Seconda Guerra Mondiale. Il video giunge anche a una conclusione che potrebbe essere vista come un happy end: dopo quindici minuti di stragi viene calcolata la sensibile riduzione dei caduti di guerra negli ultimi decenni.

Non ci sono parole per descrivere le atrocità della Seconda Guerra Mondiale, e anche i numeri a volte perdono la loro efficacia nel loro essere pura quantità. Neil Halloran, che per questo video ha dovuto raccogliere una montagna di dati, ci ha comunque provato.

La colonna dei morti continua a salire così alta che a un certo punto si pensa che il browser si sia bloccato. Ogni omino equivale a 1000 morti, sia civili che militari. Il paese che ha avuto più caduti in assoluto è l'Unione Sovietica: tra i dieci e i 20 milioni di persone. Ma tra il 1939 e il 1945 la Polonia ha perso il 16 percento della popolazione.

L'animazione ci ricorda soprattutto la grande ricaduta di questa guerra sulla popolazione: l'autore conta 41 milioni di vittime in Europa di cui quasi 22 civili. Sono stati usati come uno scudo umano, bombardati, freddati per le strade, deportati in campi di lavoro e di concentramento o lasciati morire di fame.

Soprattutto in Polonia e Jugoslavia, i nazisti hanno compiuto le peggiori atrocità sulla popolazione civile, ma non solo: dopo la presa di Leningrado (l'attuale San Pietroburgo), la città è stata lasciata morire di fame. Un milione e mezzo di persone sono morte a causa della chiusura di tutte le vie di rifornimento per più di un anno. Persino Stalin non ha permesso ai suoi stessi cittadini di evacuare la città, e ha lasciato morire circa un milione di russi nei Gulag. La bomba atomica angloamericana lanciata su Nagasaki e Hiroshima è l'emblema della strage di civili. E anche sul fronte tedesco, dopo il crollo del regime nazista, hanno perso la vita tra le 600.000 e i tre milioni di persone per l'avanzata delle truppe sovietiche.

Meno conosciuta per noi, che a scuola abbiamo studiato quasi solo la situazione in Europa, è la prospettiva asiatica: la Cina, ad esempio, è al secondo posto per numero di vittime (subito dopo l'Unione Sovietica) perché il governo ha sacrificato consapevolmente i suoi stessi cittadini. Considerate le dimensioni mastodontiche della cosa, ci sono decine di aneddoti da raccontare: per esempio, quando i nazionalisti cinesi hanno aperto una diga nel Fiume Giallo per bloccare l'avanzata dell'esercito giapponese, sono morti affogati circa mezzo milione di civili—tre volte il numero di vittime dello Tsunami del 2004, per dire.

Resoconto dei morti alla fine del conflitto. Nessuna guerra ha mietuto così tante vittime. Immagine: Neil Halloran/Vimeo

Alla fine ci si chiede cosa ci renda più tristi, se i 71 milioni di caduti rappresentati in blocchi di piccoli omini pressati tutti insieme e sistemati in fila come un esercito di soldatini—oppure gli imbecilli che commentano su fallen.io, il sito di Hallorans, dicendo che dopo tutto Stalin era un tipo a posto.

Certi discorsi, che sono fin troppo frequenti, fanno quasi credere che l'umanità non abbia imparato niente dal suo passato. Ma è anche a questo che serve il lavoro di Hallorans: a gettare una luce positiva sulle nostre facoltà di apprendimento:

Le guerre purtroppo continuano, ma i morti per fortuna diminuiscono. Immagine: Neil Halloran/Vimeo

Per fortuna i caduti sono sempre meno. C'è un chiaro trend negativo nel numero di vittime della guerra in rapporto alla popolazione mondiale, che dai tempi della Seconda Guerra Mondiale è quasi triplicata. 44 tra i paesi più ricchi del mondo non l'hanno combattuta, e da allora i paesi europei sono in uno stato di relativa pace tra di loro. Ovviamente tutto è relativo, basta pensare alla guerra di Jugoslavia.

Certamente ci sono ancora delle guerre in corso, che costano ancora troppe vite umane: ci sono ancora delle guerre civili, con o senza interventi esterni, guerre di paesi ricchissimi contro paesi poveri (USA vs. Afghanistan, Vietnam, Iraq) e guerre nascoste (il conflitto Russia-Ucraina.)

Ma nonostante tutto viviamo in un periodo di relativa pace, anche se questa parola è tanto vaga quanto la parola guerra. E mentre lavori come quello di Hallorans ci ricordano di non dimenticare il passato, non dobbiamo dimenticarci di avere a cuore le sorti del mondo presente e di cercare per quanto possibile di migliorarlo.

Leggi anche: I morti della Prima Guerra Mondiale riemergono dai ghiacciai in disgelo