Un ricercatore rischia il carcere per aver condiviso un paper scientifico

In Colombia, la pena per la tratta di esseri umani è minore di quella in cui potrebbe incorrere il giovane scienziato.

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mag 16 2017, 9:17am

Diego Gomez. Immagine via Karisma.org.co

Nel 2014, Diego Gomez, uno studente di biologia all'Università di Quindio in Colombia, trova in una biblioteca universitaria a Bogotà la tesi di un collega che sembra utile per i suoi studi sulla gestione di anfibi e rettili in via d'estinzione.

Vista la difficoltà ad accedere alla letteratura scientifica dalla sua piccola università, Diego fa quello che farebbe un qualsiasi ricercatore nella sua situazione e carica la tesi su Scribd perché altri i suoi colleghi ne possano far uso e costruire ed espandere su quei risultati. L'accademia tutta si basa su un sistema di bibliografia, citazioni e revisione tra pari, e la condivisione del sapere scientifico è indispensabile perché funzioni.

Ma l'autore della tesi accusa Gomez di aver violato i suoi "diritti economici e relativi" e denuncia il giovane studente, iniziando una lunga battaglia legale di cui si aspetta la sentenza il 24 Maggio. Diego rischia dai 4 agli 8 anni di carcere, per via delle draconiane leggi colombiane sul copyright.

Secondo la Electronic Frontier Foundation, queste leggi sono il diretto risultato di un accordo commerciale tra la Colombia e gli Stati Uniti, che ha portato nel 2006 e nel 2012 a due riforme della legge sul copyright che fossero in linea con il Digital Millennium Copyright Act americano, ma con restrizioni e sanzioni ancora più severe. Se è vero che lo stesso DMCA viene spesso abusato — cosa ha dimostrato di avere conseguenze indesiderate e di rendere la vita difficile più ai content creators che ai pirati — la legge colombiana ha problemi analoghi, ma portati ancora più all'estremo.

La campagna #CompartirEsNoDelito, promossa dalla no-profit colombiana Fondazione Karisma, ricorda nei sui banner che la pena per la tratta di esseri umani in Colombia è minore di quella in cui potrebbe incorrere il giovane scienziato.

Secondo la EFF, Gomez avrebbe due linee di difesa nel processo. Una sentenza della Corte Suprema Colombiana del 2008 infatti protegge chi, come Gomez, agisce in buona fede e non trae alcun profitto dalla violazione. L'altra considerazione legale riguarda specificamente l'accusa di aver violato i diritti economici dell'autore originale: se non c'è danno, non c'è reato. Pare effettivamente assurdo che condividere su internet una tesi completata 5 anni prima e che sarebbe altrimenti rimasta nascosta in una biblioteca possa ledere i diritti economici dell'autore originale, ma sarà il verdetto a stabilirlo.

Il caso di Diego è legalmente molto diverso da quello di Sci-Hub o di Aaron Swartz, ma, come gli altri, è un sintomo dei problemi che riguardano la disseminazione dei risultati scientifici. Nonostante gli sforzi dei movimenti per il libero accesso, la maggior parte della ricerca è ancora nascosta dietro barriere e paywall, concentrata nelle mani di un numero limitato di grandi editori, e con costi di accesso spesso esorbitanti (attorno ai 35 dollari per articolo). Anche quando l'accesso alle pubblicazioni è gratuito, restrizioni di copyright ne ostacolano la diffusione e condivisione; al punto che sono nati strumenti come "How Can I Share It", un sito che aiuta gli scienziati a navigare il campo minato di copyright e contratti di licenza e fornisce informazioni su se, e come, è lecito condividere una pubblicazione scientifica.

Queste barriere, che riducono l'efficienza della ricerca, aumentano i costi e rallentano in generale il progresso scientifico, colpiscono in maniera sproporzionata studenti e ricercatori nei paesi in via di sviluppo, ma anche chi lavora in piccole università che non possono permettersi i costi sempre più esorbitanti per accedere alle riviste scientifiche. Persino la biblioteca universitaria di Harvard dice che la situazione è fiscalmente insostenibile.

Alcuni editori, visto il numero di casi di condivisione non autorizzata sempre più alto, stanno cercando di rivoluzionare il loro modello di business, ma i progressi sono lenti. Il movimento open access ha tutta l'intenzione di rendere certi colossi obsoleti, con l'aiuto di no profit come la Gates Foundation che imposto la pubblicazione open access di tutti gli studi che finanzia, o iniziative come Unpaywall o l'Open Access Button, strumenti che cercano automaticamente alternative ad accesso libero legali nelle più disparate banche dati.

"Se l'Open Access fosse la regola, casi come il mio sarebbero obsoleti. Non ci sarebbe nessun dubbio che la cosa giusta da fare è far circolare il sapere, di modo che possa servire chiunque," scriveva Diego in una lettera a febbraio, prima dell'ultima udienza.