Un computer ha superato il test di Turing fingendosi un adolescente

L'esperto di IA Kevin Warwick ci ha raccontato come il suo programma "adolescente" Eugene Goostman ha passato il famoso test uomo vs macchina.

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09 giugno 2014, 4:01pm
Alan Turing. Immagine: Flickr/Tim Ellis

Grande notizia del weekend: stando a quello che si dice un programma informatico ha superato il test di Turing, e secondo quanto sostengono gli esperti questa è la prima volta che una IA ha legittimamente ingannato delle persone facendole credere di essere un umano.

La geniale macchina che ha vinto questo riconoscimento è conosciuta come Eugene Goostman, un programma sviluppato in Russia nel 2001 che impersona un ragazzino ucraino di 13 anni. In una serie di conversazioni in stile chatroom, “egli” è riuscito a convincere di essere un umano il 33 percento di un team di giudici —il che pone la sua performance di poco oltre la soglia del 30 percento indicata da Alan Turing come raggiungibile entro l’anno 2000 nel suo articolo “Computing Machinery and Intelligence.”

“Ci siamo attenuti al test di Turing come progettato da Alan Turing nel suo articolo; ci siamo attenuti quanto più rigorosamente possibile a quello,” mi ha detto Kevin Warwick, uno degli organizzatore dell’evento alla Royal Society di Londra di questo weekend. Vice rettore per la ricerca alla Coventry University e considerato da alcuni come il primo cyborg del mondo, Warwick conosce un paio di cosette sulla relazioni umani-computer, e io gli ho chiesto di raccontarmi come è stato eseguito il test.

Ecco quello che è successo: trenta giudici hanno avuto delle conversazioni con due differenti partner su uno schermo diviso—uno umano, l’altro una macchina. Dopo aver chattato per cinque minuti, dovevano scegliere quali dei due fosse l’umano. “È un compito abbastanza complesso per la macchina perché non sta soltanto provando a mostrare che è un umano, ma sta anche cercando di mostrare che è più umano dell’umano contro cui sta gareggiando,” ha detto Warwick. Cinque macchine hanno preso parte al test, ma solo Eugene l’ha superato, ingannando un terzo dei suoi interlocutori.

Potrebbe sembrare che non si tratti di una grossa vincita, ma Warwick ha spiegato che il 33 percento è davvero un risultato abbastanza impressionante vista la natura del test. Se ci sono due umani uno contro l’altro, il massimo che possono sperare di raggiungere sarebbe il 50 percento—altrimenti il loro concorrente sarebbe considerato inumano.

Warwick rintraccia il successo di Eugene nella sua capacità di mantenere logicamente fluente la conversazione, ma senza la perfezione robotica (o il nonsense robotico, come abbiamo già visto con chatbot come Cleverbot). Eugene può iniziare le conversazioni, ma non lo fa di punto in bianco, e risponde a domande fattuali più come un umano —“e questo non significa fornire la risposta corretta.” Errare è umano, e rispondere a una domanda fattuale con “Io non lo so” è più convincente che recitare una risposta in stile enciclopedico.

Il riuscito inganno di Eugene è stato aiutato dal fatto che possiede una personalità realistica. Warwick ha detto che non ci si rende conto più di tanto che sia ucraino, ma è chiaro che sia un ragazzo adolescente (e alcuni degli “umani nascosti” che partecipavano al test erano anche loro degli adolescenti). “Durante le conversazioni può essere un po’ più gergale, se volete. Possono esserci alcune espressioni colloquiali, alcune sfumature moderne con riferimenti alla musica pop che solitamente non si riscontrano molto parlando con un professore di filosofia o qualcosa del genere,” ha detto “è un figo; sta sul pezzo.”

Warwick ammette che il personaggio adolescente può essere più semplice da simulare per un computer, specialmente se gli interlocutori sono degli adulti che non sono così familiari alla cultura giovanile. Chiedete a Eugene qualcosa sui Beatles e vi parlerà di una band più figa di cui non avete mai sentito parlare. Proprio come un vero adolescente.

Ma quali sono le conseguenze di questa pietra miliare nella computazione? È la fine del credere che chiunque incontrate su internet non è soltanto chi dice di essere ma anche cosa dice di essere? Sicuramente è un passo in quella direzione—e questo potrebbe avere delle applicazioni pericolose. Ma Warwick ha suggerito anche che IA come Eugene possono lavorare anche per l’altro fianco della battaglia al cyber-crimine. Ha immaginato un futuro in cui i bot possono stare online 24/7 monitorando la potenziale attività criminale per le forze dell’ordine: “Macchine che combattono contro macchine, per così dire, sarebbe il risultato finale.”