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Il riscaldamento globale sta spostando i confini tra Italia e Austria

Livia Albeck-Ripka

I ghiacciai al confine tra Italia e Austria si stanno sciogliendo, e con loro anche i confini nazionali che definivano.

Il ghiacciaio Graffemer definisce parte del confine tra Italia e Austria. I dispositivi di tracciamento GPS monitorano lo scioglimento del ghiacciaio e, di conseguenza, lo spostamento del confine. Foto di Delfino Sisto Legnani.

Questo articolo è apparso nel numero di giugno di VICE Magazine.

Nel 1991, due alpinisti tedeschi di passaggio per il confine settentrionale italiano con l'Austria si sono imbattuti in uno strano e raggrinzito oggetto marrone incastrato nella neve. Hanno subito pensato al cadavere di uno scalatore poco fortunato, così Erika e Helmut Simon hanno scattato una foto e hanno continuato la loro camminata verso il bed & breakfast sulle Alpi Venoste in cui pernottavano—Lì, hanno raccontato ai padroni di casa la storia della scoperta.

Sono quattro i giorni che sono serviti alla squadra di scienziati forensi per riuscire a recuperare il corpo dal ghiaccio. Quando sono riusciti ad estrarlo, piccoli pezzi di cuoio, corda e fieno hanno cominciato ad affiorare nel ghiaccio sciolto. Gli scienziati hanno raccolto questi detriti, hanno chiuso il corpo in un sacco cernierato e sono volati in elicottero verso la vicina Vent, in Austria, dove è stato posto in una bara di legno e portato su un carro funebre verso l'Istituto di Medicina Legale di Innsbruck.

Due giorni dopo, l'archeologo Konrad Spindler ha notato gli strani detriti raccolti in un sacchetto di plastica e recuperati sulla scena: un pezzo di legno, preso dalla mano destra del corpo, e una lama di rame da 10 centimetri. Non si trattava di un alpinista, ma di un uomo con 5.000 anni sulle spalle; la sua accetta ha rivelato che i Simons avevano appena scoperto una delle mummie meglio conservate della storia. Nell'esplosione mediatica consumatasi il giorno dopo, un giornalista viennese ha soprannominato il cadavere Otzi, in onore di una valle austriaca vicino al confine, ma le autorità italiane hanno cominciato a insistere che il cadavere era stato rinvenuto nel loro territorio e l'hanno invece chiamato L'Uomo venuto dal ghiaccio.

Il confine, tracciato lungo il ghiacciaio del Monte Similaun—un grande strato di ghiaccio che può scorrere di quasi 10 metri l'anno—, ha reso quasi impossibile determinare chi dovesse possedere la mummia. Il mese successivo, il confine è stato ri-analizzato per la prima volta dal post-Prima Guerra Mondiale. Il corpo, si stabilisce infine, è stato rivenuto un centinaio di metri verso l'Italia.

Oggi, il confine si è spostato ulteriormente. È normale che i ghiacciai scivolino, ma la minaccia del riscaldamento globale ha accelerato questo processo più di quanto chiunque avrebbe potuto prevedere. Infine, questo confine geo-definito finirà probabilmente per sparire. Ad aprile 2016, 25 anni dopo la scoperta di Otzi, un team di geologi, geofisici e designer si è imbarcato per una spedizione—L'obiettivo: installare dei sensori GPS per registrare la posizione del confine in tempo reale e raccogliere informazioni sul ghiacciaio di Grafferner, posto di fronte al Monte Similaun, e le cui piccole dimensioni lo rendono un ottimo barometro per il riscaldamento globale. Sono andato con loro.

Sono serviti tre elicotteri per portare tutta la squadra da 13 persone a Grafferner. Imbottiti di equipaggiamento per proteggerci dai -10°, abbiamo effettuato la scalata quattro o cinque alla volta, salendo fino a 3.500 metri dal livello del mare fino al plateau del ghiacciaio, una pianura bianca circondata dai picchi delle Dolomiti. Dopo che il pilota ha sganciato i 300 chilogrammi di equipaggiamento, raccolto in una rete sotto il ventre dell'elicottero, ci ha lasciato lì per nove ore.

La squadra si è divisa a metà per installare i dispositivi per il tracciamento del confine, trascinando l'attrezzatura su dei trolley che lasciavano dietro di sé le lunghe scie del nostro passaggio. Ogni dispositivo—che conteneva un sensore, una batteria e un sistema di riscaldamento per essere in funzione anche sotto lo zero—doveva essere fissato al ghiaccio. Nel frattempo, due dei geofisici, Roberto Francese e Aldino Bondesan, hanno cominciato a scavare delle buche a un metro di profondità per superare la neve di superficie e arrivare al ghiacciaio vero e proprio, dove hanno poi piazzato dei sismometri sul ghiaccio per misurare la profondità attraverso le vibrazioni, per determinare quanto il Grafferner si fosse sciolto lo scorso anno. "Se continua così," ha sospirato Francese, "questo ghiacciaio potrebbe sparire nei prossimi vent'anni."

"Anche le strutture più grandi e stabili come le montagne o i ghiacciai possono mutare in pochi anni. Stiamo vivendo in un pianeta che sta cambiando, e stiamo cercando di stabilire delle regole, di trovare un significato, ma questo significato è completamente artificiale perché alla natura delle nostre congetture, fondamentalmente, non frega un cazzo." — Marco Ferrari

Per un ghiacciaio è normale perdere parte della sua massa mediante scioglimento, che stagionalmente poi torna a ghiacciarsi, e di scivolare leggermente durante l'anno. Ma negli ultimi trent'anni, le temperature crescenti hanno generato una preoccupante accelerazione nel processo di scioglimento, particolarmente rilevante nel caso di piccoli ghiacciai come il Grafferner. "In un secolo, abbiamo perso il settanta percento della superficie ghiacciata," ha detto Bondesan, coordinatore del Comitato Italiano Glaciologico. "Gli scienziati non hanno abbastanza informazioni per capire se si tratta di un cambiamento temporaneo—prodotto dall'uomo, questo è quasi certo—o solamente una fluttuazione che tornerà in regola in un centinaio di anni," ha detto, con i baffi ricoperti dal ghiaccio e infarciti dallo speck che avevamo mangiato a colazione alla Pensione Leithof di Vernago, una destinazione turistica europea situata nel lato italiano della vallata.

Leithof è uno dei più piccoli hotel delle Dolomiti, e nonostante si trovi in un area che ha appena superato il febbraio più caldo di sempre, gli affari vanno ancora a gonfie vele. Ma il manager dell'hotel, Rainer Alois, spiega che questi cambiamenti lo preoccupano. In quello che di solito è il periodo più freddo dell'anno, a metà gennaio, i cannoni spara-neve artificiale erano ancora in funzione sulle piste. "Il ghiacciaio si è ritirato parecchio durante gli ultimi anni, si vede a occhio," mi ha spiegato Alois. "Sono già abbastanza vecchio. Quando morirò il ghiacciaio sarà ancora lì. Ma per le persone più giovani, per loro sarà un bel problema."

Questi mutamenti devastano la guida alpina locale Robert Ciatti." Mi manca il ghiacciaio, era diverso quando ho cominciato a scalarlo. Per me questi ghiacciai sono vita. Ora, quando lo vedo d'estate, e posso vedere le rocce sotto il ghiaccio, ed è tutto sporco—È una cosa tristissima."

I sensori GPS posti sopra il ghiacciaio, che ne misurano le coordinate mentre scivola. Un membro del Comitato Italiano Glaciologico ha detto, "Negli ultimi cent'anni abbiamo perso il 70 percento della superficie del ghiacciaio."


Bondesan spiega, comunque, che è più preoccupante considerare questi mutamenti per il rischio che corrono le nostre riserve naturali, più che le mete turistiche. I ghiacciai contengono il 69 percento dell'acqua dolce del mondo—La risorsa più importante presente sulla Terra. Aggiungiamo questo fattore all'idea di un innalzamento di oltre 60 metri del livello del mare, ed ecco l'inizio di un effetto domino su scala globale. "La cosa terrificante," ha aggiunto Stefano Picotti dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, con noi nel viaggio, è che "questo esperimento non è mai stato fatto in natura."

"Il cambiamento climatico si sta consumando molto in fretta e su una scala così ampia che ci sta obbligando a cambiare i confini di una nazione," ha spiegato la guida della spedizione Marco Ferrari. Mentre il confine che abbiamo calpestato è stato monitorato dal trattato di St. Germain del 1919, il progetto di Ferrari, Italian Limes (confini, in latino) per la prima volta esegue lo stesso compito in maniera costante e precisa. I confini di una nazione sono "ciò che consideriamo sempre come stabili, come uno strumento politico, la fondazione di uno stato moderno, ciò che c'è di più sacro, ma queste grandi trasformazioni naturali rendono chiaro quanto pervasivi e allarmanti siano questi mutamenti," ha detto. "Anche le strutture più grandi e stabili come le montagne o i ghiacciai possono mutare in pochi anni. Stiamo vivendo in un pianeta che sta cambiando, e stiamo cercando di stabilire delle regole, di trovare un significato, ma questo significato è completamente artificiale perché alla natura delle nostre congetture, fondamentalmente, non frega un cazzo."


Il confine, visto da questo ghiacciaio, a cinque ore e mezza di cammino dalla città più vicina, in una regione relativamente incontaminata dell'Europa, potrebbe non sembrare il teatro di scontri politici molto sentiti a livello locale, invece, è caratterizzato da una certa tensione mai superata tra austriaci e italiani in tutto il Sud Tirolo, un territorio riconsegnato all'Italia dopo la Seconda guerra mondiale. Spesso, dei vandali di lingua tedesca rubano le indicazioni in italiano che segnalano i sentieri escursionistici del Similaun, come segno di protesta.

Sulla via del ritorno ci siamo fermati a Bolzano, dove il Monumento alla Vittoria voluto da Mussolini rievoca l'eredità fascista della città. Il governo ha recintato il monumento, che costituisce ancora motivo di attrito tra le comunità di lingua italiana e tedesca, per proteggerlo da eventuali atti di vandalismo.

Abbiamo distrutto il 10 per cento delle barriere coralline del mondo, messo in pericolo un terzo delle specie di anfibi, creato una chiazza di immondizia galleggiante grande il doppio degli Stati Uniti e rischiamo di perdere la nostra risorsa primaria di acqua dolce: i ghiacciai.

Durante una cena ad alto tasso alcolico, il docente presso la Libera Università di Bolzano, Simone Simonelli mi ha raccontato come, sotto la superficie placida della città, si agitano comunque delle tensioni culturali. Proprio quel giorno, Simonelli, passeggiando per Bolzano, si era imbattuto in un piccolo corteo di protesta anti-migranti voluto dalla destra. Il pomeriggio seguente, invece, la polizia austriaca si è scontrata con 500 attivisti italiani che richiedevano a gran voce un atteggiamento di maggiore accoglienza nei confronti dei rifugiati presso il Brennero, dove, negli ultimi mesi, migliaia di migranti hanno cercato di passare il confine, sfruttando la politica delle frontiere aperte dell'Europa stabilita grazie all'accordo di Schengen. Entro la fine del mese, il governo austriaco ha iniziato la costruzione di un rete di filo spinato per frenarne l'afflusso.


Negli ultimi anni, questa serie di frontiere apparentemente tranquille è diventata lo scenario in cui si è scatenata quella che Ferrari descrive come "una psicosi del Ventunesimo secolo" a base di controlli di polizia, soldati, barriere divisorie, campi profughi e sfollati. "La cartografia è sfruttata come strumento politico per giustificare i confini, ma i confini naturali sono pura geometria a cui noi—esseri umani, diamo un valore politico," ha spiegato. "Anche Schengen, che consideriamo una conquista dell'Europa moderna, è solo un accordo politico che può cambiare da un momento all'altro. Le frontiere sono costrutti completamente artificiali. Allo stesso modo in cui possiamo definirle, possiamo benissimo rifiutarle."

Un elicottero si allontana dopo aver lasciato il team di scienziati su un ghiacciaio ai piedi del Monte Similaun. Il gruppo ha installato dei sensori GPS che monitorano i movimenti del ghiacciaio in tempo reale.

Diciotto anni fa, gli austriaci hanno restituito Ötzi alle autorità italiane dopo avere completato i loro esami scientifici. Ora, la mummia riposa in una stanza con livello di umidità controllato presso il Museo Archeologico dell'Alto Adige, dove la si può osservare riparata dietro un doppio vetro. Poco prima della sua morte, l'uomo venuto dal ghiaccio aveva fatto una cena a base di cereali e carne di stambecco. La sua ascia—realizzata con il metallo dal quale prende il nome la sua epoca, ovvero quella del Rame—ci fa capire che Ötzi era probabilmente un uomo di status sociale elevato. Infatti, solo i ricchi potevano permettersi articoli di lusso simili.

Da un certo punto di vista, non siamo cambiati così tanto in 5.000 anni—i benestanti cercano di tagliare fuori i meno abbienti; l'unica differenza è capire se il pianeta che condividiamo potrà continuare a sostenerci. La nostra era viene comunemente definita "Antropocene", un'epoca senza precedenti in cui gli esseri umani hanno trasformato il pianeta per sempre. Abbiamo distrutto il 10 per cento delle barriere coralline del mondo, messo in pericolo un terzo delle specie di anfibi, creato una chiazza di immondizia galleggiante grande il doppio degli Stati Uniti e rischiamo di perdere la nostra risorsa primaria di acqua dolce: i ghiacciai. Abbiamo modificato molto di più che dei semplici confini.

"Esistono varie proposte che vengono portate avanti per capire come la Terra possa reagire ai mutamenti," ha spiegato Bondesan. Per ora, la soluzione migliore per scongiurare la fusione del ghiacciaio—una proposta non così brillante, a dire il vero, secondo i geofisici—sarebbe quella di ricoprirlo con una sorta di copertura bianca per riflettere i raggi del sole. Questa si renderebbe particolarmente necessaria dal momento in cui i venti caldi provenienti dal deserto del Sahara soffiando verso nord, trasportano la sabbia, rendendo i ghiacciai più scuri e attirando la luce, in questo modo, il tasso di fusione in una regione già a rischio viene triplicato.

L'estate prima della scoperta di Ötzi, queste tempeste di sabbia hanno fatto ritirare il ghiaccio in maniera sufficiente a da far riemergere la mummia. Quando siamo tornati a Similaun, la sabbia color ocra aveva invaso di nuovo il paesaggio di un bianco accecante. A differenza delle persone provenienti dal continente africano, la sabbia può viaggiare per migliaia di chilometri senza curarsi delle frontiere. Il ghiacciaio sferzato dal vento, con le sue cime estremamente somiglianti alle dune, ricordava molto l'ambiente sahariano. Forse come presagio, perché "senza i ghiacciai," ci ha avvertito Francese, "probabilmente le Alpi sarebbero una specie di deserto."

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