La nuova legge europea sul copyright stravolgerà TUTTO internet: fermiamola

L'Unione Europea sta per mettere degli assurdi filtri che impediranno di caricare foto, video, musica di cui non si posseggono i "diritti".

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giu 18 2018, 12:59pm

Immage: Shutterstock

Cory Doctorow è un autore di fantascienza, attivista, giornalista e blogger. È il co-redattore di Boing Boing. Lavora per la Electronic Frontier Foundation, con il MIT Media Lab Research, insegna Computer Science alla Open University ed è tra i fondatori di UK Open Rights Group.

Siamo al capitolo finale dei catastrofici filtri di upload — e il tempo sta finendo.

Stando all'articolo 13 della nuova direttiva europea sul copyright, ogni servizio che permette agli utenti di postare testi, canzoni o video per il consumi pubblico deve implementare un filtro che controlla se i contenuti dell'utente sono simili ad altri lavori coperti da copyright. Se così è, si applica una forma di censura.

Se questo vi suona familiare, è perché il sistema è molto simile al Content ID di YouTube, che costa milioni (YouTube ha dichiarato di aver speso 60 milioni nel 2016 per mantenerlo), ed è odiato da tutti. Stando agli utenti, Content ID blocca ogni tipo di materiale legittimo (anche semplicemente caricare è diventato impossibile, per via delle rivendicazioni di copyright un po' dubbie). Grandi gruppi di detentori di diritti, tipo la Universal Music, dicono che anche se si possono caricare milioni di voci nella blacklist in una volta sola, YouTube non sta lavorando abbastanza per togliere gli upload. Si tratta di un tool maldestro, e non piace a nessuno.

La proposta dell'EU raddoppia il fallimento da 60 milioni di dollari dell'azienda americana e lo trasforma in legge europea, ma estesa a ogni tipo di lavoro protetto da copyright. Immaginate Content ID, ma per TUTTO: commenti del blog, tweet, contenuti di Github, foto di instagram, risposte ad articoli di giornale, profili di dating.

L'articolo 13 non solo ripropone le caratteristiche peggiori di Content ID, ma fallisce nell'imparare dai suoi aspetti negativi. Per esempio, Content ID ha un serio problema di frode: ognuno, dal candidato presidenziale alle reti televisive locali, hanno reclamato copyright su materiali che non gli appartengono, a volte per malizia a volte perché semplicemente non hanno problemi a censurare.

Stando alla proposta EU, non ci sono penalità per la frode. Potresti caricare tutta Wikipedia su Wordpress e dire che è tua, e ogni sito di Wordpress che abbia mai citato Wikipedia verrà immediatamente censurato. E resterà così finché qualcuno non convincerà Wordpress che tu non possiedi i diritti d'autore ti tutta Wikipedia. Oppure potresti caricare tutto il catalogo di Getty Images e nessun giornale riuscirebbe a twittare articoli contenenti immagini di Getty. Le opportunità di questo tipo sono infinite.

L'articolo 13 è spesso descritto come un modo per bilanciare gli interessi delle media company e le piattaforme di tecnologia ma omette completamente gli interessi delle centinaia di milioni di europei che non lavorano per le Big Tech o per le grosse aziende che detengono il copyright.

Se posti una cosa che è vista male da un filtro, o perché qualcuno ha erroneamente reclamato dei diritti su di essa o perché il filtro ha ignorato i diritti che hai tu, non hai modo di rimediare. Puoi chiedere all'azienda di sbloccare il tuo materiale, e se non sei d'accordo con la loro risposta, devi contattare i tuoi avvocati per dimostrare che hai ragione.

La commissione europea, credendo che l'articolo 13 possa essere attuato con un compromesso tra i giganti dell'industria, ha descritto per sommi capi alcune vaghe protezioni che ha preso in considerazione. Ciò include una vaga allusione al fatto che gli stati membri dovrebbero avere "corpi indipendenti" per gestire le lamentele. C'è bisogno che sia chi detiene i diritti e le compagnie tech assicurino che queste censure algoritmiche siano "effettive". E dice che le "microimprese" e altri dovrebbero utilizzare filtri proporzionati — ma devono anche implementarli per evitare problemi.

Nessuna di queste soluzioni parla alle esigenze degli utenti. Al contrario. Quando si tratterà di evitare responsabilità, sappiamo che la maggior parte delle industrie di tech avranno la legalità dalla loro parte, anche se questo porterà a mettere offline in maniera permanente i contenuti degli utenti. Se solo queste compagnie e i detentori dei diritti potessero pronunciarsi, direbbero che l'ultima cosa di cui devono preoccuparsi è che gli utenti comuni carichino qualcosa con cui nemmeno si arricchiscono — parodie, recensioni di videogiochi, fan fiction, o video in cui si filmano tutti i giorni mentre cantano canzoni di cui non hanno i diritti. Faranno un accordo, come Google ha già fatto con Hollywood e con l'industria musicale su YouTube, e taglieranno fuori tutti gli utenti comuni.

Gli upload filter erano una cattiva idea quando i titani corporate americani li avevano utilizzati volontariamente, e sono un’idea ancora peggiore oggi che l’Unione Europea vuole forzare qualunque competitor europeo a battere le grandi aziende americane nella loro corsa verso il fondo della palude delle leggi inutili. Questa proposta trasforma una baruffa interna all’industria che ha trasformato YouTube in uno spazio frustrante per molti dei suoi creator, in una barriera di censura automatica e inevitabile per qualunque utente di internet in Europa. Inoltre, gli unici provider su larga scala di questi filtri black-box sono altri titani tech americani, e ciò significa che qualunque contenuto pensato per la pubblicazione per e dagli utenti internet europei dovrà fare un doppio viaggio attraverso dei server americani, permettendo alle aziende americane di spiare e censurare il dibattito pubblico in Europa, per di più venendo pagato milioni per farlo.

Se tutto questo ti sembra distruttivo ed inattuabile a tal punto da non sembrare vero, hai quasi ragione: è distruttivo e inattuabile, ma il Parlamento Europeo è davvero sul punto di trasformare questa terribile e stupida idea in una legge che varrà per 28 paesi.

Il comitato di Affari Legali del Parlamento Europeo voterà questa proposta il 20 e il 21 giugno. Il tuo Rappresentante al Parlamento deve sentire la tua voce oggi. Chiamalo o mandagli una mail .

Ma ancora più importante: dillo ai tuoi amici. Che si tratti di un sito di dating, di aste online, di una piattaforma per la gestione di codice sorgente, di un social media, tutti i servizi che permettono alle persone di parlare verranno colpiti da questa assurda proposta. Un’idea che farà equivalere internet alla TV satellitare, trasformandola in un medium in cui le grandi aziende possono licenziarsi materiale a vicenda lasciando il resto di noi passivo davanti allo schermo, impegnati a guardare qualunque cosa ci venga propinata e incapaci di caricare qualsiasi cosa sulla rete.