È ufficiale: l’Italia conserverà per 6 anni i tabulati telefonici e telematici

In nessun altro paese europeo il periodo di conservazione dei dati è così lungo.

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nov 9 2017, 12:22pm

Ieri pomeriggio la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva una legge che stravolge la privacy dei cittadini italiani e che è in totale disaccordo con le indicazioni della Corte di Giustizia Europea.

Avevamo già parlato di questa legge quando a luglio era stata introdotta in sordina con un emendamento, ma ora l’incubo è reale. I dati del traffico telefonico — incluse le chiamate senza risposta — e di quello telematico saranno conservati per 6 anni.

In nessun altro paese europeo si raggiunge un periodo così esteso. E persino la conservazione precedente, 24 mesi per il traffico telefonico e 12 per quello telematico, era in violazione dei principi sanciti dalla Corte di Giustizia Europea.

Questa legge è stata ampiamente criticata da tutti gli esperti di diritto digitale, persino il Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, aveva sottolineato che c’è il rischio di disporre così di una sorveglianza generalizzata e massiva, quando invece deve “fondarsi su requisiti individualizzanti, rivolgendosi cioè nei confronti di soggetti coinvolti, in qualche misura, in attività criminose.”

Sembra quindi che ogni cittadino venga così considerato come un potenziale sospetto: pertanto, tutte le informazioni relative ai contatti chiamati, l’ora ed il giorno della comunicazione e la durata stessa della chiamata, saranno conservate per 6 anni.

Come se questo non bastasse, lo stesso trattamento spetta anche alla nostra attività su internet: ogni volta che faremo una ricerca su Google, ogni volta che posteremo una foto su Instagram, ogni volta che useremo la nostra app di incontri, quell’attività sarà registrata dalle aziende di telecomunicazioni.

Queste informazioni possono rivelare i rapporti che abbiamo con le persone sulla nostra rubrica — familiari, affetti, lavoro — ma persino indicare quando siamo stati svegli fino a tardi persi nelle nostre ricerche su internet.

Un database del genere, inoltre, potrà essere un bersaglio succoso per gli attacchi degli hacker, come sottolinea l’avvocato Fulvio Sarzana intervistato su La Repubblica, con il rischio di mettere in pericolo ulteriormente la privacy dei cittadini.

La Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD) e l’Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights, due associazioni che seguono da vicino gli sviluppi digitali dell’Italia, sottolineano aspramente i rischi per i diritti dei cittadini introdotti con questa legge e ritengono paradossale “che le compagnie di telecomunicazioni non abbiano fatto sentire la propria voce.”

Ci rimane un’unica speranza: qualche giudice italiano dovrebbe sottoporre il caso alla Corte di Giustizia Europea che potrebbe così invalidare la legge.