Secondo questo futurologo, Trump determinerà il crollo definitivo degli USA

Nel 2000, Galtung fu il primo a prevedere che l’ ‘impero USA’ sarebbe tramontato entro 25 anni.

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14 dicembre 2016, 10:16am

Johan Galtung. Immagine: International Students Committee/Wikimedia

Johan Galtung, il sociologo che ha previsto il declino dell'Unione Sovietica e candidato al Premio Nobel per la Pace, ci sta mettendo in guardia: sotto l'amministrazione di Donald Trump, il potere globale degli USA è destinato a tramontare.

Il professore norvegese, che insegna presso la University of Hawaii e la Transcend Peace University, è conosciuto come 'il padre fondatore' della disciplina accademica Studi per la pace e sui conflitti. Ha previsto, in modo dettagliato, molti eventi importanti a livello mondiale, tra i quali il più famoso tra tutti è il declino dell'Impero Sovietico.

Nel 2000, Galtung fu il primo a prevedere che l' 'impero USA' sarebbe tramontato entro 25 anni.

Galtung ha anche previsto, con precisione, la rivoluzione iraniana del 1978, la protesta di piazza Tienanmen, avvenuta in Cina nel 1989, le crisi economiche del 1987, 2008 e 2011, e anche gli attacchi dell'11 settembre—tra i tanti eventi da ricordare, secondo Dietrich Fischer (venuto a mancare nel 2012), direttore accademico dell'European University Center for Peace Studies.

Nel 2000, Galtung fu il primo a prevedere che l' 'impero USA' sarebbe tramontato entro 25 anni. Però dopo l'elezione del Presidente Bush, modificò la sua posizione affermando che sarebbe successo cinque anni prima perché, sostenne, la politica di Bush, basata su un militarismo estremo, avrebbe accelerato il processo.

Dopo l'elezione di Trump, pensavo che sarebbe stato prudente contattare Galtung per capire quale fosse la sua previsione in merito agli USA. Galtung ha detto a Motherboard che Trump avrebbe probabilmente continuato su questa traiettoria di declino accelerato—che potrebbe anche avvenire con più rapidità. Certo, con la tipica cautela scientifica, ha detto che preferirebbe vedere le effettive politiche di Trump prima di esprimere un giudizio chiaro.

Il modello

Galtung ha un dottorato di ricerca in sociologia e uno in matematica, e qualche decennio fa ha promosso una teoria della "sinergia delle contraddizioni sincronizzate", fondamento delle sue previsioni. Il modello si basava sulla comparazione dell'ascesa e della caduta di 10 imperi storici.

Nel 1980, Galtung ha usato il suo modello teorico per mappare l'interazione di diverse contraddizioni sociali presenti all'interno dell'impero sovietico, che lo condusse a prevedere la sua caduta entro 10 anni.

"Pochissimi gli credettero in quel momento", ha scritto Dietrich Fischer in Pioneer for Peace, biografia e antologia principale delle opere di Galtung, "ma è accaduto ciò che aveva previsto il 9 novembre del 1989, due mesi prima del limite temporale prefissato, il 1990."

Riguardo all'URSS, il modello di Galtung ha identificato cinque chiavi strutturali di contraddizioni nella società sovietica che, ha detto, sarebbe giunta inevitabilmente alla sua frammentazione—a meno che l'URSS non avesse affrontato una trasformazione radicale.

Il modello funziona così: più le contraddizioni aumentano, maggiore è la probabilità che causeranno una crisi sociale che potrebbe sovvertire l'ordine esistente.

Nel caso dell'URSS, le contraddizioni strutturali più importanti sono state le seguenti: la working class era repressa sempre di più e incapace di auto-organizzarsi in organizzazioni sindacali (suona ironico, considerate le preteste comuniste del paese); la 'borghesia' benestante o élite aveva soldi da spendere ma niente da comprare dalla produzione interna, che portava a una stagnazione economica; gli intellettuali russi volevano più libertà di espressione; le minoranze volevano più autonomia; e i contadini più libertà di movimento.

Alla fine, poiché le strutture centralizzate più importanti dell'impero sovietico non erano in grado di trovare una soluzione a queste pressioni sempre più intense, le organizzazioni gerarchiche sarebbero giunte al disfacimento.

In seguito, Galtung ha cominciato ad applicare questo modello agli Stati Uniti. Nel 1996, ha scritto un paper scientifico pubblicato dall'Institute for Conflict Analysis & Resolution della George Mason University, in cui affermava "gli USA seguiranno presto la stessa sorte delle [precedenti] costruzioni imperiali…declino e caduta."

Fascismo?

Il libro più importante di Galtung, The Fall of the American Empire—and then What? (edito nel 2009), contiene una interessante previsione per gli USA.

Il libro espone le "sinergie nella maturazione sincronica" di 15 contraddizioni che affliggono gli USA, le quali causeranno la fine del suo potere globale nel 2020—nel giro di soli 4 anni. Galtung ha detto che, in vista del declino, gli USA probabilmente passeranno attraverso una fase di "fascismo" reazionario.

Ha sostenuto che il fascismo americano potrebbe sorgere da una capacità di violenza terribile su scala globale; una visione della particolarità americana come "nazione più potente"; la credenza in una guerra finale tra il bene e il male; il culto di uno stato forte, a capo della lotta del bene contro il male e il culto di un "grande leader".

Galtung ha detto che, durante quest'era di declino, gli USA probabilmente passeranno attraverso una fase di "fascismo" reazionario.

Tutto ciò, ha affermato Galtung, è emerso nell'era Bush, e adesso sembra che sia giunto a compimento con Trump. Questo tipo di fascismo, ha detto a
Motherboard, è un sintomo di declino. Tra le 15 contraddizioni strutturali, il suo modello ne identifica alcune come motore del declino:
    • contraddizioni economiche come la 'sovrapproduzione relativa alla domanda', disoccupazione e aumento dei costi legati al cambiamento climatico;
    • contraddizioni militari che includono le tensioni in aumento tra gli USA, la NATO, e i suoi alleati militari, insieme all'insostenibilità economica crescente della guerra;
    • contraddizioni politiche che includono i ruoli in contrasto tra gli USA, le Nazioni Unite e l'Unione Europea;
    • contraddizioni culturali che includono le tensioni tra gli USA ebraico-cristiani e l'Islam, e altre minoranze;
    • e contraddizioni sociali che comprendono il divario crescente tra il cosiddetto 'sogno americano', l'idea che ognuno possa vivere bene in America attraverso un duro lavoro, e la realtà della vita americana (il fatto che sempre più persone non possano).

Il libro di Galtung indaga su come l'incapacità strutturale di risolvere contraddizioni di questo tipo causerà la disintegrazione del potere politico degli USA a livello globale e, probabilmente, anche a livello nazionale.

Declino globale

Trump ha detto chiaramente che c'è ancora bisogno delle truppe americane in Iraq e in Afghanistan, e ha anche proposto di inviarne altre in Iraq. Ha anche dichiarato che si dovrebbe estrarre il petrolio del paese. Ma ha criticato duramente (e in modo incoerente) le politiche militari degli USA.

A livello nazionale, Trump ha promesso di deportare 11 milioni di migranti illegali, costruire un muro tra gli USA e il Messico, obbligare i musulmani americani a sottoscrivere un registro del governo e proibire l'immigrazione dei musulmani verso gli USA.

Da un lato, Trump potrebbe offrire un'opportunità di evitare i conflitti potenziali con grandi rivali come la Russia e la Cina—dall'altro potrebbe, stupidamente, portare avanti più guerre unilaterali e peggiorare le contraddizioni interne relative alle minoranze.

Per Galtung, le proposte politiche incoerenti di Trump sono una prova evidente del profondo declino strutturale degli USA. "Lui [Trump] potrebbe ridurre i conflitti con la Russia, forse con la Cina, e anche con la Corea del Nord. Ma sta inasprendo i contrasti all'interno degli USA", come in rapporto ai diritti delle minoranze.

Da un lato, Trump potrebbe offrire un'opportunità di evitare i conflitti potenziali con i suoi grandi rivali come la Russia e la Cina—dall'altro, potrebbe, stupidamente, portare avanti più guerre unilaterali e peggiorare le contraddizioni interne relative alle minoranze.

Motherboard ha chiesto a Galtung se pensa che Trump contribuirà ad accelerare la sua previsione di un "collasso", o la rallenterà.

Anche se diamo a Trump il beneficio del dubbio, ha detto, assumendo che "preferisce risolvere i conflitti soggiacenti, in particolare con la Russia, piuttosto che fare la guerra—in altre parole non essere a favore di una politica imperialista—allora la risposta è sì, accelererà il declino dall'alto, e dal centro…Certo, ciò che farà come Presidente resta ancora da vedere."

Ma esattamente, cosa sta per crollare?

"Un impero non implica soltanto esercitare violenza a livello mondiale," ha detto Galtung. "Si tratta di una struttura che valica i confini, dotata di un centro, il paese imperialista, e una periferia, i paesi sottoposti. Il punto centrale dell'imperialismo è far sì che le élite della periferia lavorino per il centro."

Il paese centrale potrebbe essere una dittatura o una democrazia. Per Galtung, il declino dell'impero degli USA avverrà "quando le élite di periferia non vorranno più combattere le guerre degli USA, non vorranno più essere sfruttate dal centro."

Per Galtung, un segnale chiave del declino potrebbe essere l'atteggiamento di Trump verso la NATO. Il Presidente eletto ha detto che sarebbe felice di vedere la disgregazione della NATO se gli alleati degli USA non pagheranno i loro debiti. L'approccio di Trump, all'insegna del 'farcela da solo', ha detto Galtung, accelera e danneggia, al contempo, l'impero globale degli USA.

"Il declino ha due facce," ha detto Galtung. "Altri paesi rifiutano di essere 'buoni alleati': e gli USA dovranno combattere con loro da soli, bombardandoli, con droni guidati da un computer di un ufficio e con forze speciali che faranno massacri ovunque. Tutto questo sta già accadendo, a eccezione del Nord Europa. Probabilmente, non continuerà oltre il 2020, stabilisco questa deadline".

Disgregazione degli USA?

Questo collasso globale ha anche delle potenziali conseguenze a livello nazionale. Galtung ha detto che il declino del potere americano in ambito mondiale probabilmente danneggerà anche la coesione interna.

"Riguardo a una struttura che oltrepassa i confini, penso a un collasso a livello globale, non nazionale. Ma avrebbe ripercussioni a livello interno, come sulla maggioranza bianca o anche sulle minoranze come gli hawaiani, gli inuit, gli indigeni americani, e sugli americani neri, forse sostenendo gli Stati Uniti come una comunità, una confederazione piuttosto che una 'unione'."

Questo collasso globale ha anche delle conseguenze potenziali a livello nazionale. Galtung ha detto che il declino del potere americano in ambito mondiale probabilmente danneggerà la coesione interna degli Stati Uniti.

Galtung non è pessimista riguardo alla sua previsione. Avendo sempre considerato il declino dell' "impero USA" come inevitabile—proprio come quello dell'impero sovietico—sostiene che c'è un'opportunità concreta per rivitalizzare la "repubblica americana".

La repubblica americana è caratterizzata dal suo dinamismo, la sua adesione agli ideali di libertà e indipendenza, la sua produttività e creatività, e il suo cosmopolitismo verso gli 'altri'.

Trump potrebbe aiutare a rivitalizzare la repubblica americana?

La risposta di Galtung è, forse, rivelatrice: "Se sarà in grado di scusarsi seriamente con tutti i gruppi che ha insultato, di trasformare la politica estera basata sugli interventi degli USA e di non portare avanti guerre (uccidendo più di 20 milioni di persone in 37 paesi dopo il 1945) ci sarà una notevole rivitalizzazione! Di certo renderà l' 'America Great Again'. Vedremo."

Questo è davvero un'enorme serie di se.