Il folle esperimento coi topi che aveva previsto il collasso della società

A mezzo secolo dalla sua conclusione, l'esperimento apocalittico di John Calhoun sulla sovrappopolazione nei ratti continua a tormentare gli scienziati.

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21 dicembre 2018, 11:31am

© Vin Catania / AFP

Studiosi accademici, leader politici, leader religiosi, guru... l'umanità si interroga da sempre sulla fattibilità delle utopie, ma nessuno si è spinto tanto oltre nello studiarle quanto John Bumpass Calhoun. Il 9 luglio 1968, presso l'Istituto Nazionale di Salute Mentale (NIMH) di Bethesda, nel Maryland, Calhoun posiziona otto topi in un serbatoio largo 2,50 metri e alto 1,30 metri, aperto sul lato superiore. Al suo interno, i roditori possono vivere in un habitat ideato e perfezionato dall'etologo in quasi vent'anni di ricerca per costituire un autentico paradiso per topi: acqua e cibo in abbondanza, condizioni ambientali ideali, centinaia di nidi accoglienti a disposizione, assenza totale di predatori e soprattutto tranquillità assoluta. Il nome in codice dell'esperimento è ”Universo 25.”

Calhoun si mette a seguire gli sviluppi della comunità di topi. Grazie ai suoi 24 esperimenti precedenti — il primo risaliva al 1947 ed era stato organizzato nel giardino della sua casa di Baltimora — sa cosa aspettarsi: in poco tempo il Giardino dell'Eden si trasformerà in una megalopoli infernale. E infatti ”Universo 25,” il più grande, lussuoso e sofisticato tra tutti gli habitat per roditori da lui concepiti, prende la peggiore piega possibile.

In ottobre nasce la prima generazione di topi. La popolazione raddoppia in quasi due mesi e vive inizialmente in perfetta armonia. Nell'agosto 1969, Universo 25 raggiunge una popolazione di 620 individui e la sua crescita inizia a rallentare. 560 giorni dopo l'inizio dell'esperimento, raggiunge la sua popolazione massima di 2.200 esemplari. Dal 600º giorno in poi, la popolazione inizia a estinguersi. L'ultima nascita risale al giorno 920, mentre l'esperimento si conclude nel 1973.

Al culmine della sua attività, l'Universo 25 assume questa conformazione: il suo centro viene occupato da centinaia di maschi iper-aggressivi, incapaci di trovare un partner, che passano il tempo a mangiare, bere e uccidersi a vicenda. Messe alla prova dalle condizioni di sovrappopolazione, in condizioni igieniche e di salute scarse, le femmine che riescono a portare a termine le loro gravidanze cambiano continuamente nido, smettendo anche di prendersi cura della loro prole nei casi peggiori. Un piccolo gruppo di esemplari femmine adulte e adolescenti nate in questo contesto anomalo si tiene lontano dal resto della società all'interno dei nidi più elevati custoditi da esemplari maschi. Come intontite dalla pressione intollerabile del mondo esterno, non hanno nessuna voglia di avere rapporti sociali o di riprodursi.

Queste sono le condizioni in cui vive la popolazione che riuscita a sfuggire agli atti di cannibalismo che hanno finito per devastare l'Universo 25, restando comunque segnata per sempre. Una volta trapiantati in un universo sociale ”normale” alla fine dell'esperimento, infatti, questi animali si trovano in una condizione definita da Calhoun come ”prima morte,” una sorte di morte sociale che precede la morte fisica, e si rivelano incapaci di fare qualsiasi che non sia curarsi del loro aspetto fisico, mangiare e dormire. John B. Calhoun ha soprannominato questo gruppo di topi i "belli" perché la loro pelliccia non era stata danneggiata dal caos dell'Universo 25.

Dei topi e degli umani

Calhoun pubblica lo studio che tratta l'esperimento dell'Universo 25 nel 1973, ribadendo semplicemente ciò che aveva già scritto nello studio Population density and social pathology del 1962. Nel bel mezzo di un periodo storico caratterizzato dall'avvento dell'urbanizzazione di massa, questo primo studio sulle conseguenze sociali della sovrappopolazione ottiene un successo tale da essere definito come uno dei ”quaranta studi che hanno cambiato la psicologia.” Calhoun e i suoi topi diventano iconici tanto quanto Pavlov e il suo cane, l'esperimento carcerario di Milgram o Rorschach e le sue macchie d'inchiostro.

Nel suo studio del 1962, Calhoun non si fa problemi a dipingere i suoi topi come una metafora della condizione umana — ”Parlerò per lo più di topi, ma il mio pensiero va agli esseri umani,” scrive, — citando tranquillamente brani apocalittici dalla Bibbia e battezzando la sua distopia urbana con il nome di ”fogna del comportamento.” Il termine e la tesi principale dello studio diventano molto popolari: per quanto l'essere umano sia un animale sociale, ha bisogno di uno spazio fisico e psicologico in cui vivere, senza il quale corre il rischio dell'autodistruzione. Per decenni, il lavoro di Calhoum resta una pietra miliare della sociologia urbana e influenza architetti, designer, urbanisti e psicologi. Diverse opere di fantascienza, come ” 2022: i sopravvissuti” o la rivista di fumetti ” 2000 AD,” rielaboreranno gli aspetti dispotici dell'esperimento.

Con l'avvento del XXI secolo, paradossalmente l'opera di Calhoun viene rivalutata e raggiunge una nuova popolarità. Da un lato, su Internet qualcuno ne parla regolarmente indicandola come una sorta di campana d'allarme che annuncia il crollo delle nostre società. Gli hikikomori giapponesi, cioè gli adolescenti che decidono di rintanarsi nelle loro stanze per sopravvivere psicologicamente all'intensa pressione sociale imposta dalla loro cultura, sono percepiti come versioni umane dei ”belli.” Allo stesso modo, i cosiddetti ”erbivori,” la sottocultura nata in Giappone caratterizzata da persone non interessate al sesso, vengono accostati ai ”belli.” In Europa, i NEET (la frangia di popolazione che non si integra in nessun sistema istituzionale) sarebbero a loro volta un'altra versione umana dei ”belli.”

Oppure, quando nelle discussioni sui forum si cerca di spiegare il movimento Incel o dimostrare il crollo imminente delle società urbane, fa sempre capolino l'ombra dell'Universo 25. La tentazione di antropomorfizzare gli esiti dell'esperimento è praticamente irresistibile... Ma l'essere umano non è, e non sarà mai, un topo. In una situazione di sovrappopolazione, sa comportarsi in modo diverso. Già nel 1975, lo psicologo Jonathan Freedman ha organizzato un esperimento simile con un gruppo di studenti... e non ha rilevato alcun effetto negativo. Nel 2008, invece, lo storico della medicina Edmund Ramsen ha offerto un'analisi molto più dettagliata e meno drastica dei risultati di Calhoun, mettendo in luce come non tutti i topi sono impazziti. La chiave, secondo lui, sta nella gestione dello spazio individuale: ciò che fa impazzire le persone e dover continuare a subire l'effetto delle interazioni sociali. Ok, l'inferno a volte può essere dato dall'interagire con le altre persone, ma l'inferno è anche e soprattutto la disuguaglianza nella distribuzione delle risorse sia che tu sia un topo di laboratorio o uno schiavo del capitalismo.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Motherboard France.