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Questo professore giapponese ha costruito un robot a sua immagine e somiglianza

Il Prof. Hiroshi Ishiguro è uno dei più importanti studiosi di robotica. E gira il mondo con un andoide che ha tutte le carte in regola per essere il primo membro della prossima società dei robot.

Il Prof. Hiroshi Ishiguro è docente e direttore del laboratorio di intelligenza Robotica dell'Università di Osaka. L'obiettivo dei suoi studi è quello di creare robot che siano quanto più possibile simili agli esseri umani nel tentativo—dice lui—di rispondere alla domanda filosofica fondamentale su cosa si intenda essenzialmente per umano. Ishiguro è uno dei maggiori esponenti nella ricerca sull'intelligenza artificiale a livello internazionale, e tiene lecture in tutto il mondo sulla capacità dell'uomo di percepire e di dialogare con i nuovi prototipi di umanoidi.

Giovedì scorso, nell'ambito del Romaeuropa Festival e in occasione dei 150mo anniversario delle relazioni tra Italia e Giappone, il Prof. Ishiguro ha presentato il suo robot-sosia Geminoid HI-4 in una conferenza dal titolo "Humanlike robots and future society" al MACRO di Roma. Il suo intervento è stato introdotto da Fabrizio Grifasi, direttore artistico del festival, da un rappresentante dell'ambasciata giapponese e dal Prof. Massimo Bergamasco, fondatore del Laboratorio di robotica PERCRO della Scuola Sant'Anna di Pisa.

L'intervento del Prof. Ishiguro è iniziato con la voce metallica di Geminoid che presenta se stesso e il suo creatore. Come potete vedere nel video qui sotto, la presenza stessa del robot, insieme al suo modo di muovere leggermente i muscoli del viso e del collo, è decisamente inquietante.

"Salve a tutti, io sono un androide e sono qui per presentare il Prof. Ishiguro. Sono fatto di silicone. Al mio interno, ovviamente, c'è un computer. Non sono un essere umano ma sono molto simile a un essere umano. Se voglio posso parlare io al posto del prof. Ishiguro, posso tenere io questa conferenza. Ma oggi è venuto lui e quindi lo lascerò parlare. Non sono come il sistema operativo del vostro iPhone, sono molto diverso: sono un androide."

Dopo l'introduzione di Geminoid, il robot telecomandato costruito a sua immagine e somiglianza, il professore stesso ironizza su quanto sia comodo avere un sosia-androide che possa andare alle conferenze al suo posto. Inoltre Geminoid, continua Ishiguro, è anche migliore di lui perché "non pretende di viaggiare in Business Class, ma si accontenta della Economy" (Il povero Geminoid, in realtà, viaggia smontato in tre valigie: due per il corpo e una per il viso che il professore porta con sé perché è troppo prezioso per essere imbarcato in stiva.)

La teoria del Prof. Ishiguro è che il futuro ci riserverà una società di robot in cui gli umanoidi svolgeranno le stesse attività dell'essere umano. "Perché costruire robot umanoidi?" chiede retoricamente Ishiguro alla platea. "Per due motivi principali. Il primo è che il cervello umano è fatto per riconoscere altri umani, il secondo è che l'interfaccia ideale di un essere umano è, banalmente, un altro essere umano" si risponde. Il modo migliore, quindi, per gettare le basi per una futura società di robot è integrarli il più possibile tra gli uomini, sia dal punto di vista per così dire estetico che sociale, questione che i giapponesi sembrano avere particolarmente a cuore.

Tra gli esempi di androidi di successo citati da Ishiguro, infatti, ci sono gli idol singer, ovvero i robot popstar giapponesi che cantano e ballano senza stancarsi mai, Geminoid-F, l'androide realizzato in collaborazione con il laboratorio di robotica dell'Università di Palermo che recita in teatro, l'androide-manichino da mettere in vetrina che sorride, saluta e persino sbadiglia quando non c'è nessuno con cui interagire, e l'androide-commessa che aumenta i fatturati dei centri commerciali. Dalle fattezze decisamente poco umane, invece, sono i SOTA (social talkers), citati da Ishiguro come esempio efficace di robot domestico, declinabile in diverse modalità, dall'interlocutore in lingua straniera per i bambini timidi al robot-da-compagnia che ti chiede come è andata la giornata.


Per realizzare tecnologie robotiche sempre più convincenti, la ricerca di Ishiguro coinvolge discipline come le neuroscienze cognitive, la sociologia, il deep learning e il cloud computing. In particolare, in rapporto alle scienze cognitive, nel laboratorio dell'Università di Osaka si verificano empiricamente le ipotesi teoriche: per riuscire a riprodurre delle macchine che somiglino il più possibile agli esseri umani bisogna prima di tutto conoscere questi ultimi, in tutte le loro funzioni, cognitive e comportamentali soprattutto.

La lecture del professore continua con un'antitesi al suo operato, ovvero con una osservazione sull'innegabile risvolto inquietante degli umanoidi. Come evidenzia anche l'ipotesi di un celebre studioso di robotica, Uncanny Valley, la reazione degli esseri umani di fronte a macchine in tutto e per tutto simili a loro non è sempre accomodante: l'atteggiamento positivo nei confronti di un robot è direttamente proporzionale alla sua somiglianza a un umano, ma nel momento in cui l'androide è praticamente indistinguibile da un uomo la sua presenza diventa disturbante.

Per questo, la ricerca di Ishiguro ha condotto anche alla produzione di individui robotici poco caratterizzati, con lineamenti del viso neutrali e un piccolo corpo indefinito, i Telenoid. Questi ultimi sono stati "progettati per apparire come umani minimali; a un primo sguardo, si può riconoscere un Telenoid™ come un essere umano, perché Telenoid™ appare come maschio e femmina, giovane e vecchio allo stesso tempo. Con il suo design mininale, Telenoid™ permette di sentire vicino chi è lontano. Inoltre, è soffice, piacevole al tatto e di dimensioni ridotte, il suo essere come un bambino permette di abbracciarlo e comunicarci facilmente" si legge sul sito di Ishiguro. Un robot del genere, sostiene il Professore, suscita l'immaginazione dell'interlocutore e lo spaventa meno rispetto a un umanoide.

Nell'ambito di uno studio condotto su un campione di anziani in case di riposo giapponesi e americane, Telenoid si è dimostrato un robot di successo. A quanto pare, dopo una prima fase di scetticismo, gli anziani si sono affezionati a questo essere come se fosse un animale domestico, disperandosi se per qualche motivo non funzionava. Nonostante l'aspetto per così dire neutro, i Telenoid fanno a loro volta parte del progetto di robot society promosso da Ishiguro. Per realizzarla, infatti, bisogna perfezionare due tecnologie in parallelo: le interfacce umane, che devono essere sempre più credibili, e i robot personali, che si rendano in qualche modo socialmente utili.

Alla luce del discorso di Ishiguro, la strada da percorrere è ancora molto lunga. Geminoid HI-4 è molto simile a un essere umano in carne e ossa ma allo stesso tempo è ancora una macchina telecomandata: non è in grado di muoversi da solo né di parlare senza che qualcuno lo azioni. Gli algoritmi che permetteranno di costruire intelligenze robotiche in grado di apprendere e muoversi in maniera indipendente sono ancora in una fase di studio preliminare. Al momento, il robot più evoluto in circolazione è Erica, una telefonista di cui Ishiguro sembra perdutamente innamorato in grado di sostenere una conversazione grazie a un software di riconoscimento vocale.

"Dobbiamo avere paura dei robot?" chiedono infine dalla platea al Prof. Ishiguro. Lui risponde sorridendo che tra uomini e robot non c'è nessuna competizione, e che integrando i robot la società può solo migliorare. Per ora l'utilizzo potenziale degli androidi è legato fondamentalmente alla megalomania dei ricercatori, all'effetto circo-meraviglia e all'incapacità di alcuni esseri umani di interagire con i propri simili: i robottini che parlano l'inglese con i bambini troppo timidi, gli androidi-commessa che non inibiscono il cliente e i Telenoid che tengono compagnia agli anziani soli.

Una società dei robot sarà davvero migliore di questa? Provare per credere.