Un candidato astronauta si è ritirato, è la prima volta che succede in 50 anni

Prima di entrare nella "class of 2017" dei candidati astronauti della NASA, Robb Kulin aveva lavorato in SpaceX.

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28 agosto 2018, 9:34am

Immagine: NASA

Nella giornata di lunedì, la testata di scienza e tecnologia Ars Technica ha confermato che il candidato astronauta NASA (o ascan, in gergo spaziale) Robb Kulin ha presentato le proprie dimissioni "per motivi personali" dalla posizione ottenuta un anno prima nell'agenzia spaziale statunitense. È la prima volta dal 1968 che un candidato astronauta si ritira dopo aver iniziato il percorso di addestramento.

A inizio agosto 2017 la NASA aveva presentato come di consueto la "class of 2017" di candidati astronauti: tra i 12 candidati selezionati, Robb Kulin arrivava da un'esperienza precedente in SpaceX dove aveva lavorato come senior manager per l'affidabilità di volo. Prima, aveva ottenuto un master in scienza dei materiali e un dottorato in ingegneria presso l'Università di San Diego, in California.

Non è dato sapere quali siano i "motivi personali" che hanno spinto Kulin alle dimissioni, ma la scelta dell'ascan riporta per la prima volta dopo 50 anni nella realtà una professione che da gran parte della popolazione mondiale viene vista come un traguardo da sogno irraggiungibile. Negli ultimi anni, con la maturazione di un crescente interesse alla corsa allo spazio anche da agenzie spaziali private come SpaceX o Blue Origin, il lavoro dell'astronauta è diventato sempre di più il "lavoro dei sogni" per chi (come me) è interessato allo spazio e si è lasciato affascinare dai ritratti romantici degli astronauti del cinema, come in Interstellar o The Martian.

Le dimissioni di Kulin rendono necessaria una riflessone sull'aspetto umano del lavoro dell'astronauta: dai salari (secondo la NASA, il salario annuale di un ascan si aggira tra i 65mila e i 100mila dollari) fino all'impegno richiesto, è prevedibile che il fattore umano nell'economia dell'esplorazione e della ricerca spaziale diventerà una parte centrale del percorso che, idealmente, dovrebbe progressivamente avvicinare sempre di più l'uomo allo spazio.

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