Cosa ci insegna il libro-cult del Transumanesimo

“The Transhumanist Wager” è un manifesto filosofico sottoforma di romanzo.

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30 luglio 2014, 8:28am

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Recentemente ho messo le mani su "The Transhumanist Wager" (La scommessa Transumanista), un romanzo fantascientifico che lo scorso inverno è stato un piccolo caso editoriale negli Stati Uniti. Al momento è inedito in Italia e, a naso, direi che lo sarà per ancora un bel po'. L'ho chiamato fantascientifico, ma è un termine improprio: l'autore, Zoltan Istvan, è un noto fautore del transumanesimo, la scuola di pensiero che propone l'uso di scienza e tecnologia per aumentare indefinitamente la durata della vita umana. Se il libro ha avuto successo è soprattutto perché molti lo considerano una sorta di manifesto politico transumanista.

A grandi linee, Istvan mette in scena l'ascesa al potere di Jethro Knight, un ragazzo che rifiuta l'approccio accademico di molti scienziati che lavorano per conquistare l'immortalità e sposa una linea da transumanista militante. In breve, Jethro mette a frutto i cervelli dei suoi compari scienziati per creare armi supertecnologiche, prendere d'assalto l'ordine costituito e indirizzarlo sulla strada dell'immortalismo—a forza di botte. A contrapporglisi, ça va sans dire, i governi di tutto il mondo—che vedono nella morte uno strumento di potere e controllo delle masse—e i religiosi—impersonati qui da un untuoso santone senza scrupoli per il quale gli immortalisti starebbero provando a ergersi a divinità.

"The Transhumanist Wager", è evidente fin dalle prime pagine, non ha ambizioni letterarie, né ha come scopo la bella scrittura. A Istvan non interessano l'intreccio ai dialoghi o alla diegesi, dato che il suo è un manifesto filosofico. Da questo punto di vista, il libro funziona e pone alcuni interrogativi interessanti.

Innanzitutto il protagonista. Jethro Knights non è una figura piacevole: è egoista, anaffettivo, elitista. La sua filosofia prevede che il traguardo dell'immortalità vada raggiunto a qualunque costo, e che chiunque o qualunque cosa non utile a tal fine sia da eliminare. In un passo del libro si scaglia contro lo stato che "spende milioni di dollari per dare sussidi di disoccupazione agli sfaccendati, per aiutare i minorati mentali o i criminali in prigione, o gli obesi che mandano in rovina il nostro sistema sanitario," invece di investire in ricerca scientifica che potrebbe aumentare la longevità umana di secoli. Questa, in sostanza, è la "scommessa transumanista" del titolo.

La posizione di Jethro è la versione radicale di un refrain ripetuto da molti ricercatori transumanisti, che sostengono che se avessero più fondi l'immortalità sarebbe già una realtà. Ma si collega anche alla questione dell'"immortalità a due velocità", cioè che le tecnologie di life extension possano essere fornite solo a determinate categorie di individui, lasciando morire gli altri.

Secondo Jethro Knights, le linee di confine fra chi può accedere e chi non può accedere all'immortalità sono "meritocratiche": se sei un criminale, un obeso o un idiota, scordati di campare per sempre. In realtà lo scenario più probabile, se mai il transumanesimo dovesse avere successo, è che queste linee siano tracciate in base a differenze economiche: quasi tutti i centri di ricerca transumanisti (come Google Calico) appartengono o sono finanziate da miliardari.

Per questo, più che gli assalti della Chiesa, è probabile che la più grande minaccia al transumanesimo sarà lo scontro fra i "sommersi" e i "salvati", dove i sommersi sono il solito 99 percento.

Un'altra cosa in cui il libro di Istvan riesce bene è visualizzare lo sconvolgimento politico che sarebbe provocato dalla scoperta di tecnologie che permettano una longevità prolungabile a oltranza, l'immortalità vera e propria: i governi collassano, le chiese vengono distrutte e per qualche tempo il mondo si trasforma in una dittatura degli scienziati. Vi sembra esagerato? Pensateci bene.

Istvan fa dire al suo protagonista che "la voglia di sopravvivere è il desiderio più grande di tutti gli esseri umani," e che pertanto la voglia di vivere per sempre non ne sarebbe che la logica conclusione. La formula è convincente: non conosco nessuno che rifiuterebbe di vivere dieci anni in più, restando sano e giovane.

Ma quando si inizia a parlare di secoli, ci si inizia a chiedere cosa fare di tutto quel tempo. Quando l'ho domandato a uno dei leader del transumanesimo mondiale, il biologo Aubrey de Grey, lui mi ha riso in faccia dicendomi che "ogni persona che fa una domanda del genere deve avere una vita piuttosto triste."

Ammetto che quando l'ho incontrato ero in una giornata-no. Ma rimango con il dubbio che l'unica cosa peggiore di una noia mortale sia una noia immortale.

Da qualche tempo Zoltan è un affezionato collaboratore di Motherboard, potete leggere i suoi articoli.