Anche la scoperta più sottovalutata di Turing è sensazionale

Uno dei traguardi più intellettualmente affascinanti di Turing è la sua ricerca riguardante la matematica che governa il mondo naturale.

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01 dicembre 2014, 11:45am

​Alan Turing nel 1927. Immagine: The Turing Archive

The Imitation Game, una biopic sul matematico Alan Turing, è finalmente uscito nei cinema degli USA (gli inglesi lo possono vedere già da due settimane.) Il film è parte di un gradito rinnovato interesse nei confronti di Turing, uomo dalla cui biografia possiamo sia trarre ispirazione che lasciarci demoralizzare.

È stato il padre della computer science e dell'intelligenza artificiale, un maratoneta di livello mondiale e il crittografo che ha violato il codice nazista Enigma, dando una spinta notevole alla vittoria Alleata nella Seconda Guerra Mondiale. 

Trailer di The Imitation Game. Credit: YouTube/Weinstein Company

Ma Turing era anche un gay in un mondo omofobico. Nel 1952 il governo britannico lo accusò di oscenità a causa della sua omosessualità, umiliandolo pubblicamente e condannandolo a essere castrato chimicamente con trattamenti a estrogeni. Diventò impotente, perse la sua tanto amata prestanza fisica, infine si uccise due anni dopo, il 7 giugno 1954, circa due settimane prima del suo quarantaduesimo compleanno.

The Imitation Game parla principalmente degli sforzi in ambito crittografico operati da Turing a Bletchley Park, anche se sembra approfondisca anche molti altri aspetti della sua vita, inclusa la condanna dannatamente stupida che gli diede la morte. Ma difficilmente il film parlerà anche di uno dei traguardi più intellettualmente affascinanti di Turing, spesso ignorato dai riassunti della sua vita: la sua ricerca sui modelli matematici che governano il mondo naturale.

In breve: Turing aveva letteralmente capito come fanno i leopardi ad avere le loro macchie. Questo è stato l'ultimo importante lavoro che lui abbia mai completato, culminato nella pubblicazione di un paper chiamato "Le Basi Chimiche della Morfogenesi" nel 1952. Ha lavorato sulle sue teorie morfogeniche solo sporadicamente dopo di ciò, ed è difficile non pensare che le sue ricerche lo abbiano portato a pensare che la sua stessa biologia fosse chimicamente alterata.

A prescindere dalla sua connessione personale con l'argomento, una cosa è chiara: Turing ha identificato le equazioni base di reazione-diffusione che si celano dietro a pattern di formazione naturali, come quelle che regolano la spirale di una conchiglia o le strisce di una tigre. Ha proposto l'idea che questi pattern siano formati dall'interazione di due agenti chimici, o "morfogeni", come li ha chiamati: un attivatore ed un inibitore.

L'attivatore incoraggia l'espressione di una determinata caratteristica, come il colore delle macchie di un leopardo, mentre l'inibitore disattiva quella determinata espressione. I due morfogeni si diffondono nel sistema biologico in misure differenti, il risultato è un macropattern nato dalle interazioni chimiche locali. Se è ancora difficile riuscire a immaginare questa dinamica, dai un occhio virtuale alle visualizzazioni dei pattern di Turing fatte dall'artista Jonathan McCabe. 

"into the colorflow." Immagine: Jonathan McCabe, usata con il permesso dell'artista.

La teoria della morfogenesi di Turing è stata empiricamente convalidata la primavera di quest'anno, 60 anni dopo la sua morte. La sua visionaria anticipazione di questi algoritmi lo rende un ottimo candidato per il riconoscimento della prima carica di biohacker del mondo—non nel senso tradizionale di integratore di tecnologia ed essere umani, ma nella sua figura di re-immaginatore dei pattern biologici regolati da dinamiche tipiche degli algoritmi computerizzati. Alcuni hanno anche detto che il suo lavoro in questo campo lo rende il primo teorico del caos, perché ha mostrato come elementi semplici possano diventare più complessi in sistemi più grandi con proprietà non uniformi.

Ha senso il fatto che il suo canto del cigno scientifico sia stato ottenebrato da molti altri trionfi raccolti durante la sua vita. Dopotutto, a confronto con la decrittazione di Enigma e il concepimento dell'intelligenza artificiale, è comprensibile che la morfogenesi possa sfuggire alle biografie di Turing.

In ogni caso, il fatto che le sue idee e teorie siano state così tante da competere tra loro è un'ulteriore testimonianza del suo genio multidimensionale, e della necessità di imparare sia dal suo tragico desitno che dalla sua folle produttività. Come Turing stesso ha detto nel 1950, "possiamo solo vedere poco davanti a noi, ma in quel poco possiamo trovare un sacco di cose che devono essere fatte."