Il 'muslim ban' di Trump è un problema per le università europee

Anche il Politecnico di Milano si è unito all’appello della EUA contro l’ordine esecutivo sull’immigrazione appena entrato in vigore negli Stati Uniti.

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feb 3 2017, 2:04pm

Il 25 gennaio il governo degli Stati Uniti ha emesso un ordine esecutivo relativo a immigrazione e sicurezza dei confini della nazione, che è stato rapidamente ribattezzato "travel ban," o "immigration ban," in riferimento alla rigidità delle norme imposte.

Per via dell'accanimento specifico nei confronti delle persone che provengono da sette paesi a maggioranza musulmana, e della sospensione a 120 giorni del programma di ammissione in territorio americano per i rifugiati siriani, l'OE è stato chiamato anche "muslim ban," rappresentando di fatto la concretizzazione del piano d'interdizione al suolo americano delle persone di fede musulmana che Trump aveva promosso durante la campagna elettorale.

L'ordine esecutivo è stato accusato di essere incostituzionale, discriminatorio e anti etico; nel fine settimana successivo alla sua emissione, gli aeroporti di tutta la nazione sono stati teatro di proteste civili e di panico da parte delle amministrazioni, incerte sull'applicazione del nuovo documento. Persone aventi visti di soggiorno validi, ma che si trovavano all'estero nel momento in cui l'ordine è stato firmato, si sono trovate bloccate a metà strada, in un limbo giurisdizionale che ha allarmato i volontari legali accorsi agli aeroporti.

Proteste all'aeroporto JFK. Immagine di Mohamed Sadek, via VICE

Ma gli effetti dell'OE non riguardano solo la già drammatica emergenza rifugiati e le condizioni generali delle persone con residenza legale in America: condizionano anche i settori accademici e industriali americani che attirano eccellenze da tutto il mondo. Mondi come quello della ricerca scientifica e dei videogiochi, per fare un esempio, hanno già espresso il proprio rammarico e la propria opposizione all'ordine esecutivo, di fatto un ostacolo alla diversità dinamica che è alla base del progresso economico e sociale della nazione americana e non solo. Per gli studenti provenienti dai sette paesi islamici banditi da Trump, si tratta di un provvedimento con conseguenze immediate e gravi, tra cui l'impossibilità di viaggiare all'estero senza il rischio di non essere riammessi negli Stati Uniti per chi già studia e lavora in America. Il problema, infine, riguarda indirettamente anche l'Europa.

In opposizione al documento, si è già espressa infatti la European University Association — un'organizzazione che rappresenta le università in Europa e che conta 850 membri accademici e il coinvolgimento di 47 nazioni, per un totale di 17 milioni di studenti iscritti — , pubblicando un appello in cui chiede una riformulazione dell'ordine esecutivo di Trump.

La posizione della EUA è stata poi sottoscritta ufficialmente dal Politecnico di Milano, che ha ribadito il proprio appoggio a "studenti, dottorandi e ricercatori condizionati dal provvedimento," in un annuncio pubblicato sul sito questa settimana.

"Se ognuno di noi dovesse sviluppare la conoscenza in maniera individuale, non si riuscirebbe a crescere"

"Impedendo l'entrata negli Stati Uniti alle persone provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana, [l'ordine] disgrega ingiustamente non solo vite individuali, ma ha il potenziale per danneggiare il flusso libero di persone e idee che è fondamentale per l'istruzione superiore e la ricerca," si legge nell'appello della EUA.

"Le restrizioni di spostamento," prosegue il testo, "benché indirizzate ai paesi citati, condizionano il movimento di studenti e professori coinvolti in collaborazioni, conferenze accademiche, visite e programmi di studio internazionali nelle università e comunità del mondo, comprese quelle in Europa."

La preoccupazione è che con questo ordine di bando temporaneo e con le sue possibili evoluzioni in via permanente, gli Stati Uniti si escludano dal panorama internazionale della ricerca e degli studi, danneggiando tanto studenti e ricercatori che viaggiano verso gli Stati Uniti per l'alta qualità dell'istruzione offerta, quanto le stesse istituzioni americane, private dei talenti internazionali che contribuiscono alla loro stessa fama.

In un'intervista con AP Archive, Nima Enayati, dottorando iraniano in robotica al Politecnico di Milano, parla di come, per via del Muslim Ban di Trump, non si sia potuto imbarcare sul volo che avrebbe dovuto portarlo a San Francisco. Avrebbe dovuto cominciare un soggiorno di sei mesi all'università di Stanford come parte finale del suo PhD. Qualsiasi aiuto fornito dagli avvocati volontari all'aeroporto di San Francisco con cui era riuscito a mettersi in contatto, spiega, è stato inutile, "perché i dipendenti della compagnia aerea ricevevano ordini dal quartier generale e nessun documento [del tribunale] poteva cambiare qualcosa."

Enayati si è detto ancora più preoccupato dagli effetti sul lungo periodo di questo ordine esecutivo. "Abbiamo ricevuto dei fondi da una grossa azienda in California che si occupa robotica per la chirurgia. Il progetto è cominciato questo gennaio e finisce a dicembre. Alla fine del progetto dovremmo andare là e presentare i risultati della nostra ricerca," dice nell'intervista. "Se la situazione non cambia, non potrò fare richiesta per una visa e andare là a presentare il progetto."

Nella stessa intervista, il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta, ha espresso prima la propria solidarietà nei confronti del ricercatore, e poi ha sottolineato le conseguenze su ampia scala che Muslim Ban potrebbe avere sul mondo accademico.

"Le restrizioni di spostamento condizionano il movimento di studenti e professori coinvolti in collaborazioni, conferenze accademiche, visite e programmi di studio internazionali"

"Oggi non si fanno progetti di ricerca chiusi nel proprio ufficio, si fanno progetti di ricerca con partner internazionali, si fanno progetti di ricerca andando a conferenze internazionali, partecipando insieme a grandi istituti di ricerca per mettere a sistema la conoscenza," ha detto Resta, concludendo che, "se ognuno di noi dovesse sviluppare la conoscenza in maniera individuale, non si riuscirebbe a crescere. Ed è per questo che questo fatto [l'ordine esecutivo] mina alle radici la possibilità di fare ricerca per un istituto che vuole confrontarsi con il panorama internazionale."

Nella conferenza stampa successiva alla siglatura dell'ordine esecutivo, Trump è sembrato completamente ignaro delle proteste e del panico generale che stavano prendendo luogo negli aeroporti della nazione, negando il fatto che si tratti di una messa al bando delle persone di fede musulmana e sostenendo che l'ordine esecutivo funzionerà "very nicely."