dipendenza da videogiochi

Un 15enne di Cremona “dipendente dai videogiochi” è stato tolto alla famiglia

La sentenza storica del Tribunale dei minori è il primo caso in cui viene decretata una "dipendenza da videogiochi" dopo la decisione dell'OMS di inserire il disturbo nell'indice delle malattie conosciute.

Giulia Trincardi

Giulia Trincardi

Immagine via: Pixabay

Nelle ultime ore si è diffusa su vari quotidiani locali e testate nazionali la notizia di una sentenza storica del Tribunale dei minori italiano — che avrebbe allontanato dalla famiglia e affidato a una comunità un ragazzo del cremonese di 15 anni, perché affetto da "dipendenza da videogiochi."

Si tratta di una sentenza storica in Italia, che arriva solo pochi mesi dopo la decisione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità di inserire nella classificazione delle malattie conosciute anche il cosiddetto "disturbo da gaming."

La decisione sarebbe stata presa a fronte di una situazione familiare difficile: stando a quanto scritto dalle diverse testate finora, la madre del ragazzo sarebbe tossicodipendente e avrebbe precedenti giudiziari, mentre la sorella sarebbe stata affidata a sua volta a una comunità in passato, dopo essere scappata di casa. Una situazione da cui — secondo le speculazioni — il ragazzo sarebbe fuggito rifugiandosi nella "realtà virtuale" dei videogiochi, fino al punto di aver bisogno di "disintossicarsi."

Motherboard ha contattato il Tribunale dei minori di Brescia — cui fa capo anche il dipartimento della provincia di Cremona — per avere conferma della notizia e della specificità della decisione del giudice, di cui non è reperibile pubblicamente, per ora, la sentenza. Il centralino del Tribunale ci ha rimandato alla Comunità Sociale Cremasca come referente sul caso, da cui stiamo aspettando risposta.

La dipendenza da videogiochi è un argomento estremamente complesso al momento: per quanto sia possibile infatti riconoscere comportamenti di gioco eccessivo — esattamente come nel più specifico caso della ludopatia, con cui si inquadra la dipendenza dal gioco d'azzardo, un problema che l'attuale Governo intende affrontare nel Decreto Dignità —, sono molti gli esperti contrari a una sua classificazione come malattia di per sé.

"l passaggio da tesi di ricerca a disturbo formale richiede una base fattuale molto più consistente di quello che abbiamo al momento," aveva scritto a proposito, per esempio, il gruppo di accademici, scienziati, medici e ricercatori che si era opposto alla decisione dell'OMS di marzo scorso. "Il panico morale potrebbe influenzare una diagnosi formale erronea e, allo stesso tempo, aumentare in conseguenza a essa," e potrebbe "portare a sforzi normativi mal pensati e inefficaci."

L'intervento del Tribunale è stato sicuramente nell'interesse del bambino e, su questo, non vogliamo di certo recriminare. Il fatto, però, che sia stata decretata una "dipendenza da videogiochi," non può che far riflettere sulle prime conseguenze pratiche dell'inserimento del disturbo da gaming nell'ICD dell'OMS.

Definire — e quindi trattare — la dipendenza da videogiochi come una malattia mentale a sé stante, anziché come una sintomatologia o una strategia compensativa, rischia di escludere dal quadro un disturbo depressivo o dell'attenzione più profondo, concludeva il gruppo di esperti. Allontanare dai videogiochi un ragazzino, in altre parole, non è necessariamente la soluzione ultima del suo problema.

Sappiamo poco di come funziona la dipendenza in generale — di cui videogiochi, internet, shopping online e social media sono solo le manifestazioni più recenti. Pensiamo ancora che esistano "personalità inclini alla dipendenza" e sottovalutiamo il ruolo giocato del contesto sociale, mentre cominciano a prosperare retoriche discriminatorie e sistemi che lucrano sul bisogno di cura di molte persone.

Questo articolo sarà aggiornato in caso di risposta dalla Comunità Sociale Cremasca.