L'offerta del M5S di dare Rousseau ai Gilet Gialli suona più come una minaccia

Perché non prendere invece in considerazione la piattaforma del Comune di Barcellona Decidim?

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08 gennaio 2019, 1:33pm

Immagini: manifestanti dei Gilet Gialli, via Wikimedia Commons; Luigi di Maio, via VICE. Composizione: Motherboard

Sabato scorso, i manifestanti dei Gilet Gialli — il movimento spontaneo di protesta francese che sta mettendo in difficoltà il governo di Macron — sono tornati in piazza in diverse città della Francia. Il gesto più eclatante della loro protesta è stato sfondare con una ruspa la porta della sede di Benjamin Griveaux, portavoce del governo. Dato che molti italiani provano simpatia per i Gilet Gialli, anche i rappresentanti del nostro Governo hanno provato a cavalcare questa ondata di consenso, pur condannando gli atti di violenza.

Tra tutti gli attestati di stima il più interessante è quello di Luigi Di Maio. Dal Blog delle Stelle, il leader politico del M5S ha invitato i manifestanti francesi a non mollare, promettendo un aiuto molto particolare. ”Possiamo mettere a vostra disposizione alcune funzioni del nostro sistema operativo per la democrazia diretta, Rousseau," ha scritto Di Maio, "per esempio call to action per organizzare gli eventi sul territorio o il sistema di voto per definire il programma elettorale e scegliere i candidati da presentare alle elezioni. È un sistema pensato per un movimento orizzontale e spontaneo come il vostro e saremmo felici se voleste utilizzarlo.”

Probabilmente l’invito è stato fatto in buona fede, ma non tiene conto di come è organizzato Rousseau e solleva una serie di questioni. Ad esempio, come è possibile fornire questi strumenti al movimento francese dal momento che il codice con cui è realizzato il sistema non è open source? Chi dovrebbe gestire questa infrastruttura? L’offerta di Di Maio vuole suggerire al movimento francese uno sviluppo simile a quello del MoVimento 5 Stelle, cioè l’organizzazione di un partito, candidarsi alle elezioni ed entrare in Parlamento. Ma quella non è l’unica via di attivismo possibile.

Nel saggio ”Nuovi codici delle politica nel caos,” contenuto nel libro Datacrazia, l'autore Alberto Manconi riflette sull’esperienza di partecipazione di un utente di Rousseau, riassumendola in questo modo: ”Non potendo intervenire sul codice, i partecipanti risultano semplici utenti che rispondono sulla piattaforma alle domande poste dai vertici del 'movimento.' La piattaforma, insieme alle altre del M5S (primo tra tutti il blog), permette a chi la controlla, forte del suo rapporto asimmetrico con gli utenti, di trarre continue informazioni, processarle e metterle a valore.”

Insomma, un aspetto su cui non si riflette mai a sufficienza è che Rousseau non è particolarmente fantasioso nel pensare uno strumento di attivismo politico che si allontana dal modello di rete sociale a cui ci ha abituato la Silicon Valley — Facebook su tutti. Anzi, non mette neanche in discussione l’adeguatezza di questo modello. L’unica differenza è che il valore dei dati rilevati da Rousseau non è economico ma politico. La logica alla base, invece, è la stessa.

La logica di Rousseau pone i suoi utenti in una posizione più simile a quella della figura del prosumer — cioè chi produce contenuti in rete mentre li consuma — senza proporre altre forme di attivismo.

Inoltre, avendo un codice sorgente privato, gli utenti non possono capire come funziona Rousseau e non possono verificare con trasparenza i dati delle votazioni al suo interno. Un altro elemento in comune con il modello di sfruttamento dei dati delle piattaforme sociali è che i dati vengono gestiti da chi detiene il codice, cioè l'Associazione Rousseau, a cui l'azienda Casaleggio Associati ha donato la piattaforma dopo averla sviluppata.

Nel saggio l’analisi si spinge oltre, descrivendo la concezione della politica alla base di Rousseau: la maggioranza, viene calcolata con il voto in rete di ogni individuo isolato, determina direttamente le decisioni, senza riuscire a valorizzare altri tipi di comunità o aggregazioni sociali. Le questioni vengono segnalate dall'alto e lo scambio di opinioni tra utenti, viene rimandato fuori da Rousseau. Come viene spiegato nel saggio, la logica proposta da Rousseau pone i suoi utenti in una posizione più simile a quella della figura del prosumer — cioè chi produce contenuti in rete mentre li consuma — senza proporre altre forme di attivismo.

A questo si aggiungono i problemi di sicurezza di cui siamo occupati su Motherboard. È già trascorso un anno dal provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali in cui si sottolineava duramente l’incompetenza informatica del M5S e purtroppo al momento non abbiamo ancora sufficienti garanzie che la piattaforma sia in sicurezza. Lo stesso hacker che aveva sottratto i dati da Rousseau, aveva dichiarato in un’intervista a Motherboard che la piattaforma “è un luna park ormai.”

I problemi più evidenti — sottolineati all’epoca dal Garante — consistevano nel software del CMS obsoleto, misure di sicurezza inadeguate per l’autenticazione degli utenti, mancanza di trasparenza nella gestione dei dati raccolti, e la segretezza del voto completamente inesistente. Tutti dettagli che paradossalmente trasformano l’offerta di Di Maio ai gilet gialli in una vera e propria minaccia — chi vorrebbe un software così malmesso e completamente in contrapposizione con gli ideali della democrazia partecipativa dal basso?

Il Garante aveva accordato una proroga al M5S, per garantire che le misure di sicurezza necessarie fossero completamente implementate. La proroga è scaduta lo scorso 15 ottobre 2018 e al momento ancora non abbiamo alcuna certezza che Rousseau sia un sistema sicuro.

È il tipo di modello in sé usato da Rousseau a dover esser superato per sperimentare una forma di attivismo politico in cui gli utenti non delegano semplicemente il loro potere a una piattaforma che è basata sulle stesse logiche di sfruttamento dei dati di piattaforme private. In questo senso sarebbe molto più interessante guardare all'esperienza di Decidim — la piattaforma digitale di partecipazione cittadina messa in azione dal Comune di Barcellona, il cui uso si è esteso anche ad altri comuni e associazioni.

I principi utilizzati per il codice della piattaforma, il tipo di contenuti raccolti e la modalità di trattamento dei dati sono riportati nel “Contratto Sociale” del progetto. Il codice libero con cui è realizzato il software è disponibile su Github dove può essere letto, commentato, migliorato e copiato. Essendo costruita in codice aperto, i suoi partecipanti possono controllare e intervenire su tutti i livelli della struttura fino al trattamento dei dati. Decidim viene sviluppato attraverso una comunità cittadina aperta che si organizza attraverso riunioni fisiche periodiche e decide sui vari aspetti che riguardano la piattaforma attraverso la rete MetaDecidim — anche l'importanza di incontrarsi dal vivo è un altro passo per uscire dalla logica del prosumer per lavorare su una forma di attivismo che sia una vera rete politica.

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