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Tutto quello che c'è da sapere sulla legge per la legalizzazione della cannabis

Il prossimo 25 luglio verrà discussa in Parlamento la proposta di legge per legalizzare la cannabis. Incrociamo le dita.

Un paio di settimane fa mi sono sottoposta alla visita per il rinnovo della patente in una ASL di Milano. Tra fototessere, bollettini e moduli vari, mi è stato dato da riempire un questionario sulle mie condizioni generali di salute che includeva delle domande sul consumo di alcol e sull'uso di stupefacenti.

Nella grossolana ingenuità di chi è abituato a essere sincero con i medici e con lo stato, alla domanda "ha mai fatto uso, anche in passato, anche occasionalmente, di sostanze stupefacenti quali la cannabis" ho barrato la casella in automatico. Il medico di turno, ovviamente, mi ha risposto con una leggera spocchia che no, non poteva rinnovarmi la patente perché se faccio uso di droghe devo rivolgermi a una commissione patenti speciali. "Il consumo di droghe è incompatibile con la guida" mi ha detto.

Che lo stato debba fare di tutto per evitare fattoni alla guida è comprensibile. Ma chiedere a una persona se abbia mai fumato una canna in vita sua e dedurre che, se lo ha fatto in passato, possa farlo anche prima di mettersi in macchina è un salto logico azzardato e decisamente bigotto. Soprattutto considerando che, quando si trattava di alcol, le domande andavano su parole pesanti come abuso e dipendenza. Insomma, non mi veniva chiesto se avessi mai bevuto un bicchiere di vino—come se l'alcol alla guida non fosse pericoloso quanto le droghe—ma mi veniva chiesto se mi fossi mai fatta una canna.

Sondaggio effettuato su un campione di maggiorenni residenti in Italia. Grab da cannabislegale.org

Un episodio come mille altri che fa capire quanto l'apparato statale italiano sia arretrato in fatto di sostanze. In effetti, da quando la Fini-Giovanardi è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale nel 2014—e meno male—l'attuale legge vigente sulle droghe è di fatto la Jervolino-Vassalli, approvata nel 1990, all'epoca preistorica del sesto governo Andreotti.

Questo 25 luglio, però, le cose potrebbero cambiare. Alla Camera dei Deputati verrà discussa la proposta di legge per la legalizzazione dei cannabinoidi promossa dall'intergruppo parlamentare Cannabis Legale. Questo intergruppo, nato poco più di un anno fa, ha a capo Benedetto Della Vedova, attuale sottosegretario agli Esteri, che non è nuovo a campagne pro-legalizzazione. Nel 1995, per dirne una, era stato arrestato per un atto di disobbedienza civile in cui simulava lo spaccio gratuito di marijuana insieme a Marco Pannella e Rita Bernardini.

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Grab da cannabislegale.org

Il punto su cui insiste la proposta non è un astratto diritto alla psichedelia ma la concreta necessità di proporre politiche di depenalizzazione alla luce del "fallimento dell'azione repressiva" e della "impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi"—fattori denunciati, tra gli altri, da un report della Direzione Nazionale Antimafia. Non è una novità che, attualmente, il narcotraffico alimenti l'economia sommersa delle mafie, e si tratta di un mercato che si aggira intorno ai 12 miliardi di euro annui e che potrebbe essere regolamentato a beneficio delle casse dello stato. "Il problema non è dichiararsi favorevoli o contrari alla legalizzazione, piuttosto è regolare un mercato che è già libero" è scritto a caratteri cubitali sul sito dell'intergruppo.

Cosa accadrà il 25 luglio?

Il 25 luglio avrà luogo una discussione parlamentare, il giorno successivo ci sarà il voto. Niente salti di gioia perché l'iter, al solito, si prospetta lungo e travagliato: presentazione alla Camera, eventuale approvazione, trasmissione all'altra Camera, eventuale approvazione o eventuali modifiche. In caso di modifiche, rimbalzo all'altra Camera fino a completo accordo tra le due. Senza sottovalutare la necessaria approvazione del Presidente della Repubblica.

Nonostante l'intergruppo sia composto da parlamentari di tutti gli schieramenti, e la legge vanti già più di 220 firmatari, ci sono grosse possibilità che si tratterà di un'odissea in stile Legge Cirinnà. Il Ministro per gli Affari regionali con delega alla Famiglia, Enrico Costa, ha già dichiarato che si opporrà fermamente, perché "godere delle risorse derivanti dalla legalizzazzione della cannabis" sarebbe contraddittorio da parte di quello stesso Stato che combatte le tossicodipendenze. Anche la Lega di Salvini è già sul piede di guerra, da anni: ricordiamo tristemente il suo spavaldo "piuttosto liberalizziamo la prostituzione, perché il sesso non fa male, la droga sì."

Cosa prevede la proposta di legge? Per punti.

La coltivazione. Per i maggiorenni è possibile coltivare cannabis ma solo per uso personale e con un limite di cinque piantine di sesso femminile. I coltivatori devono inviare una comunicazione all'ufficio regionale dei monopoli, ma i dati sulla loro identità sono trattati come dati sensibili, e quindi non possono essere diffusi. È permessa anche la coltivazione in forma associata, sul modello dei famosi cannabis social club spagnoli. Ogni club non può avere più di 50 membri, e ognuno di loro può coltivare al massimo 5 piantine.

Il possesso. La detenzione di cannabis per uso ricreativo è legale fino a 5 grammi—innalzabili a 15 in privato domicilio. Lo spaccio resta illegale, anche per quantità inferiori ai 5 grammi, ed è consentita la detenzione per uso terapeutico entro i limiti contenuti nella prescrizione medica.

La vendita. È previsto un regime di monopolio per la coltivazione delle piante, la preparazione dei derivati e la vendita al dettaglio. Con l'autorizzazione dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli potranno occuparsi della vendita anche i soggetti privati. Ovviamente il commercio verrà regolato secondo i principi del monopolio statale, tra cui la tracciabilità del processo produttivo, il divieto di importazione ed esportazione e il controllo del prodotto da parte del Ministero della salute.

L'uso medicale. L'obiettivo è quello di semplificare il processo di produzione e di prescrizione da parte dei medici della cannabis medicale.

Varie. È illegale fumare cannabinoidi negli spazi pubblici e negli ambienti di lavoro. Ovviamente, resta illegale guidare dopo aver fumato, anche se è prevista una modifica dei parametri di verifica della positività al tetroidrocannabinolo.

Pro e contro.

I punti su cui insistono i promotori, come sopra, sono i buoni risultati "in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell'ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite".

A sostegno di questo punto di vista c'è l'esempio virtuoso del Portogallo, in cui la politica di depenalizzazione delle droghe—basata sull'investimento di risorse pubbliche in politiche di prevenzione piuttosto che in spese legali—sembra aver portato buoni risultati. Legalizzare una sostanza come la cannabis permetterebbe a giudici e forze dell'ordine di concentrarsi su problemi molto più seri, e libererebbe anche qualche posto nelle carceri.

Per quanto riguarda la questione economica, è indubbio che un monopolio statale da 12 miliardi di euro potrebbe da un lato rimpinguare le casse del fisco, dall'altro indebolire le cosiddette mafie. A livello organizzativo, comunque, attivare una macchina burocratica così complessa e una nuova filiera di produzione di cannabis legale potrebbe essere molto complicato. Dal punto di vista della salute pubblica, infine, un prodotto controllato migliorerebbe non di poco la vita dei fumatori, e anche quella di chi è affetto da patologie per cui il consumo di cannabis può fare da palliativo.

I detrattori della legalizzazione ne fanno più che altro una questione di etica: è giusto che lo stato guadagni su una cattiva abitudine dei cittadini? Succede già per l'alcol, per le sigarette e per il gioco d'azzardo, aggiungere anche "i ragazzi con dei problemi"—come dice Salvini—alla lista degli italiani da spennare per i propri vizi potrebbe non essere moralmente corretto. E poi, è opinione diffusa che la cannabis, in fondo, è pur sempre una droga e, in quanto tale, va vietata per principio.

Non ci resta che aspettare il 26 luglio per vedere cosa voteranno i nostri rappresentanti, e per capire ancora una volta se ci rappresentano davvero oppure no.