Cultura

La guerra civile dei Bitcoin

Gli sviluppatori storici si sono divisi in due fazioni, dando vita a una guerra civile che fa temere che, nonostante i successi, i Bitcoin siano sull'orlo del fallimento.

Andrea Daniele Signorelli

Nella prima metà di giugno 2016, i bitcoin hanno raggiunto il loro valore massimo da due anni a questa parte, superando i 700 dollari per la prima volta dal febbraio 2014. Ci sono due ragioni che possono spiegare questa crescita nel valore dei bitcoin:l'approssimarsi del prossimo 'halving' (in seguito al quale sarà dimezzato il numero di bitcoin dati in premio ai vari miners) e la svalutazione dello yuan, che ha spinto i risparmiatori cinesi, che giocano un ruolo enorme nel mercato dei bitcoin, a convertire parte dei loro risparmi nella criptomoneta.

Il dimezzamento del premio ricevuto dai miners per il loro lavoro è abbastanza semplice da spiegare: fin dagli esordi è stato previsto che non sarebbero stati prodotti più di 21 milioni di bitcoin. Per assicurare che la creazione di nuovi bitcoin prosegua ancora a lungo, è stato deciso che ogni quattro anni venisse dimezzato il numero di nuove criptomonete ricevute dai miners come premio per aver autorizzato una serie di transazioni (questo, in soldoni, il sopracitato halving). All'inizio, i bitcoin minati erano 50, nel 2012 sono diventati 25, a luglio di quest'anno scenderanno a 12. Per assicurarsi che i minatori proseguano nel loro lavoro ci si affida alla regola della domanda e dell'offerta, che dovrebbe far salire il valore dei bitcoin (ed è quanto sta avvenendo) garantendo così il guadagno.

Il ruolo della Cina nel mondo Bitcoin è invece una faccenda molto più complessa, che sta avendo ripercussioni pesanti su quella che è stata soprannominata la "guerra civile dei bitcoin". La Cina è infatti responsabile per una percentuale che varia tra il 90 e il 95% dello scambio mondiale di bitcoin; ma soprattutto i più grandi gruppi ("pool") dediti alla creazione di bitcoin sono a guida cinese, fino al punto da far temere che si stia creando un'eccessiva concentrazione di potere in quella che dovrebbe essere la moneta decentralizzata per definizione.

Gli sviluppatori storici si sono divisi in due fazioni, dando vita a una guerra civile che fa temere che i Bitcoin siano sull'orlo del fallimento.

In effetti, due mining pool cinesi, da soli, detengono una quota di mercato pari al 48%: F2Pool e AntPool. E la situazione non sembra destinata a migliorare: più cresce l'utilizzo dei bitcoin, più diventa difficile minarne di nuovi e più aumenta la quota di mercato in mano alle grandi organizzazioni, che hanno a disposizione la potenza di calcolo necessaria.

Ma la crescita nell'utilizzo dei bitcoin ha un'altra controindicazione: dal momento che è possibile autorizzare solo un certo numero di transazioni ogni dieci minuti—risolvendo un complesso puzzle matematico che porta alla creazione di un nuovo blocco della catena (del peso di 1 megabyte) e al "mining" dei 25 bitcoin di premio—c'è il rischio che a breve si crei una vera e propria coda, vale a dire più autorizzazioni richieste di quante sia possibile autorizzarne. Di conseguenza, ricevere o inviare denaro richiederebbe una quantità di tempo indefinita (fino a decine di ore), compromettendo l'efficacia della moneta. Questo rischio diventa sempre più alto mano a mano che la dimensione media dei blocchi si avvicina al limite di 1 megabyte; e come si può vedere dai dati in tempo reale, non manca molto.


Da una parte c'è la volontà di mantenere la decentralizzazione e di impedire che un aumento della dimensione dei blocchi faccia il gioco del pool cinesi, dall'altra la necessità di garantire l'efficacia della blockchain—il "registro" che sta alla base del funzionamento dei bitcoin. Due priorità inconciliabili. Così, a seconda di quale sia ritenuta più importante, gli sviluppatori storici si sono divisi in due fazioni, dando vita a una guerra civile in corso ormai da un anno che fa temere che i bitcoin, nonostante i recenti successi, siano sull'orlo del fallimento.

Chi ritiene che la decentralizzazione sia il valore fondamentale—le ragioni sono spiegate più a fondo qui—si ritrova nel gruppo originario degli sviluppatori di bitcoin: Core. Chi invece ritiene che sia più importante garantire l'efficacia della moneta—un sunto della posizione si trova qui—ha invece dato vita a varie versioni alternative di Core, tra cui la più importante èClassic, che consentono di creare blocchi delle dimensioni massime di 2 megabyte, allontanando il rischio che la blockchain arrivi a un punto di congestione.

La questione è rimasta per lungo tempo sotto traccia ed è emersa nella sua gravità solo lo scorso gennaio, quando lo storico sviluppatore Mike Hearn ha scritto un lungo e dettagliato post su Medium, in cui ha spiegato la necessità di un aumento della dimensione dei blocchi, ha annunciato il suo addio alla comunità e ha denunciato la censura sui forum e gli attacchi hacker subiti da chi condivide le sue posizioni e utilizza la sua versione del software di Bitcoin (Bitcoin XT).

Inoltre, Hearn dà la sua chiave di lettura sulle ragioni che impediscono l'innalzamento del limite: "La blockchain è controllata dai minatori cinesi: solo due di questi gruppi controllano più del 50% del potere di calcolo complessivo. Perché non consentono l'innalzamento del limite? Per varie ragioni. […] Questi minatori non vogliono passare a nessun software concorrente a Core, per non essere visti come traditori e per evitare di contribuire a una 'divisione' che causerebbe il panico tra gli investitori. Hanno deciso quindi di ignorare il problema e di sperare che si risolva da solo […] Tutto ciò ha creato un perverso incentivo finanziario che impedisce che Bitcoin diventi popolare."

Non c'è democrazia e non ci sono votazioni nel mondo dei bitcoin: l'unico modo per votare è scegliere quale software si vuole utilizzare. Ma neanche questo ha funzionato, perché chi ha provato a passare ai software concorrenti (XT a un certo punto era utilizzato dal 15% dei "nodi" della blockchain) si è trovato vittima di attacchi Ddos in grado di disconnettere interi "pool" da internet, facendo tornare sui loro passi anche i gruppi che avevano deciso di supportare le versioni alternative.

Come se non bastasse, gli "eretici" sono stati bannati dal forum ufficiale su Reddit in cui si discutono le possibili implementazioni della blockchain, così come è stato cancellato qualunque thread che affrontasse la questione dell'innalzamento del limite. Il responsabile di questa censura sarebbe il temutissimo Theymos, alias Michael Marquardt.


Una guerra a tutti gli effetti, in cui però la fazione degli "eretici" rifiuta di essere etichettata come quella contraria alla decentralizzazione della blockchain. Ma se si aumenta il limite a 2 megabyte, e se questo comporta una maggiore potenza di calcolo, come impedire che tutto ciò causi un'ulteriore centralizzazione? Secondo Mike Hearn, la cosa era stata prevista dallo stesso Satoshi: "L'idea che più utenti che utilizzano bitcoin causino meno decentralizzazione è nociva; non tiene conto del fatto che, nonostante l'hype, l'utilizzo reale è basso, cresce lentamente e la tecnologia migliora col passare del tempo". Come a dire: i progressi tecnologici permetteranno di lavorare anche ai miners non legati ai principali gruppi.

Nonostante tra gli esperti sembri esserci accordo sulla necessità di alzare il limite, la guerra la sta vincendo la fazione Core. Lo dimostrano i numeri di utilizzo dei vari software: nel mese di marzo i "nodi" della blockchain che utilizzavano Classic avevano superato quota 3mila (contro i 4.500 di Core ). Le cose, però, sono cambiate rapidamente: a giugno il numero di nodi Classic è crollato a poco più di 600 e solo il 2,5% dei blocchi minati sfruttava il limite a 2 mb. Interessante notare anche come il numero di "nodi" complessivi sia in calo, aspetto che potrebbe compromettere la sicurezza della blockchain.

Perché questa sconfitta? Da una parte, sicuramente, per via della censura e dei metodi intimidatori utilizzati dalla fazione "ortodossa"; dall'altra, probabilmente, per la retromarcia di molti che avevano iniziato a utilizzare i software alternativi come Classic o XT ma che hanno poi deciso di tornare a Core, allo scopo di porre fine a una guerra che, se protratta a lungo, potrebbe compromettere la fiducia nei confronti di questa criptomoneta.

Come spiegato su Hacker News, l'utilizzo di due software che si basano su un meccanismo diverso potrebbe anche creare divergenze su cosa effettivamente sia un bitcoin: "Ci si potrebbe trovare nella situazione in cui i vostri bitcoin non possono essere utilizzati per pagare un commerciante che accetta bitcoin". Non solo: c'è anche il rischio, come scrive The Verge, di scoprire il fianco a uno dei potenziali problemi più gravi di Bitcoin, quello della doppia spesa.

Nel frattempo, però, la dimensione media dei blocchi sta pericolosamente avvicinandosi al limite di 1 mb imposto da Core. Senza che nessuno stia facendo nulla per risolvere il problema.