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L'India, i marò e il regime di controllo missilistico internazionale

La vicenda dai due marò ha obbligato l'Italia a porre il veto per l'entrata dell'India in uno dei regimi multilaterale di controllo esportazioni.

Gruppo Australia, "istituito nel 1985, alla luce delle proccupazioni internazionali sull'uso delle armi chimiche nella guerra Iran-Iraq degli anni 1980-1988."

Gruppo di Fornitori Nucleari, "creato nel 1975 per prevenire la proliferazione delle armi nucleari mediante i controlli alle esportazioni di materiale, apparecchiature, software e tecnologie nucleari e apparentate."

L'Accordo di Wasseenaar, "raggiunto nel 1995, promuove una maggiore responsabilità nei trasferimenti di armi convenzionali e dei relativi beni e tecnologie a duplice uso e cerca di prevenire 'accumuli destabilizzanti' di tali beni."

Il Regime di non proliferazione nel settore missilistico, "istituito nel 1987, è un accordo informale nell'ambito del quale i paesi che condividono l'obiettivo della non proliferazione dei sistemi di lancio senza pilota di armi nucleari, biologiche o chimiche cooperano per scambiare informazioni e coordinare i rispettivi processi nazionali di concessione delle licenze di esportazione."

I regimi multilaterali di controllo alle esportazioni sono corpi istituzionali che regolano uno specifico mercato import/export per tutti gli stati che decidono di aderirvi. Nel mondo ce ne sono quattro—quelli citati qui sopra—, si occupano principalmente del traffico di armi e arsenali e sono tutti muniti di un comune denominatore: l'India, che non appartiene a nessuno dei suddetti.

Il problema è semplice: l'India, la più popolosa democrazia del mondo, si sta evolvendo alla velocità della luce e molti si chiedono se sia ancora da considerare un paese in via di sviluppo—per questo il suo ingresso in uno di questi regimi multilaterali sta assumendo sempre più importanza, specie se si considera che è proprio l'India uno degli esempi più importanti di economie che non si stanno affidando a nessuna di queste alleanze commerciali.

Qualche numero riguardo i beni controllati dai regimi di controllo prodotti dall'India. via Bulletin

Non si tratterebbe solo di regolamentare un mercato, come quello indiano, sempre più grande e remunerativo, ma anche di lanciare un messaggio chiaro alle restanti economie in via di sviluppo ancora fuori da un regime multilaterale. Nonostante le critiche mosse negli ultimi anni dall'India nei confronti di questo concetto di economia globalizzata, sembra che le acque si stiano smuovendo e che l'India sia di fatto interessata a entrare a far parte del Regime di non proliferazione nel settore missilistico. Un primo passo che le economie occidentali considerano importantissimo non solo per spezzare l'immobilismo che da anni caratterizza la situazione commerciale tra l'India e il resto (buona parte) del mondo, ma anche e sopratutto per avviare l'iter che per i diplomatici occidentali porterebbe l'India a sottoscrivere anche i tre restanti regimi commerciali.

L'ammissione doveva essere ufficializzata all'inizio di ottobre durante il meeting plenario tenutosi a Rotterdam tra tutti i 34 stati partecipanti al Regime di non proliferazione, ma in quella sede l'Italia ha deciso di porre il proprio veto, impedendo di fatto l'ingresso dell'India all'interno del regime—le ammissioni, infatti, devono essere approvate all'unanimità. Il motivo del veto, sebbene non ufficialmente dichiarato, è molto più che palese: è colpa dei Marò.

Una fonte vicina al meeting di Rotterdam ha spiegato a Defense News che "l'Italia non era pronta a dare il consenso per l'ingresso dell'India all'interno del regime. [L'implicazione della vicenda Marò] non è stata resa esplicita, ma era implicita e tutti lo sapevano." Fintanto che la battaglia giudiziaria legata ai due fucilieri della marina italiana continuerà a restare irrisolta, sembra che la rappresentanza italiana presso il Regime continuerà a porre il veto all'ingresso dell'India all'interno della lega commerciale.

Il motivo del veto, sebbene non ufficialmente dichiarato, è molto più che palese: è colpa dei Marò.

Secondo un rappresentante ufficiale del meeting del Regime di non proliferazione nel settore missilistico, "I vari partner hanno condiviso i loro punti di vista riguardo potenziali futuri membri del regime. Le singole candidature prese in esame sono state discusse a lungo e la questione indiana continuerà ad essere posta in agenda."

"Anche se questo mese l'India non è riuscita ad ottenere il consenso unanime per il suo ingresso nel Regime, la candidatura è stata ben accolta e continuerà ad essere presa in considerazione," ha spiegato il Ministro indiano degli Affari Esteri.



Per il Bulletin of the Atomic Scientists, "Se, come sospettato, è stata l'Italia a porre il veto alla candidatura per l'ingresso dell'India nel regime, le relazioni di Roma con alcuni dei suoi alleati chiave potrebbero facilmente fare un passo indietro, anche se non è ancora chiaro come ciò si manifesterà concretamente."


Quella dell'India sarebbe una compartecipazione commerciale piuttosto importante per i restanti stati membri del regime multilaterale, "I regimi di controllo sono il principale meccanismo attraverso il quale vengono condivise le informazioni pratiche riguardo l'implementazione di misure per la non-proliferazione di un determinato bene—in questo caso armi e arsenali—. Per esempio, la maggior parte dei regimi dispongono di una rete di scambio informazioni attraverso la quali gli stati possono condividere notizie e dati riguardanti le liste di prodotti, i metodi e i trend relativi ai traffici illegali che hanno rilevato," si legge sul Bulletin.

Di fatto il caso dell'Enrica Lexie e dei due marò ha posto in stallo un'operazione diplomatica fondamentale per numerosi stati occidentali—i regimi di controllo multilaterali infatti, oltre che asservire gli interessi economici degli stati membri, vengono sfruttati anche per il controllo e il monitoraggio dei traffici illeciti. Per esempio, si legge ancora sul Bulletin, "numerose aziende private con base in Cina (il cui ingresso nei regimi è in stallo dal 2002) sono state a lungo la fonte principale di beni e materiali per i programmi nucleari e balistici di Iran e Corea del Nord."