Immagine: via Flickr/Roberto Taddeo

L'assoluzione della Grandi Rischi non è quello che pensate

Secondo la Corte d'Appello, la Commissione Grandi Rischi non è, almeno in parte, responsabile della morte di 29 persone uccise dal terremoto.

|
11 novembre 2014, 2:42pm

Immagine: via Flickr/Roberto Taddeo

Questo non è un processo alla scienza, è un processo alle persone. La Commissione Grandi Rischi che si è riunita il 31 marzo 2009 a L'Aquila non è – almeno in parte – responsabile della morte di 29 persone uccise dal terremoto che ha devastato la città la settimana successiva. Lo dicono i giudici della Corte d'Appello che, il 10 novembre 2014, hanno ribaltato la sentenza di primo grado.

La condanna per i componenti della commissione a sei anni di reclusione per omicidio colposo e grave negligenza nella comunicazione del rischio è stata riformulata: tutti assolti tranne Bernardo De Bernardinis, allora vice capo del Dipartimento della Protezione Civile. I parenti delle vittime e molti altri aquilani hanno reagito indignandosi. E poi ci sono le reazioni a caldo sui social media. Ecco, fare paralleli con il caso Cucchi o quello dei boss dei Casalesi è insensato.

Io non sono aquilano, ma L'Aquila l'ho vista. Ho contribuito a The Aftershocks, il lungo articolo di David Wolman che racconta le storie che gravitano intorno al terremoto e al processo ai sette componenti della Grandi Rischi. Ho ascoltato le testimonianze di alcuni aquilani che hanno perso molto. Non vuol dire assolutamente niente, ma sento di poter esprimere il mio parere. Un parere freddo.

La consulenza tecnico-umanistica effettuata dall'antropologo Antonello Ciccozzi, basata sulle testimonianze dei parenti delle vittime e accolta positivamente dal giudice Billi in primo grado, metteva al centro della discussione la "rassicurazione disastrosa" mediata dalla Grandi Rischi. Cioè, secondo l'accusa, i sette scienziati sottostimarono la gravità della situazione. E lo avrebbero fatto con tanta negligenza da indurre gli aquilani a pensare che il peggio fosse passato.

Ho sempre nutrito dubbi sul nesso causale tra le "rassicurazioni disastrose" emerse dalla Commissione, dalle interviste e dagli articoli pubblicati dopo il 31 marzo 2009. Il motivo? Sono considerazioni fatte dopo il terremoto. Forse l'unica intenzione a rassicurare la popolazione era indotta da Giampaolo Giuliani, che con le sue previsioni sismiche fatte in casa aveva spaccato in due la città. Tuttavia, dalle testimonianze dei parenti delle vittime emergono numerosi riferimenti allo "scarico di energia" mediato dallo sciame sismico di quei giorni. Più scosse ci sono, più si riduce il rischio di terremoti disastrosi. Non è vero. È una bufala.

Purtroppo, questa bufala si è fatta strada nei media, filtrando da dichiarazioni incomplete, inesatte e interpretazioni errate. Questa falsità dello scarico di energia è finita anche sulla bocca di Bernardo De Bernardinis, che in una intervista video rilasciata prima della riunione del 31 marzo, diceva:

"La comunità scientifica mi continua a confermare che anzi è una situazione favorevole perciò uno scarico di energia continuo, e quindi sostanzialmente ci sono anche degli eventi piuttosto intensi, non sono intensissimi, quindi in qualche modo abbiamo visto pochi danni, diciamo vista la sequenza temporale molto lunga degli eventi, quindi credo che siamo pronti a fronteggiare la situazione, io chiedo ai cittadini di stare, anzi agli abitanti, alla popolazione, di starci vicino, e stare vicino a loro stessi".

Ecco, i giudici hanno confermato il reato di omicidio colposo per De Bernardinis, seppur ridimensionando la pena – da sei a due anni con la condizionale – per la morte di 13 delle 29 persone coinvolte nel processo:

Claudia Carosi, Vezio Liberati, Elvezia Ciancarella, Daniela Visione, Davide Cinque, Matteo Cinque, Patrizia Massimino, Alessandra Cora, Antonella Cora, Ilaria Placentino, Claudia Spaziani, Fabrizia Vittorini, Silvana Alloggia.

Ci vorranno 90 giorni prima di leggere le motivazioni della sentenza d'appello e capire cosa ha spinto i giudici a ribaltare le decisione presa da Billi nel 2012. Un'analisi superficiale delle testimonianze valutate nella sentenza di primo grado evidenzia solo questo: molte delle 13 persone per cui si chiede la condanna di De Bernardinis hanno dormito – o ne hanno manifestato la volontà – fuori dalla propria abitazione prima del sisma del 6 aprile, hanno manifestato terrore per le altre scosse avvertite in quei giorni e avrebbero radicalmente cambiato abitudini dopo aver ricevuto la "rassicurazione disastrosa" da parte della Commissione Grandi Rischi.

Attenzione, la storia di ciascuna vittima è unica e non può – e non deve – essere banalizzata. Di conseguenza, i giudici della Corte d'Appello avrebbero riconosciuto che dalla riunione della Commissione non uscirono messaggi rassicuranti, fatta eccezione per lo "scarico di energia" azzardato da De Bernardinis. L'unica certezza riguarda il nesso di causalità tra le "rassicurazioni disastrose" e il mutamento delle abitudini delle vittime – cioè le 13 persone che, a seguito delle notizie emerse dalla Grandi Rischi, decisero di rimanere a casa la notte del terremoto che ha distrutto L'Aquila.

La sentenza della Corte d'Appello non ha reciso del tutto questo nesso causale, ma lo ha fortemente indebolito. Nel diffondere la notizia all'estero non siamo riusciti a toccare alcuni argomenti chiave. Come il fatto che 135 delle 309 vittime siano morte in 15 edifici, pari a circa l'1% del patrimonio edilizio in cemento armato, e le altre in costruzioni in muratura. All'Aquila sono in corso altri processi al fine di individuare i responsabili di quei crolli. E poi ci sono le intercettazioni in cui Guido Bertolaso parlava di mettere in piedi un' operazione mediatica per tranquillizzare gli aquilani.

I parenti delle 309 vittime stanno cercando di fare giustizia. Il processo Grandi Rischi ci ha portati a questo: una condanna a due anni per l'omicidio colposo di 13 persone. Significa tutto e niente allo stesso tempo.