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OGM

Per la Corte di Giustizia UE, è illegittimo proibire gli OGM

Alla fine, l'EFSA ha dato ragione all'agricoltore friulano che coltivava mais OGM violando la legge italiana.

Alessandro Tavecchio

Alessandro Tavecchio

Mais, probabilmente non geneticamente modificato. Immagine via: Pixabay

Il caso è quello di Giorgio Fidenato, l'agricoltore friulano che aveva deciso di coltivare nei suoi campi ad Arba, in provincia di Pordenone, il mais MON810 — una linea di mais BT, cioè resistente ai danni da parte di alcuni tipi di insetti.

L'EFSA — l'ente europeo preposto alla sicurezza alimentare — ha autorizzato l'uso e la semina di MON810 nel 1998, con un report secondo cui "non ci sono ragioni di credere che il prodotto possa avere alcun effetto avverso sulla salute umana o sull'ambiente."

Nel 2009, Fidenato semina il mais Mon810 in due campi in provincia di Pordenone, violando però consapevolmente la legge 212/2001, che proibisce in Italia la coltivazione di OGM senza approvazione del ministero. Un gruppo di attivisti distrugge il campo, ma l'agricoltore inizia la sua battaglia legale e dopo i tre gradi di giudizio arriva alla Corte di Giustizia Europea nel luglio del 2013, che dà ragione a Fidenato: la norma italiana è illegale e non era mai stata notificata a Bruxelles. L'Italia non avrebbe potuto bloccare la coltivazione che era stata approvata a livello centrale.

L'agricoltore, intanto, ha continuato a seminare mais OGM nel 2012 e nel 2013. Decaduta la 212/2001, nel 2013 il governo Letta procede con un decreto a vietare nuovamente la coltivazione in Italia di varietà OGM, appellandosi questa volta al "principio di precauzione": secondo il decreto, non era sufficientemente chiaro se il polline di piante geneticamente modificate potesse essere dannoso agli insetti, e, per precauzione, se ne proibiva completamente la coltivazione.

La norma italiana è illegale e non era mai stata notificata a Bruxelles. L'Italia non avrebbe potuto bloccare la coltivazione che era stata approvata a livello centrale.

Candidamente, l'allora ministro delle politiche agricole De Girolamo ammise in un'intervista che il decreto era probabilmente di nuovo in violazione delle regole europee. La normativa allora in vigore, infatti, stabiliva che gli stati membri potevano invocare la clausola di salvaguardia solo nel caso di danni alla salute o all'ambiente, che in questo caso non sussistevano. Non esistevano al punto che, nello stesso periodo, l'EFSA rilasciò un rapporto che concludeva che "dopo venticinque anni e più di 500 gruppi di ricercatori indipendenti coinvolti, la conclusione è che le biotecnologie e in particolare gli OGM non sono più rischiose delle tecnologie convenzionali di selezione delle piante."

Sulla base di questo nuovo decreto, però, la Forestale sequestra i campi di Fidenato a Giugno 2014. Il mais viene raccolto come "rifiuto speciale" e inviato ad un inceneritore per essere distrutto. Vale qui la pena ricordare che il mais OGM in Italia non è vietato per l'uso mangimistico, e anzi in Italia viene importato per coprire circa il 20 percento del fabbisogno del Paese.

Il decreto del 2013 era quindi una strategia per guadagnare tempo prima della modifica del regolamento europeo, su cui Italia e Francia fecero pressione all'EU. La modifica del regolamento comunitario è stata approvata nella primavera del 2015, e permette sostanzialmente a ciascuno stato di regolarsi indipendentemente, inclusa la possibilità di bandire le coltivazioni OGM.

La nuova sentenza della Corte Europea si riferisce quindi al decreto-traghetto del governo Letta, ma non cambia la situazione della coltivazione in Italia oggi, nel 2017. Gli OGM continueranno a non poter essere coltivati in campo aperto in Italia, neppure per fini di ricerca. Come Fidenato stesso ammette in un'intervista su La Repubblica, la situazione non cambia, ma "il verdetto mi autorizza a chiedere all'Italia un grosso risarcimento."