Dove va a finire l'eredità di un milionario di criptovalute?

I parenti di Matthew Mellon si stanno mangiando le mani perché non conoscono username e password del suo wallet milionario.

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26 giugno 2018, 10:22am

Bild: imago | RTN Jennings

Cosa ne è di un tesoro di criptovalute quando la persona che lo possiede muore? Questa è una domanda che si stanno facendo incessantemente i parenti di Matthew Mellon. Il 54enne miliardario figlio di una dinastia di banchieri, è morto lo scorso aprile a Cancun. Tra i suoi beni ci sono dei token Ripple del valore di oltre 250 milioni di dollari. Il problema è che nessuno, a parte Mellon, conosce i codici di accesso.

Al magazine americano Forbes e al britannico Mail on Sunday amici e parenti lo hanno descritto come un "paranoico". Tutta la sua villa di Los Angeles, dall'ingresso alla sauna, era videosorvegliata e chi entrava in casa sua doveva coprire la videocamera dello smartphone.

Matthew Mellon aveva paura degli hacker

Mellon è stato uno dei primi a investire in Ripple, la criptovaluta sostenuta dalle banche internazionali. Ha investito qualcosa come due milioni di dollari, dopo essere rimasto deluso da monete virtuali più conosciute come Bitcoin. A quanto pare erano "oscure, raccapriccianti e anti-americane", avrebbe dichiarato a Forbes.

Il suo investimento ha evidentemente dato i suoi frutti: "ho fatto un miliardo di dollari quasi da zero," ha dichiarato Mellon alla fine dell'anno scorso. "Ho guadagnato così tanti soldi perché all'inizio ero l'unico che ha avuto il coraggio di investire. La mia famiglia pensava che fossi pazzo. Ma io sapevo che si trattava di un colpaccio." Mellon, infatti, ha venduto gran parte dei suoi Ripple a un valore infinitamente più alto. Dopo aver combattuto per gran parte della sua vita con cattivi investimenti e abuso di droghe, aveva così ottenuto il suo riscatto.

Come un vero James Bond, Mellon si è goduto il denaro: ha comprato delle Ferrari, che ha scambiato con delle Lamborghini, ha fatto regali agli amici. Allo stesso tempo, però, aveva "moltissima paura" di essere attaccato dagli hacker. I suoi investimenti in Ripple sarebbero stati versati su "dozzine di conti correnti" tenuti con falso nome, di cui soltanto lui conosceva l'esistenza. I dati d'accesso sono probabilmente nascosti dentro cassette di sicurezza sparse in tutti gli Stati Uniti. Quanto fosse consistente il suo tesoro è difficile saperlo, ma di sicuro siamo nell'ordine dei milioni. Forbes stima più o meno 500 milioni di dollari.

Intanto, alla fine del 2017, Mellon è ricaduto nella dipendenza da droghe che ha cercato di superare con metodi farmaceutici come la crioterapia o le infusioni da vitamine. Poco prima di farsi controllare in una clinica messicana, è deceduto. Mail on Sunday cita un medico legale secondo cui le cause della morte non sarebbero state "naturali".

Ora non è chiaro cosa sarà di questo cripto-tesoro. Perché le precauzioni prese da Mellon sulla sicurezza erano talmente accurate che nemmeno la sua famiglia è riuscita ad attingere al fondo: "in effetti è molto difficile che riescano ad accedere al capitale se non conoscono l'indirizzo del wallet né la password," ha scritto il ricercatore Thomas Wagenknecht in un'email a Motherboard. "In teoria chi ha fatto affari con lui potrebbe dare un aiuto, se solo si sapesse qualcosa di loro." Secondo il magazine Fortune aiuterebbe risalire a chi ha ricevuto delle transazioni — ma Mellon ha nascosto tutto benissimo.

Questo caso mostra un interessante dilemma sulle criptovalute: in una prospettiva di sicurezza, le paure di Mellon erano tutt'altro che infondate. Ci sono casi infiniti di hacker che si sono appropriati di wallet di cripto. Quindi per l'eredità di valute digitali non c'è nessuna soluzione sicura non si basata sul fare affidamento su terze parti. Forse il caso Mellon ispirerà qualche sviluppatore nel trovare una qualche soluzione: una specie di blockchain con smart contract che alla morte dell'utente principale fornisce automaticamente la password agli eredi.

Ma se parliamo di entusiasti della blockchain, per quasi tutto c'è una soluzione automatizzata e decentralizzata. In effetti ce l'abbiamo già: lo smart contract, che potrebbe stabilire da principio chi sono gli eredi del denaro.

Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard DE.