Per la prima volta un lupo grigio ha lasciato la zona di esclusione di Chernobyl

Un lupo grigio ha abbandonato l'area radioattiva di Chernobyl, dove la natura ha prosperato indisturbata per anni e, ora, potrebbe contribuire a ripopolare anche il resto della regione.

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06 luglio 2018, 9:36am

Immagine: Shutterstock 

Fatta eccezione per qualche addetto ai lavori e un paio di turisti, non si incontrano molte persone nella zona di esclusione di Chernobyl — una landa che si irradia per circa 4.300 km quadrati intorno al sito della catastrofe nucleare del 1986. Ma c'è parecchia fauna selvaggia — così tanta, a dirla tutta, che alcuni animali starebbero abbandonando la zona di esclusione per trovare pascoli più verdi.

L'area quasi del tutto priva di esseri umani funziona come una sorta di riserva naturale, in particolare per il lupo grigio, stando a uno studio pubblicato di recente sull'European Journal for Wildlife Research. E, per la prima volta, un gruppo di ricercatori ha osservato un giovane esemplare di questa specie lasciare la zona di esclusione — il che fa pensare che l'area possa rivelarsi, in realtà, una fonte di nuova fauna selvatica che potrebbe ripopolare la regione circostante.

Non ci sono prove — almeno non ancora — che i lupi possano diffondere qualche mutazione genetica causata dall'essere nati e cresciuti nella zona contaminata dalle radiazioni, ha detto a Live Science Michael Byrne, autore dello studio. La fusione del reattore di Chernobyl ha costretto all'esodo decine di migliaia di persone; il terrore che ha provocato ha trovato come unico rivale, decenni dopo, il disastro di Fukyshima Daiichi, nel 2011. Ma senza esseri umani a interferire, la natura ha potuto tornare a prosperare nella zona di esclusione di Chernobyl.

Stando allo studio, nel 2015 i ricercatori hanno usato il GPS per tracciare un lupo che ha percorso 369 chilometri fuori dall'area contaminata per un periodo di 21 giorni, macinando una media di 16 chilometri al giorno. Non si sa se il lupo sia tornato poi alla zona di esclusione o se abbia trovato una nuova vita lontano da casa; il collare GPS ha smesso di funzionare a un certo punto, ha detto Byrne.

Ugualmente, vedere la vita emergere da uno dei peggiori disastri nucleari della storia lascia senza parole; inquieta e ispira allo stesso tempo. Se volete, potete prendervi cura di queste nuove vite personalmente — l'organizzazione no-profit Clean Futures Fund al momento è impegnata nel salvataggio di cuccioli (cuccioli!) di cane che stanno proliferando nella zona lontano dal controllo umano e li sta dando via in adozione.

La vita, amici miei, la vita... vince sempre.

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Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.