Uno scienziato italiano ha fatto una presentazione mega sessista al CERN

Durante un workshop dedicato alla fisica delle particelle e alle questioni di genere nei campi STEM, il ricercatore e professore di Fisica Alessandro Strumia ha suggerito che i cervelli delle donne siano semplicemente meno adatti alla fisica. Ok.

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ott 1 2018, 1:22pm

Screenshot via: Google Drive

Venerdì scorso, durante un workshop al CERN dedicato alla fisica delle particelle e alle questioni di genere nel settore STEM, un ricercatore italiano ha esposto una presentazione intitolata “Experimental test of a new global discrete symmetry,” con cui si opponeva all’idea che le donne siano frequentemente vittime di sessismo nei campi scientifici — ma sostenendo, piuttosto, che siano gli uomini a soffrire per discriminazioni “ideologiche” che proibiscono loro di esprimersi liberamente.

In seguito alle prime critiche da parte di chi era presente, la presentazione di Alessandro Strumia — questo il nome del ricercatore al CERN e professore di Fisica all’università di Pisa — è stata rapidamente rimossa dall’archivio online del centro di ricerca (ma è ancora disponibile a questo indirizzo). Il CERN ha inoltre pubblicato le proprie scuse ufficiali sul sito.

“Gli organizzatori provenienti dal CERN e dalle diverse università in collaborazione non erano consapevoli dei contenuti della conferenza prima del workshop. Il CERN sostiene i membri della comunità che hanno espresso la propria indignazione per le dichiarazioni inaccettabili contenuti nella presentazione,” si legge nel post. “Il CERN è un’organizzazione culturalmente varia, che unisce persone provenienti da dozzine di nazioni. È un luogo dove chiunque è benvenuto, e tutti hanno le stesse opportunità, a prescindere da etnia, credo religioso, genere o orientamento sessuale.”

Nella presentazione organizzata in slide e vignette, Strumia elabora una teoria “conservativa,” in opposizione a quella a suo avviso “mainstream” o “marxista” (che promuove invece una “vittimocrazia” che avvantaggia “ingiustamente” le minoranze, secondo lo scienziato). In pratica, sceglie una gamma di argomenti già oggetto di dibattito — disparità di genere nel numero di citazioni e negli ospiti di punta alle conferenze, asimmetria nelle assunzioni, differenziale tra numero di studentesse e donne in effettive posizioni di potere nel mondo del lavoro —, adducendo come motivazione principale della loro esistenza una differenza biologica (e neurologica) intrinseca tra uomini e donne. In altre parole, secondo Strumia, il cervello maschile è più portato alla fisica di quello femminile e se ci sono più uomini che donne in questi campi è solo questione di “interesse” personale, perché, spiega citando le osservazioni dello psicologo Baron-Cohen, "gli uomini preferiscono lavorare con le cose e le donne con le persone." Questa teoria, per la cronaca, è da tempo screditata.

Screenshot dalla presentazione, via Google Drive

Il fatto dunque che esistano programmi e finanziamenti volti a ridurre il divario di genere nei campi STEM è — secondo Strumia — una forma di discriminazione ai danni degli uomini, perché porterebbe all’assunzione di donne con curricula meno consistenti.

L’esempio principale a sostegno della teoria esposta da Strumia è la sua personale esperienza, relativa a quando, nel 2018, non ha ottenuto un posto di lavoro all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, assegnato invece a una donna, con meno citazioni di lui in curriculum.

Screenshot dalla presentazione via Google Drive

Successivamente, prende a esempio il fatto che molti lavori pesanti per la salute fisica — tipo la manovalanza edile — siano ancora a prevalenza maschile, come “vera” discriminazione, contrapposta al fatto che la chimica Marie Curie abbia dovuto “dimostrare quello che sapeva fare” prima di ricevere il Nobel.

La presentazione di Strumia — per quanto possa sembrare paradossale — è il sintomo concreto di una sorta di movimento reazionario in campi di studio e lavoro in cui le proporzioni tra i generi (nonché tra le etnie) stanno cominciando a cambiare, o in cui, negli ultimi anni, c’è particolare attenzione a tematiche legate a sessismo e razzismo.

Ciò che Strumia riduce a un’“ideologia” introdotta o imposta dagli studi sociali — e che ha compromesso uomini di scienza come Lawrence Summers di Harvard, o il premio nobel Tim Hunt — è in realtà un processo complesso di adattamento di un sistema che storicamente risponde solo alle esigenze di pochi, alle esigenze di più gruppi sociali possibili. E non è possibile esaminarla senza prendere in considerazione il contesto storico e sociale in cui si muove.

Screenshot dalla presentazione via Google Drive

Il sessismo è un problema consistente in molti campi STEM — dall’industria, ai laboratori, passando per macchine intelligenti, astronomia e spazio, fino persino alla storia della scienza, da cui molte donne sono state semplicemente cancellate. Allo stesso tempo, è sempre più chiaro che la diversità di genere (e non solo) nelle scienze è radicalmente necessaria, proprio per evitare bias impliciti.

“La fisica non è sessista,” ha scritto Sturmia nella presentazione, e su questo ha ragione: la fisica non è di per sé sessista. Ma gli scienziati che la studiano possono esserlo eccome. E senza neanche rendersene conto.

Aggiornamento del 2/10/18: Come riportano BBC e Guardian, lunedì il CERN ha aggiornato il comunicato stampa pubblicato sul sito domenica scorsa, annunciando di aver sospeso con effetto immediato Strumia dal suo incarico al centro di ricerca, e di aver aperto un'indagine su quanto successo. Strumia, che lunedì ha parlato con il Guardian, si è difeso sostenendo che "i miei detrattori vogliono dipingermi come un mostro" e che "queste persone sono ossessionate da problemi che non esistono. Ho detto ciò che ho detto a fin di bene. Non stiamo discriminando, sono anni che le donne vengono aiutate."