Perché 'Sense8' è la migliore serie queer di fantascienza

Tra mille polemiche, la serie di Netflix è stata cancellata. Ma ha dimostrato quanto è importante che la fantascienza esplori la sessualità queer.

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giu 19 2017, 10:23am

Attenzione: questo articolo potrebbe contenere spoiler minori sulla serie di Netflix 'Sense8'

Il colosso delle produzioni web-streaming Netflix ha annunciato di recente che non rinnoverà per la terza stagione Sense8, la serie di fantascienza creata da Lana e Lilly Wachowski in collaborazione con J. Michael Straczynski, che racconta le vicissitudini di un gruppo di otto persone fisicamente lontane tra loro, ma mentalmente connesse. Molto connesse.

La ragione del mancato rinnovo è banale: il costo della produzione (apparentemente intorno ai 100 milioni di dollari a stagione) non è proporzionato al riscontro di audience della serie, che rientra dunque nei progetti troppo dispendiosi per essere portati avanti.

Ma se l'iter di cancellazione della serie non è diverso da tanti altri, la ragione per cui i fan contestano la decisione senza tregua da settimane ha a che fare con alcuni elementi di eccezionalità assoluta di Sense8, legati al modo in cui la serie esplora determinate tematiche, soprattutto legate alla sessualità e alla sua rappresentazione.

È sui corpi e sulla sessualità che si combatte la più fondamentale delle battaglie relative all'identità dell'essere umano.

La serie firmata dalle sorelle Wachowski esplora diversi argomenti socio-politici — dal razzismo agli abusi familiari, dal rapporto tra religione e globalizzazione alla depressione e via dicendo — vantando anche un cast tra i più inclusivi del momento. E non è di certo l'unica serie sci-fi che tratta tematiche di genere — un esempio ancora più recente in questo senso è la serie the Handmaid's Tale, prodotta dalla piattaforma Hulu.

Ma Sense8 ci mostra senza mezzi termini come la fantascienza di oggi — un genere storicamente legato all'analisi di distopie sociali e ai drammi identitari — non possa esimersi dal discorso politico sul sesso e dal dipingere una realtà positivamente queer. Prima che nel rapporto con robot intelligenti e alieni, è proprio sui corpi e sulla sessualità che si combatte la più fondamentale delle battaglie relative all'identità dell'essere umano.

La trama e il messaggio ultimo di Sense8 sono più genericamente collegati alla capacità umana di capire l'altro, di amarsi, di ribellarsi all'ignoranza di qualsivoglia forma di fascismo, come ha sottolineato in un'intervista uno degli attori della serie. Se solo imparassimo a capire ciò che provano gli altri — ci dice Sense8 in sottofondo costantemente — allora il mondo sarebbe un posto decisamente migliore.

Immagine via IMDB

Ed è questo, in parole povere, che fanno i protagonisti della serie: sentire ciò che prova il resto del proprio cluster (ovvero il gruppo di otto persone che "rinascono" come sensate nello stesso momento), ampliando la propria comprensione della vita, e incanalando le abilità fisiche e mentali uno dell'altro — in un'apoteosi di quelle stesse scene d'azione da manuale con cui le Wachowski avevano già conquistato il proprio pubblico ai tempi di Matrix e V per Vendetta.

Ma l'elemento più prettamente rivoluzionario — o, per essere precisi, quello che rimanda con decisione alle teorie femministe sulla politica dei corpi — è dato dal livello di intimità a cui Sense8 spinge il proprio discorso di connessione. Non è solo una questione di abilità acquisite, ma di intere prospettive che mutano nel momento in cui non c'è soluzione di continuità all'interno di un gruppo di individui, e le remore e i pregiudizi sociali sul sesso — il tabù per eccellenza della nostra cultura — crollano del tutto.

Secondo alcune teorie femministe, l'identità di genere è un costrutto sociale: il corpo umano è governato da norme sociali e politiche che contribuiscono alla creazione artificiale del binarismo di genere per cui l'organo sessuale con cui nasciamo determina la nostra identità come uomini o donne. Un mancato conformarsi a queste norme comporta una distinzione — e un rifiuto — da parte della società, una forma di discriminazione che solo in tempi molto recenti ha cominciato finalmente a essere screditata.

Rappresentare in modo complesso, esplicito e positivo personaggi non eteronormativi nei prodotti di pop culture odierni significa legittimare una visione della sessualità umana aperta e polimorfa. Se è vero che già altre serie — come Orange is the New Black — hanno introdotto personaggi LGBTQ non stereotipati nel mondo delle serie drammatiche, il fatto che Sense8 sia una serie di fantascienza (i cui protagonisti sono dotati del super potere dell'empatia) permette di spostare il discorso sulla sessualità su un piano ancora più radicale, dove il corpo perde del tutto il proprio valore identitario socialmente stabilito in favore di una condivisione sensoriale estrema e fluida.

Se potessimo percepire come nostro il piacere di un'altra persona, ce ne importerebbe davvero ancora qualcosa di quale organo sessuale ha?

La scena che riassume perfettamente questo discorso — e che probabilmente entra a pieno diritto negli annali di regia per la maestria con cui è girata — è quella della prima (ma non unica) orgia polisessuale tra sensate inserita nel sesto episodio della prima stagione.

In questa scena, due dei sensate — l'hacker transessuale Nomi e l'attore omosessuale messicano Lito — stanno facendo sesso con i rispettivi compagni (in due parti separate del globo), ma le loro sensazioni invadono l'uno la mente dell'altro così come altri due protagonisti, in un crescendo di assoluta estasi.

Immagine via Out Magazine

Nel creare un momento allo stesso tempo erotico, trasgressivo e intimo, gli autori della serie scardinano qualsiasi pretesa di eteronormatività: non solo l'incipit sessuale è legato ai due personaggi dichiaratamente queer della serie — una donna transessuale lesbica e un uomo gay — ma coinvolge anche due personaggi che, all'interno della narrazione, appaiono come uomini eterosessuali (il poliziotto di Chicago Will e il criminale di Berlino Wolfgang), in un groviglio di corpi e orgasmi sincronizzati che trapassa generi e orientamenti sessuali, lasciando spazio a un'esperienza collettiva che esorcizza il nostro costante bisogno di definizioni e tristi battute "no homo."

A pensarci, se davvero potessimo accedere alla mente e all'apparato sensoriale di altre persone, difficilmente potremmo prescindere dall'esperienza del sesso, ed è evidente che le Wachowski — due registe transessuali — non hanno alcuna intenzione di evitare l'argomento. L'aspetto più innovativo delle loro scelte registiche e di sceneggiatura è dato dal modo in cui la sessualità queer dei sensate è esplorata in quanto parte integrante della loro identità fluida collettiva e, in ultima analisi, di quella del pubblico coinvolto: comprendere e accettare l'altro permette di rinunciare alla necessità di definirlo come qualcosa di diverso da noi.

Sense8 libera, di fatto, il genere fantascientifico da alcuni dei suoi modelli più scontati della figura dell'eroe tradizionale.

L'arco narrativo principale di Sense8 non riguarda i diritti LGBTQ in senso stretto ovviamente — ma le infinite potenzialità di un gruppo di persone che condividono la stessa mente e una serie di antagonisti determinati a sfruttarli a proprio vantaggio. Eppure, nel riuscire a ritrarre l'ambiguità sessuale come parte integrante della natura di esseri umani complessi, sfaccettati, esilaranti e drammatici, Sense8 realizza forse un tributo senza precedenti alla causa.

In questo senso, la fantascienza di Sense8 è vera avanguardia politica e culturale, capace di riflettere su un tema attuale come quello dell'identità di genere, inserendolo in un contesto d'azione ancora più ampio — liberando, di fatto, il genere fantascientifico da alcuni dei suoi modelli più scontati della figura dell'eroe tradizionale.

La politica dei corpi non è un tema nuovo di per sé nella fantascienza — il filone specifico della letteratura di fantascienza femminista ne fa uno dei propri perni da decenni — ma è interessante notare come negli ultimi anni sia entrato nel mondo delle produzioni mainstream occidentali, in concomitanza con un rafforzarsi del dibattito internazionale sui diritti delle coppie dello stesso sesso e della lotta alle dinamiche più subdole del sessismo.

Due esempi recenti di cinema di fantascienza sono particolarmente significativi proprio perché, come Sense8, hanno saputo affrontare argomenti attuali come la regolamentazione del corpo delle donne e i diritti LGBTQ, toccando un nervo scoperto per gli spettatori più reazionari.

Immagine via IMDB

Per esempio, il film del 2015 Mad Max: Fury Road è stato accusato di "fare propaganda femminista" dai gruppi MRA (Men's Rights Activists) negli Stati Uniti, e salutato dalla critica generale come brillante metafora della tossicità intrinseca alle società patriarcali: nel film, ambientato in un mondo post-apocalittico, il personaggio femminile principale — Imperator Furiosa — libera le concubine del dittatore Immortan Joe dalla schiavitù sessuale e riproduttiva a cui sono costrette.

Similmente, nella serie The Handmaid's Tale — prodotta quest'anno da Hulu e basata sul romanzo omonimo di Margaret Atwood del 1985 — le vicissitudini della protagonista June si svolgono in un futuro prossimo distopico dove il crollo delle nascite spinge un'organizzazione politico-religiosa conservatrice a prendere il controllo di una parte degli Stati Uniti, fondando un nuovo stato che capitalizza la fertilità delle donne come bene comune, costringendole, di fatto, al ruolo sociale di incubatrici.

La serie non offre solo una critica alla regolamentazione politica del corpo delle donne, ma anche all'oscurantismo bigotto intrinseco a essa, che impone norme di genere binarie e criminalizza le persone che non si conformano al modello eteronormativo, l'unico ritenuto fecondo e dunque legittimo.

Se questi discorsi vi suonano stranamente familiari è perché la loro terminologia è stata usata in diverse occasioni anche da politici italiani, tanto per ostacolare il DDL Cirinnà sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso a febbraio 2016, quanto per invitare le donne a ricordarsi che la prima e più importante funzione del corpo femminile è quella procreativa, durante lo scorso Fertility Day.

LA vera rivoluzione narrativa di Sense8 sta nel ritrarre i suoi personaggi come soggetti attivi e consci della propria storia e della propria sessualità

La puntualità di queste opere di fantascienza politica nel denunciare un tipo di retorica nociva tutt'altro che superata nella nostra società, è ciò che le rende prodotti di valore. La fantascienza attinge da sempre ai quesiti sociali contemporanei e ha spesso esplorato il significato stesso dell'identità umana: è dunque inevitabile che, in questo momento storico di rivoluzione dei generi, la sessualità e la politica dei corpi siano e debbano essere oggetto di indagine e narrazione anche nei prodotti non di nicchia.

A differenza, se vogliamo, tanto di Mad Max: Fury Road quanto di The Handmaid's Tale, Sense8 non dipinge un futuro catastrofico dove vige uno status quo bigotto e distopico, ma un presente di "risveglio emotivo." I personaggi principali sono soggetti attivi e consci della propria storia e della propria sessualità, che non è solo oggetto di difesa o di rivendicazione, ma anche di pura esplorazione e celebrazione.

Sense8 non è una serie perfetta — ci sono diverse lacune di sceneggiatura che passano in sordina grazie alle mirabolanti scene d'azione — ed è forse fin troppo naive, per certi versi: l'improvvisa comunione con perfetti sconosciuti in giro per il mondo ricorda in fondo un po' l'amore smisurato per tutto e tutti che si prova quando si è botta da MDMA — e alle volte mette a dura prova il cinismo dello spettatore medio.

Ma forse è proprio questo il punto e il motivo per cui i fan della serie sono rimasti tanto delusi dalla sua cancellazione.

Considerata la piega inquietante che il mondo ha preso negli ultimi tempi e quanto i diritti LGBTQ e quelli delle donne siano sotto costante attacco, la serie si è dimostrata capace di offrire, anziché uno scenario apocalittico terrificante, un'utopia salvifica a cui ispirarsi, dove la fiducia nell'empatia umana sembra essere la chiave di una rivoluzione ancora possibile.