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Facciamo il punto sulla cannabis terapeutica in Italia

Let's Weed è la nuova startup italiana per collegare i pazienti alla loro cannabis terapeutica, ma perché ne abbiamo bisogno?

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ott 6 2015, 10:10am

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Lo scorso primo ottobre l'Intergruppo Cannabis Legale ha ottenuto l'inserimento all'interno del calendario trimestrale della Camera dei Deputati del progetto di legge "Cannabis Legale". Da qualche giorno a questa parte il progetto ha quindi intrapreso ufficialmente il suo iter parlamentare con il supporto di oltre 220 deputati provenienti da schieramenti diversi—Benedetto della Vedova, alla guida dell'Intergruppo, ha definito il risultato "un ottimo punto di partenza."

Pensarlo è decisamente strano, ma sembra che in una qualche rocambolesca maniera tra non moltissimo la cannabis in Italia potrebbe essere considerata una sostanza legale. Ironicamente, mentre questo felicissimo impeto progressista si consuma, un altro aspetto della stessa questione si trova davanti a un vicolo cieco: in Italia i trattamenti a base di cannabis terapeutica sono legali e prescrivibili ma sembra che i medici non siano capaci a farlo e che il farmaco non si trovi.

Let's Weed è una startup piuttosto giovane, è italiana, e il suo obiettivo è "riunire, aggregare ed interconnettere tutti coloro che fanno uso di Cannabis per fini terapeutici, i medici che la prescrivono, le farmacie che la forniscono e i Cannabis Social Club."

In Italia dal 2007 una tabella ministeriale (decreto del 18 Aprile) consente la prescrizione con ricetta medica di diversi derivati della cannabis dalle riconosciute proprietà terapeutiche. Ma poiché non esistono protocolli attuativi regionali, per i pazienti accedere ai farmaci è praticamente impossibile. - Cannabis terapeutica.it

In Italia c'è un problema: ci sono persone che hanno bisogno di una terapia a base di cannabis, lo Stato permette di prescrivere loro questa terapia ma subito dopo gli impedisce, di fatto, di avere accesso al farmaco. Si tratta di un abissale buco logico, nonché di una terribile mancanza nei confronti di moltissimi pazienti.

Per questo è nata Let's Weed: benché in Italia la prescrizione di cannabis terapeutica sia legale, è ancora necessario ingegnarsi per trovare un modo per collegare il paziente al (raro) farmaco. L'idea è quella di una semplice piattaforma: una mappa su cui individuare rapidamente dei medici capaci di prescrivere il farmaco e delle farmacie o dei Cannabis Social Club capaci di distribuirlo. Let's Weed è una startup tanto banale quanto, in questo momento, assolutamente necessaria, e per questo tutt'altro che scontata.

"Stavo guardando la TV e sono finito su un servizio de Le Iene sulla cannabis terapeutica: raccontava effetti e benefici della cannabis su malati gravi; la cosa mi ha colpito moltissimo perché gli effetti sembravano davvero miracolosi," mi spiega Antonio Pierri, fondatore di Let's Weed. "Da buon ingegnere ho fatto le mie ricerche personali e ho visto che in Italia si profilava una domanda enorme: centinaia di migliaia di pazienti affetti da varie patologie: dal Parkinson, passando per i tumori, fino ai più "classici" dolori cronici. Tutti erano costretti ad assumere decine di farmaci in qualche modo debilitanti: di fatto si trattava di scambiare un male con un altro male," mi ha spiegato al telefono.

"Per loro la cannabis terapeutica potrebbe essere una soluzione. Il problema, però, è che Italia è ancora difficile trovare un medico che faccia questo tipo di prescrizioni o farmacie che possano dispensare il farmaco. Quindi ho pensato di creare questo portale: il nostro obiettivo è creare una piattaforma di pubblica assistenza ai malati—non voglio aspettare che lo faccio lo Stato, sono anche io parte dello Stato, così mi sono adoperato," mi ha raccontato Antonio, descrivendomi da dove fosse nata l'idea.

"Il progetto è online da pochissimo e il sito è ancora in fase beta: non vogliamo mostrare tutto fin da subito perché ci rendiamo conto che il pubblico e le istituzioni debbano avvicinarsi all'argomento con la dovuta calma. Mettere troppa carne al fuoco subito sarebbe controproducente," mi spiega. "Siamo molto positivi comunque: stiamo ricevendo proposte di ogni tipo: parlamentari, associazioni pazienti—in particolare dall'Associazione Luca Coscioni—, enti."

"Il grosso problema della cannabis terapeutica, in Italia, è che la Sanità ancora non la conosce. Personalmente credo che il 99% dei medici non faccia prescrizioni di questo tipo non perché non voglia, ma perché non sa cosa fare: vorrebbero prescriverla ma, di fatto, non sanno come impostare un piano terapeutico, i dosaggi, i tipi di cannabis. È un problema di istruzione e informazione, ma ogni punto di partenza è buono: ogni studio medico o ASL che si aggiunge alla lista di centri abilitati alla prescrizione o alla distribuzione è un passo in più verso il traguardo—attualmente la situazione non è delle migliori: l'Italia importa dall'Olanda il Bedrocan e i passaggi che intercorrono tra il produttore e il consumatore fanno in modo che si alzi di molto il prezzo; inoltre l'importazione è parecchio limitata, e di conseguenza anche la disponibilità," mi spiega Antonio.

La faccenda non è esattamente semplice. Cosa significa "cannabis terapeutica" in Italia? Quanti sono i pazienti? Let's Weed è un bisogno oppure una sorta di capriccio liberale? Per capirlo ho contattato il Senatore Marco Perduca, responsabile delle campagne su Droghe e Cannabis Terapeutica per l'Associazione Luca Coscioni.

"La contabilità delle ricette è piuttosto difficile per chiunque, figuriamoci per un'associazione come la nostra: al Ministero della Salute monitorano la situazione sulla base delle richieste di importazione dei prodotti dall'Olanda—forse la cosa migliore sarebbe chiedere a loro ma dalle dichiarazioni pubbliche direi che non andiamo oltre le 200 persone. La legge nazionale adottata nel 2007 non prevede una lista di condizioni trattabili coi cannabinoidi; le 15 leggi adottate a livello regionale dal 2012 alle volte specificano le patologie e quali medici possono prescrivere la cannabis," mi spiega il Senatore.

"La letteratura scientifica in italiano inizia a essere corposa, quel che ancora manca sono i trial clinici a conferma della teoria. Generalmente viene ritenuto che vi possano essere giovamenti in patologie gravi e altamente invalidanti come, tra le altre, la sclerosi multipla, quella laterale amiotrofica, il glaucoma, le malattie neoplastiche, gli spasmi muscolari e il dolore cronico. In Israele, dove i trial sono molto avanzati, si sta studiando l'impiego dei cannabinoidi nella cura dei tumori."

"Il problema principale è che il Ministero della Salute e gli ordini medici cittadini non hanno mai assunto iniziative per pubblicizzare la legge tra gli operatori"

Bisogna capire anche di cosa si sta parlando quando si discute di "cannabis terapeutica," in Italia. Come spiegatomi da Antonio di Let's Weed, l'Italia importa cannabis prodotta da Bedrocan, l'unica casa farmaceutica europea autorizzata a coltivare cannabis terapeutica, "La legge nazionale fornisce ai medici generici la possibilità di far ricette su formulari semplici i prodotti che si trovano in farmacia sono importati dai Paesi Bassi e sono il Bedrocan, il Bediol e il Sativex; si tratta di infiorescenze, gocce o spray. Nel primo caso è la pianta negli altri degli estratti," mi spiega il Senatore.

In Italia non siamo sicuramente in pole-position quando si parla di determinate tematiche; un altro dubbio, quindi, è che si possano configurare casi di "obiezione di coscienza," di negazione a partire da principi morali ed etici dell'utilità del farmaco, e quindi della sua prescrizione e vendita. "La normativa non prevede il diritto all'obiezione di coscienza: c'è sicuramente grande timore o ritrosia, e in certi casi abbiamo registrato opposizioni ideologiche—la cannabis viene ritenuta prima una droga proibita e poi, eventualmente, una medicina—, ma il problema principale è che il Ministero della Salute e gli ordini medici cittadini non hanno mai assunto iniziative per pubblicizzare la legge tra gli operatori! Anche quando si trova un medico disposto a prescrivere i cannabinoidi (e l'Associazione ha lanciato un appello a settembre che ha riscosso un discreto successo) siamo noi che dobbiamo spiegare la legge. Il Ministero dovrebbe adottare delle chiare e ampie linee guida e farle conoscere con campagne istituzionali di sensibilizzazione pubblica," il Senatore quindi mi conferma il problema evidenziato da Antonio. Gli operatori sanitari italiani non sono informati circa la legge e le metodologie per applicarla.

Mentre vengono avviati progetti di legge e l'opinione pubblica si apre lentamente all'idea della legalità della cannabis resta però evidente una problematica: se da domani la cannabis terapeutica fosse legale in ogni suo aspetto (prescrizione, acquisto, autocoltivazione e consumo), quanto ci potrebbe mettere il sottoscritto a fingere un mal di testa per procurarsi la sua dose quotidiana di sostanza a scopo ricreativo?

"la cannabis terapeutica è legale in tre dei quattro aspetti dal 2007, manca solo la possibilità di poterla consumare privatamente—e trattandosi di un medicinale si potrebbe esser d'accordo se non si sapesse che coltivare una pianta di cannabis per fini non medici prevede pene detentive che possono arrivare fino a sette anni! Malgrado tutti gli studi dimostrino il contrario, c'è ancora chi ritiene che la marijuana sia la "droga" di passaggio verso le sostanze pesante e c'è chi pensa che la cannabis terapeutica possa produrre gli stessi effetti di uno spinello senza ricordare che trattandosi di una terapia c'è un rapporto di base col medico curante," mi spiega il Senatore.

"Il problema esiste quindi più dal punto di vista della polemica che non della scienza. Detto questo, nei prossimi mesi la Camera dei Deputati dovrebbe avviare il dibattito su un testo di legge sottoscritto da quasi 200 Deputati che prevede la legalizzazione della marijuana per qualsiasi fine, quindi sarà affrontato il problema alla radice per regolamentarlo in modo trasparente. Inoltre, potrebbe essere utile tener presente che nel mese di settembre l'Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite ha presentato uno studio in cui si invitano tutti gli Stati membri dell'ONU a decriminalizzare l'uso e il possesso personale delle sostanze proibite," mi spiega.

In conclusione, la sensazione è che in Italia si stiano affrontando due percorsi paralleli: il primo, quello del progetto di legge dell'Intergruppo, il secondo, quello della regolamentazione del sistema delle terapie a base di cannabis. In un senso o nell'altro sembra però che l'imperativo sia lo stesso: informare in ogni senso possibile circa la sostanza e i suoi effetti al fine di esaurire ogni dubbio e inutile polemica.