Celebrità, eroi e star: come parlare di whistleblowing

Mentre spulciamo i 2.6TB di documenti dei #PanamaPapers, ricordiamoci di non rendere i whistleblower più importanti dei leak da loro diffusi, come nei casi di Chelsea Manning e Edward Snowden.

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apr 4 2016, 7:55am
Julian Assange, Edward Snowden e Chelsea Manning.

Nell'epoca della visibilità assoluta e dell'erosione della privacy come principale modello di business del web, la pratica del whistleblowing e le sua necessità di riservatezza e anonimato sembrano stridere con l'attuale status quo a tal punto da poterne sembrare completamente esclusi.

Chelsea Manning ed Edward Snowden hanno dimostrato con forza quanto grande sia ancora il potenziale del leaking, la prima portando in superficie oltre 600mila documenti relativi alle guerre in Afghanistan e Iraq e sulla corrispondenza diplomatica degli Usa; il secondo svelando la pervasività della sorveglianza digitale operata dalla National Security Agency statunitense e dalle agenzie sue alleate nel 2013. Giusto ieri, inoltre, un'altra fonte anonima è l'origine confidenziale del colossale leak Panama Papers, composto da oltre 2.6 TB di documenti.

Manning e Snowden sono in questo senso i due più noti esempi di whistleblower contemporanei: entrambi provenienti dalla cultura di internet e hacker, entrambi, anche se a livelli diversi, esperti di tecnologie digitali e informatica. Entrambi, inoltre, hanno scelto proprio internet come ambiente d'elezione in cui diventare whistleblower: Manning rivolgendosi a WikiLeaks, Snowden affidandosi alle sue competenze di crittografia per contattare i giornalisti che sapeva gli avrebbero dato ascolto.

Per tutti i whistleblower, in ogni caso, la decisione di soffiare nel fischietto rappresenta sempre un'uscita allo scoperto e una presa di posizione radicale nei confronti di qualcosa di scorretto che avviene entro il controllo di una organizzazione e che, secondo il loro senso morale, necessità di essere noto all'opinione pubblica. Nei casi più potenti, quando ad esempio i whistleblower decidono di rivolgersi ai media per raggiungere l'opinione pubblica—come è stato di nuovo per Manning e Snowden—si crea inevitabilmente una frattura tra segreto, esposizione mediatica e attenzione del pubblico.

Il pericolo è quello di confondere il reale interesse pubblico contenuto nelle rivelazioni e le storie personali dei whistleblower che le hanno rivelate.

In situazioni come quelle relative alle rivelazioni di WikiLeaks o il caso NSA, da un punto di vista giornalistico, il pericolo è quello di confondere il reale interesse pubblico contenuto nelle rivelazioni e le storie personali dei whistleblower che le hanno rivelate—Così facendo, il rischio è di dedicare eccessiva attenzione ai profili psicologici dei whistleblower, sottraendone a quanto, invece, hanno da dire.

Le identità di Snowden e Manning, inoltre, sono emerse in modi diversi: per Manning per via del tremendo errore di aver confessato il proprio coinvolgimento nel leak a una persona ritenuta di fiducia, l'hacker Adrian Lamo, rivelatosi essere invece un informatore dell'FBI. Per Snowden, invece, la decisione di uscire allo scoperto presentandosi direttamente come fonte delle rivelazioni in un'intervista video rilasciata al Guardian, è stata volontaria, da un lato come gesto di accountability, dall'altro come scelta in grado di garantirsi incolumità proprio grazie all'attenzione degli organi di informazione. Nessuno dei due, comunque—e Manning, ovviamente, in particolare—ha cercato volontariamente e in modo esplicito la visibilità. Questa è arrivata come conseguenza del loro coinvolgimento nei rispettivi leak.

Alcuni studi accademici hanno analizzato come whistleblower di primo piano come Chelsea Manning ed Edward Snwoden sono stati descritti e trattati dagli organi di stampa in diversi contesti geografici (chi scrive è autore di una literature review pubblicata dal journal Celebrity Studies, disponibile qui, nda). Per whistleblower come Snowden o Manning, in particolare, è cruciale comprendere se siano stati descritti in termini neutri, coerenti con i principi e le motivazioni del whistleblowing, o se, al contrario, siano stati adottati toni negativi e più vicini, ad esempio, al campo semantico dello spionaggio, ambiti toccati spesso dalla copertura mediatica più superficiale.

Per Manning, inoltre, un macrotema ricorrente esposto a facile scandilizzazione è stato quello della sua identità transgender. Manning, pochi giorni dopo la condanna a 35 anni di reclusione, aveva infatti annunciato di voler essere identificato come al femminile e di aver adottato il nome Chelsea—in sostituzione del maschile Bradley—e di voler iniziare il percorso per ottenere la terapia ormonale. Anche se dati empirici precisi non sono ancora disponibili in questo senso, è legittimo ritenere che uno dei rari momenti di attenzione attorno alla figura di Manning sia coinciso proprio con il suo "I am Chelsea". Altri aspetti della sua situazione legale, come il processo, per lo più ignorato dalla stampa, come riscontrato Project Censored, invece, hanno ottenuto volumi di attenzione di molto inferiori.

Proprio Edward Snowden è stato esplicito in diversi interventi, rifiutando la categoria di eroe e definendosi solamente come la dimostrazione di cosa possono fare le persone comuni in circostanze straordinarie.

Il punto, quindi, è l'equilibrio complessivo, tra copertura mediatica sui contenuti e sulle personalità, con cui si affrontano i casi di whistleblowing di questa portata. Fondamentale è avere sempre chiaro quale sia il reale interesse pubblico in gioco: il contenuto di quanto viene rivelato, il motore stesso all'origine del leak. Il rischio, sul lato opposto dello spettro, invece, è la spettacolarizzazione della vicenda e la trasformazione dei whistleblower in celebrità.

Da questo punto di vista, proprio Edward Snowden è stato esplicito in diversi interventi, rifiutando la categoria di eroe e definendosi solamente come la dimostrazione di cosa possono fare le persone comuni in circostanze straordinarie. Un punto da tenere ben chiaro, mentre si guarderà dentro i 2,6TB di documenti appena rivelati dall'inchiesta Panama Papers, prima che diventi, nella sua proiezione mediatica, solo una spy story.

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