Chi è Mariano Tomatis, l'attivista che usa la magia per combattere la TAV

Negli ultimi anni l'alt-right si è appropriata dell'utilizzo della magia nel mondo politico, e Mariano Tomatis sta cercando di riprendersela.

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lug 27 2018, 10:20am

Nelle ultime ore la polemica sulla TAV, il piano italiano di costruzione di linee ferroviarie ad alta velocità che da anni vive in bilico tra l'effettivo avvio e il fallimento totale, è tornata alla ribalta anche nelle fila di Governo: secondo alcune indiscrezioni, infatti, il premier Giuseppe Conte sarebbe pronto — su pressione di Luigi Di Maio — a bloccare ufficialmente il progetto TAV. L'intenzione, però, si contrappone all'opinione opposta di Matteo Salvini, che invece vuole procedere. Storie di ordinaria follia dal nostro governo bipolare del cambiamento.

Gli scontri sulla TAV si protraggono da anni, spesso macchiandosi anche di capitoli decisamente oscuri per ciò che riguarda la gestione degli antagonismi da parte degli attivisti No TAV. Questa tematica è particolarmente sentita a Venaus, in Val di Susa, dove quest'anno si terrà per la terza volta dal 26 al 29 luglio il Festival Alta Felicità, organizzato dal movimento No TAV.

La location del festival è alle pendici del Rocciamelone, un luogo che ha una forte valenza simbolica per il movimento: dalla montagna è visibile il cantiere del “cunicolo geognostico” in Val Clarea. Nel libro Roc-Maol e Mompantero, il Rocciamelone viene definito “una montagna che aduna e cela tante tradizioni e tanti arcani come appunto un’arca santa.” I misteri dei suoi abitanti, invece, sono densi “come l’ammasso di nubi procellose che grava spesso il fianco e avvolge la testa della loro montagna.”

Il cantiere geognostico in Val Clarea. Immagine: via YouTube

Il libro è stato pubblicato nel 1893 e l'autrice valsusina Matilde Dell'Oro Hermil lo ha dedicato proprio al Rocciamelone. Il testo approfondisce il folklore locale facendo riferimento a tradizioni esoteriche, cronache medievali, trattazioni astrologiche, teorie sul magnetismo, all'alchimia e, per l'appunto, a leggende locali a base di fantasmi, folletti e UFO ante litteram. Ora, cosa centra tutto questo con il festival e la questione No TAV? Il libro è stato riscoperto negli ultimi anni da Mariano Tomatis, un prestigiatore e ricercatore che collabora alla causa dei No TAV proprio attraverso la magia.

Mariano Tomatis si definisce un 'Wonder Injector' e porta avanti una ricerca a tutto tondo sul mondo della magia rifacendosi alla definizione di 'magia' del mentalista americano Max Maven, che la definisce una esplorazione estetica del mistero in grado di creare ed evocare scenari spiazzanti e surreali con gli stessi strumenti narrativi di uno scrittore. Le sue indagini storiche si concentrano sull'illusionismo e la parapsicologia, tanto da aver inaugurato la Biblioteca Magica del Popolo, uno spazio in cui rende accessibili liberamente a tutti libri, articoli e documenti su mesmerismo, ipnosi e metapsichica. Ha scritto libri sul mentalismo, indagato figure come Gustavo Rol, e cura un suo blog dedicato all’illusionismo attraverso cui analizza una serie di problematiche legata alla figura classica dell'illusionista, lavorando per rinnovarla.

Visto che il connubio magia + politica è stato portato alla ribalta negli ultimi anni dagli ambienti dell'alt right — che sostiene di avere sfruttato la forma di magia nota come Chaos Magick per favorire l'ascesa al potere di Donald Trump, non ho perso l'occasione di parlarne con qualcuno che supporta battaglie un po' più condivisibili dal punto di vista etico. Specie se il suo curriculum parla di trasformazioni narrative dei fatti relativi al movimento No TAV: la missione di Tomatis è usare la magia e i crismi dei giochi di prestigio per trasfigurare e ampliare l'accessibilità di narrazioni finora incatenate al gioco dei fatti e delle interpretazioni giuridiche — A quanto pare, è possibile raccontare un scontro tra attivisti e polizia attraverso un gioco di magia.

Immagine via Mariano Tomatis

MOTHERBOARD: Cosa ne pensi della rivendicazione da parte dell'alt-right americana dell'utilizzo della Chaos Magick e di meme come Pepe the Frog come contributo alla vittoria di Trump?
Mariano Tomatis: Nei discorsi dell’alt right si fa spesso riferimento alla Chaos Magick, una forma di magia post-moderna dalla forte impronta nichilista che non a caso individua in Pepe The Frog (e nella sua proto-versione egizia, il dio Kek) la propria divinità. Quello che la destra ha capito è che su un piano non razionale la magia ha una sua efficacia. Per illustrare questa dinamica, oggi va di moda il concetto di “iperstizione”, un elemento di finzione che finisce per avere un impatto reale sul mondo. Non è una buona idea lasciare all’alt right il monopolio della magia, né limitarsi a contrapporle uno scetticismo scientifico orgogliosamente apolitico come quello del Cicap.

Come illusionista radicale, ho trovato la mia casa naturale nella Wu Ming Foundation, un laboratorio permanente sulle narrazioni dotate di un potere performativo. Ben prima che si affacciasse sulla scena Pepe The Frog e a una distanza siderale dalla sinistra istituzionale e razionalista, negli Anni Novanta, il collettivo Luther Blissett non disdegnava l’uso della magia nelle pratiche di guerriglia culturale: dai molteplici attacchi psichici alla collaborazione con l’illusionista inglese Harry Kipper, la maschera, il trucco e l’irrazionale erano (e sono) ingredienti fondamentali nell’opera di sabotaggio delle narrazioni mainstream.

Come si coniuga la tua militanza politica con la magia? Qual è il contributo che può dare la magia a queste cause?
La cultura mainstream si colloca all’interno della società capitalista senza discutere lo slogan tanto caro a Margaret Thatcher “There Is No Alternative”. Mettendo in scena qualcosa di magico, invece, l’esibizione di un illusionista sfida i confini di ciò che è possibile, esplorando dal punto di vista teatrale — le conseguenze di tale superamento. Opportunamente contestualizzata, l’esperienza dello stupore può avere effetti emancipanti e trasformativi perché dilata lo spazio delle possibilità, spalanca le porte all’impensabile, conduce fuori dalla zona di comfort e costringe a osservare la realtà con occhi nuovi. Presentata in quest’ottica, la magia dei prestigiatori può diventare uno strumento per incrinare le visioni del mondo dominanti e stimolare l’immaginazione a concepire scenari alternativi.

In Inghilterra, Ian Saville [illusionista inventore della Marxist Magic] usa il tono leggero e scanzonato della magia a scopo divulgativo. Durante gli spettacoli, interagisce con un ritratto di Karl Marx e dialoga con un pupazzo di Bertolt Brecht. Il suo obiettivo è raccontare e rendere accessibile al pubblico, in un contesto ludico, l’idea di società della sinistra e dei movimenti radicali.

Qui in Italia, invece, dopo essermi imbattuto nel lavoro dei Wu Ming, ho iniziato a riconoscere nell’illusionismo una forma di arte marziale. Come la letteratura, il teatro e il cinema, la magia può portare in scena storie che mettono in discussione lo status quo, portano a galla il conflitto, evidenziano le contraddizioni e offrono strumenti concettuali, narrativi e cognitivi per affrontarle.

Puoi citarmi qualche esempio dei tuoi lavori?
Nell’ambito della lotta No TAV, mi è capitato di rielaborare il contesto narrativo di una serie di giochi di prestigio, intrecciandone le fasi con il racconto di alcuni momenti chiave nella storia del Movimento valsusino. In questo modo, l’effetto magico e la vicenda entrano in risonanza in forma spesso surreale e dando corpo a una piccola performance teatrale. I tre ingredienti fondamentali di queste performance sono: l’effetto sorpresa, l'elemento di mistero e una rievocazione di alcune imprese epiche della militanza No TAV. Per esempio, quando l’amica Nina fu arrestata con l’accusa di aver provocato lesioni a un carabiniere perché correva a zig-zag, il testo del relativo provvedimento di custodia cautelare è diventato il canovaccio per un gioco di prestigio che sfrutta la chiusura a zig-zag di un anello di carta a formare un nastro di Mœbius.

Quando scrivo, invece, mi piace far dialogare passato e presente, andando a caccia di storie in grado di raccontare l’oggi a partire dalla vita dei grandi maghi del passato. In occasione dell’attentato del 7 gennaio 2015 alla redazione di Charlie Hebdo mi sono soffermato su una delle vittime, Mustapha Ourrad (1954-2015). Il correttore di bozze della rivista era originario di una regione dell’Algeria tristemente famosa nella storia dell’illusionismo: nel 1856 l’area era stata teatro di una violenta repressione da parte del governo francese. Deciso a dimostrare la superiorità occidentale sugli algerini, Napoleone III aveva inviato sul posto l’illusionista più noto dell’epoca, Jean Eugène Robert-Houdin. il racconto del suo spettacolo ad Algeri mette i brividi ed evidenzia con efficacia il livello di spietatezza e sopraffazione delle imprese coloniali in terra d’Africa.

Un altro esempio è il 40° anniversario della legge 180 che mi ha dato l’occasione di raccontare in parallelo la liberazione dalla camicia di forza a opera di Franco Basaglia e del mago Houdini, evidenziando le diverse prospettive ideologiche alla base delle due esperienze; la riflessione è il primo contributo tratto da un più ampio lavoro in cantiere da due anni sul rapporto tra magia e follia. Nell’ambito audiovisivo, infine, il mio documentario “Donne a metà” ricostruisce la storia del celebre numero della donna segata in due, portandone alla luce il contenuto politico e il sottotesto sessista.

Secondo te, la magia potrà mai diventare una disciplina in cui il sapere viene condiviso come nella ricerca scientifica?
Sono pochi gli spettatori che si tengono lontano dalle spiegazioni dei trucchi perché consapevoli del valore (e della fragilità) dell’esperienza del mistero evocata da un gioco di prestigio — come farebbe il fan di una serie tv che evita a tutti i costi gli spoiler diffusi online. Più spesso, quest’ultimo è vissuto come un enigma da risolvere, l’ingresso in uno stato di scacco intellettuale da cui è urgente uscire smontandone razionalmente il meccanismo. Nell’ambito dell’illusionismo il mio progetto “Biblioteca Magica del Popolo” mira a rendere disponibili, ad accesso libero e gratuito, milioni di pagine di libri di magia — e potenzialmente rintracciabile qualsiasi trucco magico.

Tra il pubblico dei maghi abbondano gli hecklers, i disturbatori che interrompono lo show per mettere in difficoltà l’illusionista, spesso rivelando ad alta voce il trucco usato. Molti prestigiatori ritengono che l’esistenza dei troll sia colpa dei progetti di condivisione come la “Biblioteca Magica del Popolo” e dei tutorial di trucchi magici diffusi su Internet. La ricerca di un capro espiatorio evita agli illusionisti di riconoscere nella propria performance gli elementi che incoraggiano la trasformazione degli spettatori in hecklers — prima di tutto il collocarsi su un piedistallo.

Riflettendo sul fenomeno, il curatore del blog “Bizzarro BazarIvan Cenzi ha scritto: “Toccherà trovare una magia diversa dal trucco tecnico, dalle dita veloci, dalla dinamica che vede il mago in competizione con il pubblico. Magari una magia più emotiva, che ritrovi la bellezza della fragilità, una meraviglia che affascini per la sua gentilezza e umanità. E che proprio in ragione di questa sua gentilezza trovi difficilmente qualcuno disposto ad attaccarla.”

E a quali problemi ha portato questo atteggiamento?
Quando ha lasciato le piazze per i teatri, l’illusionista è diventato una figura borghese – se non addirittura aristocratica. Il prestigiatore classico indossa capi eleganti e si vanta di frequentare l’alta società. Nella sua incarnazione moderna, invece, veste alla moda, ama esibirsi in contesti elitari e condivide sui social le foto scattate con i VIP. Dimostrando poteri sovrannaturali, si colloca su un piano superiore rispetto al pubblico. È poco attento alla dimensione comunitaria: di solito si esibisce da solo, ma quando ha bisogno di assistenti, porta in scena donne poco vestite.

Nella migliore delle ipotesi, le vallette sono oggetti di scena che servono a distrarre l’attenzione; nella peggiore, vengono segate in due, trafitte da spade e sottoposte a ogni tortura. Molti illusionisti si propongono alle aziende come consulenti di marketing: dicono di conoscere i trucchi per aumentare le vendite e rendere irresistibile qualsiasi prodotto. È raro che si mettano a disposizione per concepire azioni contro il Mercato: i loro imbrogli si ispirano a quelli dello sceriffo di Nottingham, più che a quelli di Robin Hood. I giochi di prestigio, inoltre, costano molto cari: sin dal Settecento, la casta dei prestigiatori ha fissato nella disponibilità di denaro – e non in qualche merito artistico – il discrimine tra chi può conoscere un trucco e chi no.

Quali illusionisti In Italia e all'estero manifestano un tipo sensibilità diverso?
Da alcuni anni, negli Stati Uniti, il movimento che fa capo al binomio “Magic & Meaning” sta elaborando un importante discorso critico intorno a queste tematiche, anche dal punto di vista delle performance. Due tra gli artisti più apprezzati in questo ambito sono Eugene Burger e Bob Neale. La critica più feroce dell’illusionismo, però, si deve a Penn & Teller, una coppia di prestigiatori punk di Las Vegas che coniuga al successo internazionale il gusto per la sperimentazione e l'annientamento sistematico della figura borghese del mago.

In Europa, la coppia composta da Muriel Brugman e Scott Nelson presenta una forma di “magia accidentale” che si prende gioco in modo raffinato degli stereotipi di genere. A seguito dello scandalo Weinstein, Derek Delgaudio è stato il primo a sollevare il problema del sessismo all’interno del mondo dell’illusionismo; nel nostro Paese ne ha ripreso gli argomenti lo storico del circo Raffaele De Ritis, incontrando una scomposta e violenta opposizione da parte della comunità magica italiana.

Inés la maga è una star della televisione spagnola consapevole del potenziale simbolico di una donna che opera prodigi. Durante gli spettacoli dal vivo, ama capovolgere la classica dinamica teatrale dell’uomo-mago che sfrutta il corpo femminile per affermare il possesso di doti sovrumane. Quando chiama sul palcoscenico un uomo, l’inversione che si presenta agli occhi del pubblico è perturbante: con lei è un maschio a mostrare imbarazzo sotto i riflettori; è lui la vittima delle battute a sfondo velatamente sessuale che Inés gli rivolge, giocando con i simboli e gli stereotipi di genere con una potente consapevolezza del gioco medesimo.

Marco Tempest; il tecno-mago svizzero opera ai confini dello sviluppo tecnologico, impiegando nei suoi spettacoli tutte le diavolerie elettroniche più avanzate: sul palco interagisce con schermi a cristalli liquidi, proiettori, robot e droni, ma sempre con una delicatezza e un senso della poesia che — a suo dire — sono un’eredità della cultura europea nel cui alveo è nato e cresciuto.

In Italia, Francesco Busani ha lanciato una forma di mentalismo (“a tu per tu”) che si oppone al superomismo facendo dell’intimismo la propria cifra stilistica. Ferdinando Buscema lavora da anni sulle istanze del movimento “Magic & Meaning;” è suo il concetto di “magic experience design,” un’espressione che allontana il focus dall’ombelico del mago, spostandolo sul pubblico e sull’esperienza — potenzialmente trasformativa ed emancipante — vissuta durante un gioco di prestigio.

Ogni anno curo il festival Stupire! in collaborazione con Francesco Busani nella cittadina di Fontanellato. L’intento è offrire al pubblico performance illusionistiche fuori dal mainstream a chi cerca una magia “No Global” più intima e autentica, che valorizza le contaminazioni con la storia, la letteratura e il teatro e cerca i propri modelli guardando al patrimonio artistico e culturale locale senza lasciarsi ipnotizzare dalle influenze di Hollywood. In questa cornice ho ospitato Gianfranco Preverino che ha lavorato a un intero spettacolo sui modi escogitati per fregare il prossimo, tuttavia senza che il volontario di turno venga dileggiato o svilito come persona.

Tra le giovani leve, seguo con interesse la crescita artistica di Christopher Castellini, mentalista classe 1992, medaglia di bronzo ai “Campionati del mondo di magia 2018.” Costretto su una sedia a rotelle da una distrofia muscolare progressiva, porta in scena la malattia senza pietismi. Il suo spettacolo celebra le possibilità di un individuo il cui handicap, orgogliosamente rivendicato, lo colloca agli antipodi del classico superuomo.

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