L'internet libera è sui tetti delle case, ma non vi friggerà il cervello

Abbiamo scambiato due parole con Federico Capoano, geek della community network Ninux. Ovvero, l'internet libera che ha preso piede in Italia.

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mar 12 2014, 1:30pm
Immagine: Andrea Pescetelli, aka Fish/Ninux

Uno si immagina che gli smanettoni, quelli che ci capiscono di internet e protocolli di comunicazione, se ne stiano tutto il tempo a trovare un modo per comunicare tra di loro senza rotture di palle. Insomma, quando si parla di reti indipendenti, la gente pensa che sia tutto un mondo a parte che se ne sta per i fatti suoi.

In un certo senso, le reti private tra utenti possono funzionare anche senza il resto del network—se le cose si mettessero male, potrebbero comunicare lo stesso tra loro—ma spesso hanno comunque un collegamento diretto con il resto della rete globale. Insomma, passano anche loro attraverso gli internet service provider (ISP) commerciali a cui si connettono tutti i comuni mortali.

In poche parole, internet non è una scatola chiusa, o l'icona che lampeggia sul vostro tablet quando si connette alla rete di casa. Cercate di ricordarvelo, perché la conoscenza delle tecnologie informatiche ci sta un po' sfuggendo di mano, e in giro c'è gente che pensa che l'HTML sia una malattia sessualmente trasmissibile. Sì, viene spontaneo preoccuparsi per il futuro del mondo.

Tutta questa premessa ha un solo e unico scopo: spiegare che internet non è un prodotto preconfezionato, ma un mezzo attraverso cui comunicare. Si tratta di una rete che non è soltanto virtuale, ma maledettamente reale. Di conseguenza, come tutti gli strumenti ideati dagli esseri umani, anche internet può essere costruita in casa. È un po' come se vi metteste ad assemblare una radio e un'antenna con le vostre mani, solo che qui stiamo parlando di WiFi e di community network.

Sapete già che i software di messaggistica non sono una prerogativa delle startup della Silicon Valley. Le leggi dell'universo non vietano l'esistenza un servizio di microblogging diverso da Twitter o di una app per scambiarsi messaggi che non sia per forza WhatsApp—vedi, per esempio, Telegram. Be', sorpresona: lo stesso concetto vale anche per internet, intesa sia come infrastruttura che network virtuale. In giro per il mondo ci sono schiere di cervelloni pronti a dimostrarvi che tirare su un network senza fili, montando le antenne sui tetti e sviluppando nuovi protocolli di comunicazione, è un gioco (quasi) da ragazzi.

Ecco, tanto per fare un esempio, il 12 maggio in Germania c'è la settima edizione della BattleMesh, che sarebbe l'olimpiade degli smanettoni delle meshnet—cioè le reti di comunicazioni distribuite. In vista del grande evento, ho fatto due chiacchiere con Federico Capoano (@nemesisdesign), geek e hacktivist che fa parte di Ninux, la wireless network community più attiva d'Italia. Ninux conta 242 nodi attivi sul territorio italiano, ed è una rete in continua espansione—l'ultimo nodo è stato montato sabato scorso sul tetto di Franco a Roma. Ho aperto una chat e ho chiesto a Federico come se la passano le reti indipendenti in Italia.

Motherboard: Ciao Federico, come va oggi la rete?
Federico Capoano: Bene, anche se al momento la cosa più difficile è trovare sviluppatori che facciano applicazioni. Servono nuovi volontari che abbiano abilità ed entusiasmo sufficienti per migliorare il progetto.

Che mi dici delle “relazioni esterne?”
Nel caso della rete di Roma gran parte della rete fa parte di internet. Ci sono anche indirizzi pubblici ipv6 e un po' di ipv4. A Roma abbiamo un peering con altri operatori, però non abbiamo ancora trovato un modello sostenibile per il futuro. In pratica, non consigliamo certo alla gente di unirsi a noi per staccare l'ADSL.

Vuol dire che non siete una sorta di rete parallela.
Infatti. La maggior parte degli utenti più attivi di Ninux hanno l'ADSL e la condividono sulla rete. Il modo in cui è configurata la rete è particolare: gli indirizzi pubblici scambiano traffico solo e sempre attraverso i peering, mentre tutto il resto del traffico passa dalle ADSL condivise.

I volontari di Ninux durante un lavoro di manutenzione. Immagine: Andrea Pescetelli, aka Fish/Ninux

Tutto questo entusiasmo per l'ADSL...
Già, che poi ti devi sempre ricordare che nel modello tradizionale c'è sempre una asimmetria voluta nella banda dei collegamenti—ADSL significa, appunto, Asymmetric Digital Subscriber Line—ovvero la differenza di velocità tra download e upload.

Per voi invece è diverso.
Gli operatori limitano la velocità di upload, mentre nelle reti comunitarie gli utenti sono anche fornitori di servizi. Cioè, possono ospitare siti web, hard disk condivisi, server VOIP e così via. Insomma, è una banda simmetrica.

C'è un po' di traffico?
Il problema principale è tecnologico. Al momento con il wireless sulle frequenze ISM non riusciamo ad arrivare a bande elevatissime, quindi se tutti cominciano a usare una connessione in modo pesante si saturerebbe subito.

Però vedo che viaggiate bene.
Al momento la rete regge perché abbiamo una serie di gateway bilanciati. Ci sono molte uscite verso internet, alcune migliori di altre, in alcune abbiamo anche 100 Mbit per secondo. Il problema è che con il protocollo wireless 802.11n, stando nei limiti legali, è difficile farceli correre tutti 100 Mbit su una rete senza fili.

Ok, mettiamo che le reti mesh riescano a diffondersi a macchia d'olio. Che succederebbe? Sarebbe un paradiso solo per smanettoni?
Diciamo che invece di usare servizi iper-centralizzati molto distanti tra loro, le persone potrebbero usare servizi molto distribuiti a livello locale. Pensa alle comunità rurali che acquistano banda da un provider, che gli fa un contratto ad hoc, e se la redistribuiscono da sole. Ma ci sono anche altri esempi.

Un esempio di community network in un'area rurale. Immagine: Ninux

Tipo?
I nodi condominiali: suddividi la spesa tra i condomini di un palazzo comprando apparati più efficienti (e costosi) e in cambio ottieni prestazioni e stabilità migliori. Moltiplichi il modello quartiere per quartiere e ottieni un community network cittadino con molti punti d'accesso, anche per altri utenti finali.

Tutto WiFi?
In alcuni punti si può usare anche la fibra ottica se possibile: alcuni nostri nodi adiacenti sono collegati alla rete in fibra, ma sono pochissimi per ora. Ci sono anche alcuni ostacoli legali da affrontare e superare. È una bella battaglia.

Quali sono i più rognosi?
Calcola che fino a qualche anno ci siamo addentrati in un vuoto legislativo a nostro rischio e pericolo. Fare collegamenti su suolo pubblico tra privati non era proprio contemplato dalle leggi, almeno fino al 2012. Non era né vietato né permesso, ma bisognava richiedere delle autorizzazioni, specificare i punti di collegamento e consegnare i documenti che attestavano la proprietà degli edifici. Per non parlare del decreto Pisanu, che metteva i ceppi alla condivisione delle linee ADSL. Abbiamo cercato di raccogliere tutte le informazioni in una sezione del sito Ninux.

Fine della storia?
Magari. Poi ci tocca fare pure le battaglie con i condomini, che a volte hanno paura delle antenne. Io stesso ho dovuto far mandare una lettera dall'avvocato per tranquillizzarli. E mi hanno pure sabotato il nodo. Hanno tagliato un tirante, ma è capitato spesso anche ad altri.

Cioè, la gente ha paura che le antenne friggano il cervello?
Sì, non sanno che usiamo la stessa tecnologia dei router che hanno a casa, con delle potenze ridicole.

Internet sta diventando una TV 2.0, ci sono pochi punti attraverso cui transitano tutte le informazioni.

Vi occupate anche di altro?
Sì, noi lavoriamo sodo per raggiungere tutti quegli smanettoni che vogliono contribuire a creare una nuova internet con servizi distribuiti e resilienti. Perché è grazie a queste persone che il nostro progetto potrà avere veramente successo.

In che modo?
Ad esempio, abbiamo dei servizi interni molto utilizzati come Jabber (messaggistica istantanea), Fotogallery, mailing list, la mail di Ninux con cui ti scrivo, videogame (UrbanTerror, Openarena), OwnCloud, VOIP e molta altra roba. È tutto in continua evoluzione, lo vedi bene nella nostra lista aggiornata.

Come vedi il futuro di internet?
Internet sta diventando una TV 2.0, ci sono pochi punti attraverso cui transitano tutte le informazioni. Facebook, Twitter, WhatsApp, YouTube, Gmail: tutto passa da lì, come se esistesse solo quello. A me personalmente questa cosa spaventa molto, ed è uno dei motivi per cui ho cominciato a contribuire attivamente a Ninux.

Sei soddisfatto?
Vedi, questo servizio Jabber che sto usando per chattare con te l'abbiamo tirato su noi. È in hosting all'interno della nostra rete. Sta proprio a casa di uno, su un server cazzuto. Noi che siamo collegati a Ninux lo raggiungiamo indipendentemente da quello che succede a internet. Internet può anche non funzionare, ma noi continuiamo a comunicare lo stesso.