La Net Neutrality in Europa rischia di essere solo una storiella

"Dopo aver letto il regolamento europeo ero tranquillo, peccato che poi ho visto le offerte degli operatori mobili."

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20 dicembre 2017, 2:45pm

Immagine: Shutterstock

Lo scorso 14 dicembre il presidente della Federal Communications Commission (FCC), Ajit Pai, ha ufficialmente sancito la morte del principio della neutralità della rete negli Stati Uniti. Tutto questo è avvenuto grazie ad una mossa assurda ed antidemocratica a cui diverse associazioni e politici stanno già cercano di opporsi con azioni legali.

Mentre gli Stati Uniti stavano quindi facendo i conti con la morte del principio che sancisce la libertà di accesso ad internet, la Commissione Europea ha twittato questo:

Un messaggio incoraggiante che descrive l’Europa come baluardo inamovibile per la difesa della neutralità della rete. Sembra che non ci sia nulla da temere per noi europei: abbiamo un regolamento che protegge internet e quindi possiamo dormire sonni tranquilli.

Il Parlamento europeo ha infatti approvato nel 2015 un regolamento che stabilisce misure riguardanti l’accesso a un’internet aperta e i diritti degli utenti in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica — è lo stesso regolamento in cui si eliminavano i costi per il roaming europeo.

In particolare, gli articoli 3 e 4 sono quelli che riguardano la neutralità della rete: si legge infatti che “i fornitori di servizi di accesso a internet [...] trattano tutto il traffico allo stesso modo, senza discriminazioni, restrizioni o interferenze, e a prescindere dalla fonte e dalla destinazione, dai contenuti cui si è avuto accesso o che sono stati diffusi, dalle applicazioni o dai servizi utilizzati o forniti, o dalle apparecchiature terminali utilizzate.”

Nel 2016 questo regolamento è stato ulteriormente definito nelle linee guida approvate dalle autorità europee che fanno parte del Body of European Regulators for Electronic Communications (BEREC) fornendo indicazioni sull’attuazione del regolamento.

Tra le varie minacce alla neutralità della rete, nelle linee guida si parla anche dello zero-rating, ovvero, la pratica di offrire connettività gratuita per accedere a determinati servizi — chiaramente scelti dal fornitore e mai dall’utente — senza che questi vadano a scalare i giga del nostro piano tariffario. La stessa cosa che ha cercato di fare Facebook in India con la propria versione di internet, Free Basics, per poi ricevere il divieto ufficiale dall'autorità indiana.

Dopo aver letto il regolamento mi stavo veramente tranquillizzando, peccato che poi, incuriosito dalle offerte degli operatori mobili, sia finito di fronte a cose come questa:

Con l’offerta Tim Young&Music si può avere un pacchetto di giga dedicati per ascoltare musica sulle piattaforme stabilite dall’operatore. In aggiunta, però, si ha anche l’offerta Tim Social&Chat che ti permette di navigare “senza consumare Giga sulle principali piattaforme Social e sulle Chat al costo di 4,90€ ogni 28 giorni.”

Le principali piattaforme social di cui si parla sono: Whatsapp, Facebook, Instagram, Skype, Twitter, Telegram, Linkedin, Viber, Snapchat, WeChat, Tumblr, iMessage, Pinterest, Imo, Tinder, ASKfm. Tutte chiaramente stabilite da Tim.

E questo non è l’unico operatore a pubblicizzare un’offerta simile:

Le offerte di Vodafone Pass presentano dei pacchetti specifici che dividono l’accesso ad internet secondo categorie: c’è quello per i social, quello per la musica, quello per i video e persino quello per le chiamate e videochiamate sul web.

Ognuno dei vari pass ribadisce il mantra del “naviga senza consumare i tuoi Giga.”
Mi sembra abbastanza evidente che siamo davanti a casi di zero-rating che però non sono certamente i primi in Italia. La stessa AGCOM, l’autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni, ha segnalato nella relazione annuale sull’attività di vigilanza in materia di net neutrality il caso della diffida a Wind presentata lo scorso Marzo.

Purtroppo, se guardiamo la situazione dell’anno scorso, sembra che le pratiche di zero-rating si stiano espandendo fino a racchiudere tutti i servizi che sfruttiamo normalmente online. Nella relazione di AGCOM si legge addirittura che “nel periodo di riferimento della relazione, tutti gli MNO [ ndr operatori di rete mobile] hanno commercializzato offerte di tipo zero-rating.”

“Un liceale cercherà i video su Youtube che non contano nel suo traffico internet oppure guarderà quelli della startup, che però gli consumano giga?”

“La pratica dello zero-rating,” mi spiega in una conversazione via mail il deputato Stefano Quintarelli — che nel Parlamento italiano è uno dei più attivi ed esperti sul tema di internet — “è criticata da alcuni paesi europei e vietata in altri dove c'è una regolamentazione ulteriore rispetto al regolamento BEREC.”

L’esempio che Quintarelli mi suggerisce spiega meglio la situazione assurda in cui ci troviamo: supponiamo che un giovane faccia una startup di videolezioni scolastiche. “Un liceale cercherà i video su Youtube che non contano nel suo traffico internet oppure guarderà quelli della startup, che però gli consumano giga?”

Con il tipo di offerte proposte da Tim e Vodafone c’è il rischio che il traffico dati relativo al servizio della startup rimanga fuori dal pacchetto, generando così un duplice danno sia alla startup che agli utenti.

La domanda da porsi, prosegue Quintarelli, è se la startup abbia un modo sostanzialmente automatico per non essere discriminata rispetto alle aziende già stabilite sul mercato.“Il BEREC ha detto che lo zero rating può avvenire se non altera il mercato ma a me sembra un ossimoro,” conclude. Abbiamo contattato AGCOM per chiedere un parere al riguardo ma al momento della pubblicazione di questo articolo non abbiamo ancora ricevuto risposte.

Il rischio, purtroppo, sembra essere quello di finire con il vedersi scappar via da sotto le dita la neutralità della rete che, seppur definita nel regolamento europeo e persino nella Dichiarazione dei diritti di internet — documento che sembrava aver catapultato l’Italia all’avanguardia digitale — rischia semplicemente di rimanere carta straccia.