​La norma contro il cyberbullismo che vuole censurare internet

Il passaggio dal Senato alla Camera ha trasformato una norma a tutela dei minori in uno strumento perfetto per censurare il web.

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ago 5 2016, 1:27pm

Immagine: Shutterstock

Il bullismo è una bella merda: tempo fa si diceva che serviva a svezzare gli animi più ingenui, ma fortunatamente oggi il costante progredire della civilizzazione ci ha permesso di squarciare il drappo di omertà che avvolgeva la pratica e chiamarla con il suo vero nome—Una bella merda, che spesso e volentieri contribuisce a generare problemi psicologici nell'immediato e non in chi la subisce.

Con l'evoluzione dei mezzi di comunicazione, le pratiche di bullismo non ci hanno messo molto a mettersi al passo coi tempi e a sbarcare su internet: dai canali di messaggistica istantanea fino ai social network, la rete ha dato i natali al cyberbullismo, decisamente più pericoloso del suo antenato visto il maggiore potenziale di "esposizione". Per capirci, dieci anni fa uno sparticulo particolarmente riuscito poteva far mormorare qualche classe, forse una scuola intera—Oggi lo stesso episodio ripreso da un cellulare e condiviso nei posti giusti può far finire la tua faccia su più schermi di quanti chiunque di noi vorrebbe anche solo prevedere.

Per nostra fortuna, la XVII Legislatura della Repubblica Italiana è corsa in nostro aiuto il 27 gennaio 2014, quando la parlamentare del Partito Democratico Elena Ferrara ha presentato in Senato la proposta di legge "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo," dove in breve si cerca di disegnare un quadro normativo per la trattazione del fenomeno. Benone, no?

La pena, in caso di opposizione al provvedimento di rimozione, "è della reclusione da uno a sei anni se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici."

Come riportato dall'avvocato Fulvio Sarzana sul Fatto Quotidiano Online, a partire dal passaggio alla Camera avvenuto il 21 maggio 2015, "con i relatori Dem Micaela Campana e Paolo Beni [...] e con i profondi ritocchi dei relatori e della Commissione riunite Giustizia e Affari sociali," la norma è stata rimaneggiata a tal punto da perdere molti dei riferimenti a tutela dei minori e si è trasformata in una norma di censura ai danni di tutti gli utenti internet italiani.

Lo scopo è quello di accelerare il processo di rimozione di eventuali contenuti e messaggi lesivi di una persona (appunto, il cyberbullismo), ma il risultato è uno strumento utilizzabile da chiunque per mettere in discussione la legittimità della presenza di un contenuto su internet. La pena, in caso di opposizione al provvedimento di rimozione, "è della reclusione da uno a sei anni se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici," si legge nella pagina riassuntiva degli emendamenti apportati alla proposta presente sul sito della Camera.

"La stessa pena si applica se il fatto è commesso utilizzando tali strumenti mediante la sostituzione della propria all'altrui persona e l'invio di messaggi o la divulgazione di testi o immagini, ovvero mediante la diffusione di dati sensibili, immagini o informazioni private, carpiti attraverso artifici, raggiri o minacce o comunque detenuti, o ancora mediante la realizzazione o divulgazione di documenti contenenti la registrazione di fatti di violenza e di minaccia."

Proprio alla luce della scomparsa dei riferimenti ai minori, la norma risulta fortemente inquinata—Infatti, come si legge al Comma 2 della proposta, "con il termine «bullismo» si intende l'aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime percepite come più vulnerabili [...]," e al Comma 2-bis questa iniziale definizione viene espanse per circoscrivere con (non)precisione i comportamenti sanzionabili, "con il termine «cyber bullismo» si intende qualunque comportamento o atto rientrante fra quelli indicati al comma 2 e perpetrato attraverso l'utilizzo della rete telefonica, della rete internet, della messaggistica istantanea, di social network o altre piattaforme telematiche. Per cyber bullismo si intendono, inoltre, la realizzazione, la pubblicazione e la diffusione on line attraverso la rete internet, chat-room, blog o forum, di immagini, registrazioni audio o video o altri contenuti multimediali effettuate allo scopo di offendere l'onore, il decoro e la reputazione di una o più vittime, nonché il furto di identità e la sostituzione di persona operate mediante mezzi informatici e rete telematica al fine di acquisire e manipolare dati personali, nonché pubblicare informazioni lesive dell'onore, del decoro e della reputazione della vittima."

L'iter è interamente affidato al Garante per la privacy e dei dati personali—Poche settimane fa la Cassazione era già incappata in uno strafalcione simile, sancendo a "2 anni" il termine di scadenza della cronaca online, dopo il quale gli articoli relativi a essa andrebbero cancellati perché hanno esaurito la loro funzione di utilità pubblica. Non si tratta di leggi che operano forme di censure e repressione diretta, ma bensì di strumenti passivi, che possono essere sfruttati da chiunque per imbottigliare la presenza online di contenuti che, invece, sono realmente legittimati a rimanere su internet.

Con un semplice appello al Garante della privacy è possibile dunque avviare un iter di cancellazione che potrebbe indurre l'autore del contenuto a cancellarlo, per timore, prima che ciò che gli venga effettivamente ordinato. Il testo è emendabile fino all'8 settembre, poco prima della votazione del 12 che potrebbe definitivamente trasformarlo in legge. Nessuno, davvero in questo caso, ha pensato ai bambini.