Internet, dove sei?

Vedere internet è un'impresa quasi impossibile. Almeno fino a quando non ti ritrovi su una spiaggia, a fissare un cavo che si inabissa nell'oceano.

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07 febbraio 2014, 7:00am
La mappa dei cavi internet posati sui fondali marini. Immagine: TeleGeography

Quando pensiamo a internet, la prima cosa che ci viene in mente è la connessione invisibile tra il nostro smartphone e il resto del mondo. In un certo senso, quello è solo l'ultimo anello di una catena lunga migliaia di chilometri. Come dire, il WiFi è l'ultimo centimetro di corsa su una pista del Gran Premio.

Ora che vi siete ripresi dalla metafora sportiva—era l'unica, promesso—immaginate per un attimo di trovarvi di fronte alla mappa fisica di internet. Sulla terraferma, il groviglio di cavi, fibre ottiche e celle di ripetizione è una macchia indistinta sparsa in modo tutt'altro che uniforme. Più ci si allontana dalle città, più il numero di connessioni scende. Nel bel mezzo di un deserto, come è facile immaginare, di sicuro non ci saranno cavi ethernet a cui attaccare il computer per vedere i film in streaming.

I luoghi inaccessibili—e quelli poveri—sono fatti così: internet non c'è. Certo, Google vorrebbe portarcela comunque con il progetto Loon, mentre Mark Zuckerberg si limita a prometterla a parole con il suo Internet.org. Ma la realtà è un'altra. Se potessimo fare una foto dello stato di internet, probabilmente sarebbe qualcosa di simile alla mappa realizzata dagli hacker di Internet Census 2012: macchie di grande attività (i paesi ricchi) dissolte nella totale oscurità delle regioni offline (i paesi poveri).

Immagine: Carna Botnet

L'unico dettaglio che manca, guarda a caso, sono le connessioni tra un computer e l'altro. Tracciare ogni singolo collegamento tra i nodi della rete sarebbe praticamente impossibile. Possiamo solo accontentarci del fatto che esista una mappa abbozzata dei circa 285 cavi sottomarini che attraversano il nostro pianeta. Per i curiosi, qui c'è una versione interattiva.

Come ha raccontato il giornalista Andrew Blum a un TED Talk molto interessante, la percezione fisica di questi cavi è una sorta di chimera del pensiero moderno. Secondo Blum, “C'è una grande frase di Neal Stephenson in cui dice che le persone cablate dovrebbero saperne qualcosa di cavi. E dovremmo sapere, credo, da dove viene internet, e dovremmo sapere cosa fisicamente ci connette tutti.”

A pensarci bene, conoscere da vicino i cavi sottomarini che connettono i continenti sembra una sorta di passatempo arcaico. Un po' come i vecchi che conoscevano a memoria tutti gli orari dei treni, l'Inferno della Divina Commedia e la mappa delle calli di Venezia. Sapere dov'è internet è un vanto, ma nella vita di oggi ti dà un vantaggio trascurabile.

Sapere che buona parte del traffico internet transita attraverso le linee sottomarine—il MIT stima siano circa 1500 terabit al secondo—può tornare utile a chi ha intenzione di proteggere, o distruggere, l'economia di una nazione. Nel 2008, si sono verificati un paio di incidenti ai danni di alcuni cavi internet in Medioriente, i quali hanno causato dei blackout temporanei riscontrati da tutta la popolazione.

Le fonti giornalistiche ritengono che il cavo sia stato tranciato da un'ancora alla deriva sul fondale, mentre altri parlano senza mezzi termini di complotti segreti. Qualunque sia la natura dell'incidente, è bene ricordare che ogni anno si verificano decine di incidenti ai danni delle linee sottomarine. Ma, guarda a caso, i paesi ricchi hanno abbastanza cavi di backup per smistare il segnale dalle arterie interrotte. Viceversa, quando gli incidenti colpiscono paesi allacciati a un numero ridotto di cavi, è facile che ci sia un collasso.

Una mappa dei cavi sottomarini. L'incidente del 2008 è indicato da un cerchio nero. Immagine: The Guardian

Perdere internet per sempre è un incubo da paranoici, visto che ci sono molte più possibilità di rimanere vittime della censura di governi e dittature piuttosto che vedere tramontare per sempre la rete. Dopo tutto, avere cittadini connessi a internet è anche un'ottima opportunità per controllare i loro movimenti e le loro idee.

Infine, ci sono i tecnici. Gente perennemente ossessionata dall'idea che le connessioni attuali non siano sufficienti a gestire il traffico internet del futuro—o fare fronte a un'azione di sabotaggio su vasta scala. Un report del 2010 firmato dall'Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) affrontava l'argomento con un certo fatalismo: “Non abbiamo la certezza che la civiltà umana sia in grado di riprendersi dal malfunzionamento di una tecnologia che è stata adottata in modo così rapido e senza un piano di backup... Senza (la rete), il mercato finanziario globale si bloccherebbe all'istante.”

Bene, non voglio chiedervi di fare un'alzata di mano per esprimervi a favore o contro il mercato finanziario globale. Tra un carico di sapone biologico e l'altro, Tyler Durden avrebbe di sicuro preso in considerazione l'idea di fare saltare qualche cavo internet. Ma la società, nel bene e nel male, non è fatta solo da gente come Tyler Durden.

Più ci avviciniamo alla linea del traguardo, a bordo della nostra monoposto,—ho mentito sulle metafore sportive—più ci rendiamo conto che l'impresa di stendere dei cavi lunghi migliaia di chilometri attraverso gli oceani dovrebbe meritare una sorta di ammirazione. Se oggi ci sfondiamo di video su YouTube è soprattutto merito di chi ha passato intere giornate in mare a stendere bobine su bobine di cavi.

Giusto per salutarci, date un'occhiata a questo documentario dei Bell Laboratories datato 1958. All'epoca si trattava di cavi telefonici, visto che il concetto di internet era ancora un pensiero nebuloso nel cranio di qualche scienziato militare. Vi devo avvertire, è quel genere di video tecnico che causa dipendenza. E scusatemi ancora per le due metafore sportive. Ciao, campioni.