Immagine: NASA

È ora di dire addio a Opportunity, la sonda che ha esplorato Marte e non ci risponde più

La missione MER-B Opportunity è iniziata il 25 gennaio 2004. Da giugno scorso, il rover non risponde più. I tentativi attuali di contatto sono gli ultimi previsti, prima di dichiararla conclusa per sempre.

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06 febbraio 2019, 12:24pm

Immagine: NASA

Domenica 25 gennaio 2004, secondo l’archivio di Repubblica, la principessa giapponese Masako stava rinunciando alla vita di corte, e David Kay lasciava il suo ruolo alla CIA dopo aver dichiarato che Saddam non possedeva alcun arsenale di armi di distruzione di massa in Iraq, affermazione che aveva lasciato interdetti Bush, Powell e Blair.

Qui in Italia, Bossi sosteneva che l’euro fosse amato solo dai massoni e Alessio Balbi scriveva a proposito di Orkut, una bozza di social network creata da Google, "Una delle ultime tendenze di Internet si chiama 'social networking': mettere in condivisione le proprie amicizie, così come si fa con gli mp3, fino a creare una rete di rapporti nella quale nessuno è un totale sconosciuto e chiunque è identificabile in quanto ‘amico di’ qualcun altro."

Quello stesso giorno, precisamente alle 05.05 del mattino, un piccolo rover della NASA chiamato Opportunity atterrava, rimbalzando, su Marte; Marte è un pianeta roccioso e arido, e la soluzione per far arrivare integro il robottino era stata quella di costruire un tetraedro composto da ventiquattro airbag al cui interno, protetto dagli urti, se ne stava accoccolato Opportunity con la relativa piattaforma di atterraggio composta da tre petali pronti ad aprirsi una volta toccato stabilmente il suolo, di modo da rendere ininfluente l’orientamento complessivo dell’involucro.

Su YouTube c’è un video che simula l’atterraggio di Opportunity: dopo l’impatto con l’atmosfera di Marte, molto più rarefatta di quella terrestre, si apre un paracadute di 15 metri di diametro, che riassesta la traiettoria di Opportunity per rendere la sua angolazione perpendicolare rispetto al suolo, poi, a circa 40 metri da terra gli airbag si gonfiano e il grappolo così composto inizia a rimbalzare violentemente sulla superficie marziana, arrivando a sfiorare un’elevazione pari a un chilometro in altezza tra un balzo e l’altro, fino al momento in cui, dissipata completamente l’energia dell’urto, il bozzolo contenente Opportunity si arresta finalmente nella pianura equatoriale marziana, bruna e aliena, nota come Meridiani Planum.

Questa è la prima immagine panoramica scattata da Opportunity nel cratere nel quale era finito su Meridiani Planum:

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Vista di Opportunity su Meridiani Planum. Immagine via NASA

Opportunity è alto circa un metro e cinquanta, e largo due. Pesa 180 chili, cammina su 6 ruote coriacee e ricorda non troppo vagamente Wall-e, il robottino della Pixar con il compito di ripulire la Terra: il collo è lungo e bianco e al suo apice sono fissate perpendicolarmente due paia di fotocamere la cui disposizione rende impossibile non pensare al primo impatto a un viso. Il corpo di Opportunity è circondato e avvolto da pannelli solari che alimentano la sua batteria.

Spirit, il fratello di Opportunity, è identico a lui ma è arrivato su Marte tre settimane prima del suo gemello atterrando dall’altra parte del pianeta. Sulle mappe aggiornate al 2008, Spirit e Opportunity sono collocati agli estremi opposti di Marte e naturalmente non si sono mai incontrati, sebbene quando li si immagina da qui ci si immalinconisce a pensarli così stranamente vicini rispetto al cosmo ma così lontani e soli rispetto al pianeta polveroso e ostico che li separa.

I due rover dovevano durare almeno 90 giorni a testa: Spirit ha resistito 6 anni, Opportunity 15

Il compito di Spirit e Opportunity era di natura geologica, e la priorità era quella di analizzare il terreno e mandare informazioni sulla Terra relative agli indizi chimici e geologici della presenza di acqua su Marte.

E infatti, mentre Gene Gnocchi e Simona Ventura presentavano la cinquantaquattresima edizione del Festival di Sanremo, il giorno martedì 2 marzo 2004 James Garvin, capo dei progetti di Marte della NASA, annunciava che Opportunity aveva trovato per la prima volta le prove dell’esistenza di acqua sul pianeta rosso rilevando la presenza di ematite cristallina grigia, un minerale ferroso la cui formazione pare non possa prescindere dall’acqua.

A un anno dalla sua permanenza su Marte, Opportunity si è anche imbattuto, per caso, in un meteorite: i suoi comandi erano quelli di analizzare lo scudo termico con cui aveva effettuato il lungo viaggio dalla Terra a Marte, e proprio lì vicino c’era questo meteorite, talmente lucente da sembrare bagnato, delle dimensioni di una palla da basket, figlio di un oggetto alieno schiantatosi sull’atmosfera marziana. È stato il primo meteorite trovato su un altro pianeta:

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Immagine via: NASA/JPL

I due rover dovevano durare almeno 90 giorni a testa: Spirit ha resistito 6 anni, Opportunity 15. L’ultima immagine che ha inviato Spirit risale al 17 Novembre 2009. Poi Spirit si è incagliato in un terreno sabbioso e quando i suoi ingegneri non sono riusciti a liberarlo, è diventato un robottino fisso e non più mobile. Lo hanno parcheggiato nei pressi del cratere Troy per prepararlo ad affrontare il buio inverno marziano, posizionandolo per quanto possibile a favore dei raggi solari. Spirit ha inviato i suoi ultimi messaggi il 22 marzo 2010. Da quel giorno, per più di un anno, i suoi ingegneri gli hanno inviato segnali e sono rimasti speranzosi in ascolto, prima di rassegnarsi e dichiarare conclusa la missione della sonda martedì 25 maggio 2011.

Sulla Terra, quello stesso giorno, il premier inglese Gordon Brown dava le dimissioni.

La ragione dell’eccezionale longevità delle due sonde è dovuta alle condizioni meteorologiche di Marte, un pianeta perennemente battuto da raffiche di vento intensissime, con velocità che sfiorano i 150 km/h. È stato il lavoro sferzante del vento a impedire che per tanto tempo i pannelli solari di entrambi i robot accumulassero troppa sabbia o polvere, garantendo dunque il contatto tra i raggi solari e le squame cupe e specchiate dei rover.

Poi, il 10 giugno del 2018, mentre Marte si preparava a un’ennesima violenta tempesta di sabbia che avrebbe oscurato i pannelli solari del robot e reso inutili le sue fotocamere, la NASA ha chiesto a Opportunity di fotografare ciò che restava del Sole, un’ultima volta:

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Immagine via NASA/JPL

Nel settembre del 2018, altre due sonde marziane hanno segnalato che il cielo su Marte stava tornando a essere sgombro, facendo sperare al team di Opportunity una ripresa nelle comunicazioni, di fatto mai avvenuta.

Sempre nello stesso mese, Opportunity è stato avvistato dalla sonda MRO che orbita attorno a Marte: è un puntino immobile e silenzioso che sosta nell’area che stava esplorando prima della tempesta di sabbia, la Valle della Perseveranza.

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Immagine via NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona

Pochi giorni fa il team di Opportunity ha annunciato un ulteriore e complicato tentativo di comunicazione con la sonda, oltre allo sweep and beep in atto da settembre: sono quattro mesi infatti che la Terra non cerca più soltanto di captare Opportunity, ma di fargli emettere un semplice bip di risposta a un input.

Con il tempo da comandi di attivazione sono passati a essere messaggi di speranza: Dai Oppy, svegliati

Al 22 gennaio il team del rover aveva inviato ben 600 linee di codice a Opportunity, molte delle quali con il tempo sono passate da essere comandi di attivazione a messaggi di speranza: Dai Oppy, svegliati.

I tentativi attuali di contatto con Opportunity sono gli ultimi previsti prima di dichiarare conclusa la sua missione, la cui deadline era fissata a gennaio 2019.

Opportunity ha percorso più di 42 km tagliando il traguardo ideale di un maratoneta terrestre e aggiudicandosi il primato di distanza percorsa su Marte alla pacifica velocità di 5 centimetri al secondo. Lentamente e con attenzione ha analizzato più di cento crateri, è incappato in meteoriti scintillanti e ha certificato la passata presenza di acqua su Marte tramite la scoperta di rocce modellate da fluidi. Si è imbattuto anche in delle pietre marziane splendide ribattezzate Mirtilli, sfere opalescenti e levigate, che per un certo tempo sono state oggetto di romantica quanto vana speculazione extraterrestre.

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I "mirtilli" di Marte. Immagine via NASA

A 15 anni dall’inizio del suo viaggio, l’orologio di bordo di Opportunity è ancora attivo, lo vedo sulla app Mars24. È indicato come MER-B, il suo nome ufficiale (Mars Exploration Rover-B, mentre Spirit era MER-A). Su Marte i giorni si chiamano sol, e un giorno marziano dura circa quaranta minuti in più di un giorno terrestre.

Mentre sto scrivendo, per Opportunity sono le 17 e 57 del sol 5345 e il suo tempo a disposizione per emettere un bip giungerà presto a termine. L’area in cui si è fermato è ombrosa e vuota. La posizione di suo fratello Spirit non è più indicata da anni, ma deve essere ancora fermo e freddo nel cratere Troy, lontano migliaia di polverosi chilometri dal suo gemello.

Qui sulla Terra invece è mattina, sono precisamente le 8 e 31 di mercoledì 6 febbraio. Repubblica annuncia che la sessantanovesima edizione di Sanremo canta l’Italia di oggi.